Il dilemma australiano sulla portaerei


Alla fine della seconda guerra mondiale, la portaerei emerse come simbolo del prestigio navale e della proiezione di potenza. A differenza della corazzate, unità sostanzialmente fini a se stesse, le portaerei rappresentano la sintesi delle moderne operazioni aeronavali, incentrate su flotte di incrociatori (sempre più rari), cacciatorpediniere (evoluti in nave da difesa d’area sovrapponibili ai più grandi incrociatori), fregate sempre più orientate alle multi missioni e sottomarini, il tutto condito per le Marine più evolute da schermi antisom a lungo raggio forniti da MPA o aero pattugliatori a lungo raggio, elicotteri antisom/anti superficie imbarcati sulle navi e dagli uav, il cui valore aggiunto ormai è acclarato grazie alla capacità di questi aeromobili a controllo remoto di adattarsi velocemente a missioni di diverso tipo, con relative suite e payloads dedicati.

Negli ultimi anni, le nazioni dell’ immenso bacino Indo-Pacifico hanno iniziato una serie di programmi di espansione navale e di modernizzazione, costruendo portaerei tradizionali e navi da guerra anfibie tuttoponte per mettere in pratica le loro velleità di maggiore proiezione di potenza marittima.

Il dragone cinese sempre più ruggente

A trainare questo cambiamento è sicuramente Pechino che, con uno sforzo economico – industriale – militare senza precedenti, sta militarizzando pesantemente il Mar Cinese Meridionale e sta dotando la Zhongguo Renmin Jiefangjun Haijun o Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLAN) di crescenti capacità tra cui portaerei e gruppi di sostegno logistico, l’Aeronautica di  aerei da combattimento di quinta generazione (o quantomeno questo vogliono far credere le autorità politiche militari cinesi),  l’Esercito di sistemi d’arma sempre più moderni.

Questo gigantesco impegno industriale e militare cinese deve essere inquadrato nella strategia perseguita da Pechino per negare agli Stati Uniti ed ai suoi Alleati l’accesso all’area, anche grazie al comparto delle forze nucleari strategiche, il tutto combinato con una crescente influenza politica e finanziaria nella regione indo -pacifica che sta alimentando la crisi strisciante con Nuova Delhi che si sente accerchiata dall’espansionismo cinese.

Pechino ha messo in campo risorse economiche apparentemente immense per sostenere contemporaneamente operazioni aeronavali su larga scala nell’Oceano Indiano e Mar Arabico, il bacino indiano-pacifico e nel Mar del Giappone, nonché un programma gigantesco di costruzioni (almeno per i canoni occidentali).

PLAN Aircraft Carrier Liaoning CV-16

Dopo la Lianonig ha costruito una seconda portaerei, ora alle prove, ed ha in diverso stato di allestimento altre due portaerei, con l’obiettivo finale di vararne almeno cinque. Ulteriore preoccupazione per tutti i Paesi della regione è stata data dalla presentazione ufficiale del rendering di una LHA molto simile alle unità anfibie statunitensi classe America. E’ del tutto evidente la volontà cinese di creare flotte combinate che possano operare a distanza dalle basi di casa in scenari di forte contrasto.

Il Sole nascente riprende gli antichi fasti aeronavali

Il Giappone, dal canto suo, ha seguito molto da vicino la modernizzazione delle forze armate cinesi con crescenti  preoccupazioni anche viste le attività aeronavali poste in essere nelle acque di case, specialmente attorno alle Ryukyu e Senkaku meridionali . Nell’agenda di governo del Primo Ministro Shinzo Abe, ai primi posti, è stato posto un vasto programma di modernizzazione e di adattamento ai nuovi compiti aeronavali  delle navi  della classe Izumo (conosciuta in Giappone come cacciatorpediniere porta elicotteri n.d.r.) della JMSDF (Japan Maritime Self Defense Force) o Kaijō Jieitai, che, al termine dei lavori programmati, saranno messe in grado di operare come portaerei leggere con gli F-35B, ricostruendo le capacità aeronavali imbarcate giapponesi perse al termine della Seconda Guerra Mondiale a seguito della disfatta.

JMSDF Izumo (DDH-183)

Izumo e la sua gemella Kaga sono in grado di sostenere un gruppo di 28 velivoli, con una capacità di circa 10 F-35B, dislocano 27.000 tonnellate e potranno dare copertura aerea alle Osumi con capacità di trasporto di circa 400 Fucilieri di Marina, con LCAC nel bacino allegabile in grado di sbarcare ogni mezzo terrestre in dotazione all’JGSDF, compresi i carri da battaglia Type 10.

La tigre coreana alla riscossa

Peraltro, oltre la Cina, anche la Corea del Sud mostra sempre più un marcato interesse allo sviluppo di una marina con ambizioni oceaniche o “blu water”, pur rimanendo primario l’obiettivo principale  di contenere le attività navali della Corea del Nord e monitorare le attività aeronavali di Pechino nel Mar Cinese Meridionale e nel Mar del Giappone. Il fulcro della transizione della Corea verso una Marina oceanica è rappresentata dalle navi multiruolo d’assalto anfibio classe Dokdo, che sono leggermente più piccole delle navi da guerra anfibie HMA Canberra ed Adelaide in forza alla Royal Australian Navy.

