Algeria, stallo istituzionale


In Algeria, il prossimo quattro luglio non saranno tenute le previste elezioni presidenziali volte a designare il successore di Abdelaiz Bouteflika.

Ad annunciare il rinvio sine die delle cruciali elezioni per il futuro del Paese è stato il Consiglio Costituzionale nella giornata di ieri.

Peraltro, all’inizio di luglio terminerà il periodo di interim, ed il capo del Consiglio Costituzionale dovrà decidere politicamente in quanto l’attuale costituzione algerina non prevede altre possibili soluzioni.

Si pongono enormi questioni sul periodo di transizione, su come sarà e da chi sarà gestito.

Sfide queste che non potranno lasciare indifferenti i vertici dele Forze Armate, da sempre arbitri della solidità interna nonché degli equilibri politici della nazione nord africana.

Non si può dimenticare, infatti, il ruolo cruciale giocato dall’Esercito nel sollevare il malato Bouteflika dai poteri, nonostante il tentativo del suo clan, andato peraltro a vuoto, di voler continuare ad influenzare il futuro politico algerino.

In questo quadro di crisi istituzionale, è molto probabile che sarà di nuovo l’Esercito Algerino a dover indicare al Consiglio Costituzionale la via migliore da percorrere, considerato che i principali partiti di opposizione sono pronti ad organizzare manifestazioni di piazza a sostegno delle libere elezioni presidenziali e larga parte della popolazione algerina è stanca della pericolosa impasse in cui è precipitato il Paese

Si teme sempre più la possibile deriva militare per il degenare della situazione relativa l’ordine pubblico, senza dimenticare che in Algeria è forte la presenza di gruppi islamisti che si ispirano all’IS; del resto proprio in Algeria, per oltre vent’anni ha imperversato il GIA, formazione terroristica di ispirazione islamista, che ha combattuto una durissima guerra contro le autorità laiche algerine, un conflitto portato avanti da entrambi le parti con estrema ferocia. La situazione, pertanto, deve essere costantemente monitorata, vista anche l’estrema permeabilità del confine ad oriente con la Libia in stato di perenne confusione ed in lotta tra le varie fazioni che fanno capo rispettivamente a Sarraj e ad Haftar, entrambi portatori di interessi internazionali che, poco o nulla, interessano i libici.

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