ROK Dokdo (LPH 6111)

Tuttavia, a differenza della RAN, la Daehanminguk Haegun o ROK Navy  sta attivamente perseguendo l’acquisizione e l’introduzione della versione a decollo corto ed atterraggio verticale del Joint Strike Fighter, F-35B, per dotare la flotta integrata di capacità di difesa aerea avanzata e di proiezione di potenza. 

I dilemmi australiani

Per l’Australia, si pone quindi tutta una serie di problematiche di rapporti con i vicini regionali tradizionalmente più grandi, ma economicamente più deboli, in una regione in  cui la crescente prosperità economica  e lo sviluppo di capacità militari dei principali attori dell’area indo-pacifica viaggiano paralleli.

Ulteriormente ad aggravare la posizione precaria dell’Australia è la presa di coscienza che la “pax americana” imposta a conclusione della Seconda Guerra Mondiale è ormai finita e Canberra è costretta a perseguire una politica nazionale in cui è la solo responsabile per la sicurezza dei suoi interessi nazionali, stipulando trattati  con i Paesi “amici”, coltivando le alleanze chiave con Singapore, India e Giappone, oltre la Nuova Zelanda con cui da sempre ha una solida alleanza militare, e, ovviamente con gli Stati Uniti, veri deus ex machina della strategia di contenimento dell’espansionismo cinese, alleati imprescindibili per gli aussies.

In questo quadro, si inquadrano gli interconnessi rapporti addestrativi, logistici-operativi con la Royal Navy e la Marine Nationale sempre più presenti stabilmente nell’area indo-pacifica, per contenere visibilmente la crescente minaccia aeronavale cinese, a ribadire la libertà di navigazione in quei settori in primis e per ricordare a Pechino che Londra e Parigi sono potenze nucleari con ambizioni mondiali. 

HMAS Melbourne (R21)

La domanda che si  pongono in Australia è quale sia la via migliore per riacquistare una capacità di proiezione aeronavale imbarcata persa con il ritiro della obsoleta Melbourne nei primi anni ottanta; aggiornare le due LHD classe Canberra o acquistare una piattaforma appositamente dedicata?

Le opzioni in campo

Attualmente, le navi HMAS Canberra ed Adelaide non dispongono di una serie di modifiche strutturali e tecniche che le rendano in grado di gestire in modo sicuro ed efficace l’F-35B  a similitudine della TCG Anadolu della Marina turca (derivata dalle navi della classe Canberra/Juan Carlos).

HMAS Canberra L02

Nonostante i limiti strutturali apparenti delle HMAS Canberra e Adelaide, la Juan Carlos I, da cui le unità australiane sono state derivate, è stata progettata per poter operare con una componente ad ala fissa imbarcata. Infatti, la nave ammiraglia spagnola, quando agisce in qualità di portaerei leggera, può ospitare un gruppo aereo di 10-12 AV-8B Plus Harrier II (in prospettiva un minor numero di Lockheed Martin F-35B) combinato con  ulteriori 10-12 elicotteri, utilizzando il garage dei veicoli trasportati come un ulteriore spazio di hangaraggio.

Armada Española Juan Carlos I L-61 in Istanbul, Turkey, May 2011

Nel frattempo, i continui problemi in cui si dibatte la Turchia nel programma F-35, stanno minando le ambizioni di Ankara di operare una piccola flotta di Lockheed Martin F-35B dalla TCG Anadolu.

Italy, why not?

Peraltro, l’attuale formula LHD ha mostrato evidenti limiti nelle capacità e nel ruolo di portaerei ed è necessario individuare alternative, tanto che in Australia si guarda all’esperienza italiana, dove la Marina Militare Italiana, seguendo l’esempio delle controparti spagnole, americane e britanniche, gestisce, oltre il Giuseppe Garibaldi operativo dalla metà degli anni ottanta, la portaerei Cavour entrata in servizio nel 2012 dopo la conclusione delle prove.

Marina Militare Italiana Cavour (C550)

Il Cavour ha una dislocamento di circa 30.000 tonnellate, una velocità massima di 29 + nodi e raggiunge un’autonomia di 7.000 miglia nautiche (poco meno di 13.000 chilometri) ad una velocità di crociera 16 nodi.

Nave Cavour è progettata per ospitare una flotta combinata di base formata da 12 elicotteri di supporto e 10 AV-8B Plus Harrier II( o un numero ridotto di Lockheed Martin F-35B) nell’hangar con altri aeromobili parcheggiabili sul ponte di volo. Peraltro, attualmente la nave è ai lavori, il cui costo è poco meno di 80 milioni di euro, per renderla idonea ad operare con gli F-35B che richiedono modifiche er rinforzi strutturali del ponte di volo, l’implementazione dell’ALIS ed altri interventi di non poco conto. Combina la capacità di portaerei con la capacità di operare come una LHA con alloggio per una capacità massima  di oltre 400 fanti di marina sbarcabili solo a mezzo di elicotteri nonché come comando complesso.

Old rule Britannia? No per il momento

A Canberra si sono interessati anche alla HMS Queen Elizabeth della Royal Navy; più volte si è parlato di una possibile cessione alla RAN della HMS Prince of Wales, per le pretese difficoltà economiche della Royal Navy a gestire entrambe le unità. Peraltro, il Governo di Londra e la stessa Royal Navy hanno decisamente smentito le voci di cessione della PoW, nel quadro dell’incremento della presenza britannica a livello globale nelle aree di crisi. Di recente, si è parlato di un possibile accordo tra Londra e Nuova Delhi per la cessione del progetto della HMS Queen Elizabeth.

HMS Queen Elizabeth (R08)

La stessa Marina Australiana ha lasciato trapelare che le Queen Elizabeth sarebbero comunque sovradimensionate per le sue esigenze e di difficile mantenimento, anche in vista della prossima immissione in linea di ben 12 nuovi sottomarini d’attacco classe Barracude, versione convenzionale dei nuovi SSN francesi classe Suffren, che assorbiranno immense risorse (circa 35 mld di dollari australiani per costruirli e renderli operativi) nonché di personale di cui la RAN non abbonda.

I benefici strategici ed industriali

Dell’introduzione nelle fila della RAN di una portaerei dedicata beneficerebbe anche l’industria australiana, sia nei settori siderurgico-cantieristico, sia in quello aerospaziale impegnato nel programma JSF che vedrebbe assegnate maggiori commesse nella lista di fornitori della componentistica degli F-35 e prevedibilmente dei contratti di supporto e manutenzione più corposi.

La sicurezza e la prosperità dell’Australia sono direttamente influenzate dalla stabilità e dal benessere dei bacini Indiano e Pacifico, il che si tramuta per Canberra nell’assunzione di nuovi oneri in qualità di leader in tutte le questioni legate alla sicurezza strategica, economica e politica, anche in funzione di forza sostitutiva o complementare al ruolo svolto dagli Stati Uniti, laddove Washington non intenda essere presente con i propri dispositivi militari.

Migliorare la capacità dell’Australia di agire come potenza indipendente, esprimendo una grande capacità strategica economica, diplomatica e militare, serve come simbolo della proiezione di potenza  nonché della sovranità australiana nel quadro di una situazione geo politica in continua evoluzione nell’area asiatica. In questo quadro sia l’aviazione navale ad ala fissa che le capacità anfibie sono da considerare veri e propri strategici moltiplicatori di forza, data la particolare natura dell’area indo-pacifica.

(Tutti i diritti riservati)


2 thoughts on “Il dilemma australiano sulla portaerei”

  1. Grazie del bell’articolo Aurelio. In realtà il dibattito in Australia fu aperto dall’ASPI già nel 2014 (qui quello che è stato probabilmente il primo articolo completo https://s3-ap-southeast-2.amazonaws.com/ad-aspi/2017-07/SI78_jump_jets.pdf?2BN6GxhDepkcS7OYORu9s9w9ySZoiNCg), ma la cosa ad ora non è uscita da un dibattito dottrinario: questo perchè, come hai giustamente rilevato, ci sono enormi problemi sia economici che di personale, a gestire eventualmente una PA dedicata, visto i programmi molto impegnativi in essere. Con ogni probabilità si doteranno le Canberra di una quindicina di F35B, imbarcati a rotazione per fornire un minimo di capacità aerea soprattutto come proiezione di potenza. L’osso cinese è considerato comunque fin troppo duro (e non dimentichiamoci cosa dicono a riguardo gli stessi giapponesi: “Japan’s decision to deploy the short take-off and vertical landing (STOVL) variant of the joint strike fighter, the F-35B, from its Izumo-class warships will transform them into what many predicted they would eventually become—small aircraft carriers. The jets based on JS Izumo, and its sister ship the Kaga, will be constrained to short-range roles by Japan’s lack of an in-flight refuelling option for the F-35B.

    The dozen or so aircraft likely to be embarked won’t be enough to constitute a traditional carrier air wing, but they will better support the defence of Japan’s vulnerable archipelagic regions in the Southern Ryukyu and maybe the Senkaku Islands.

    However, Tokyo should be hesitant about deploying these ‘carriers’, even with destroyer escorts, into the teeth of China’s anti-access/area-denial capability. That’s a problem, because China’s A2/AD perimeter already extends out as far as Guam, with the deployment of its DF-26 anti-ship ballistic missiles, submarine-launched anti-ship cruise missiles and long-range airpower.

    The key challenge for Japan—and the United States—is in confronting the dilemma of whether the aircraft carrier can survive in a contested environment. It’s a question that’s also relevant to Australia, should it ever be tempted to deploy an F-35B on its Canberra-class landing helicopter docks.”

    Un cordiale saluto

    1. Grazie dei complimenti Mirco, credo che bisognasse evidenziare quanto accade nella lontanissima Australia, sempre più armata e sempre più Potenza regionale.

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