La paradossale strategia britannica nell’area Indo-Pacifica


Dal 31 maggio al 2 giugno, a Singapore si è tenuta l’importante conferenza internazionale “IISS Shangri-la Dialogue 2019“, il principale vertice sulla difesa in Asia. È un incontro unico in cui i Ministri discutono le sfide più pressanti per la sicurezza della regione, si impegnano in importanti colloqui bilaterali e cercano insieme nuove soluzioni. Dal suo avvio nel 2002, il Dialogo ha rafforzato la fiducia e promosso la cooperazione pratica in materia di sicurezza, facilitando una migliore comunicazione e contatti proficui tra i più importanti responsabili politici, della difesa e della sicurezza della regione. L’agenda ogni anno è intenzionalmente ampia e rispecchia le numerose sfide di difesa e sicurezza di una regione enorme e diversificata.

Il Dipartimento della Difesa Statunitense (DOD) ha pubblicato la sua strategia indo-pacifica il 31 maggio 2019 per coincidere con l’inizio della conferenza internazionale “ISS Shangri-la Dialogue 2019″. Da parte sua, alcuni giorni prima dell’evento, il Ministero della Difesa Francese ha pubblicato la relazione, intitolata La Francia e la sicurezza nell’Indo-Pacifico“. Entrambe le nazioni, insieme al Regno Unito, hanno inviato imponenti ed importanti delegazioni per partecipare al prestigioso vertice regionale. Peraltro, si è notata una chiara assenza di un simile documento politico militare britannico relativo la sempre più strategica area Indo-Pacifica.

Alla Conferenza di Singapore, il Segretario della Difesa statunitense Patrick Shanahan ha sottolineato i passaggi principali del rapporto del DoD statunitense: 1.lavorare con i partner della regione a tutti i livelli; 2. garantire forze militari interoperabili e pronte; 3. migliorare le reti dati e di comunicazione con tutti gli Alleati della regione. La strategia indo-pacifica statunitense, nel quadro della più ampia strategia di difesa nazionale statunitense, non sarà perfetta, ma come ha dichiarato il Segretario di Stato alla Difesa Shanahan, “noi [Stati Uniti] abbiamo un piano “.

Patrick Shanahan

Allo stesso modo, Florence Parly, il Ministro della Difesa francese, ha sottolineato i temi politico-militari perseguiti da Parigi: 1. proteggere le zone economiche esclusive francesi (ZEE) presenti nell’area; 2. affrontare le sfide della sicurezza regionale con una significativa presenza militare francese; 3. garantire linee di libero scambio e di comunicazione; 4. mantenere l’ordine mondiale multilaterale.

Florence Parly

Il Segretario di Stato per la Difesa britannica, Penny Mordaunt, ha ripreso le affermazioni degli Stati Uniti e della controparte francese nel suo discorso, ma senza far perno su un documento politico militare pubblicato da Londra.

Penny Mordaunt

Tra l’altro, al momento della conferenza, il Ministro Parly informava l’omologa Mordaunt che il Carrier Strike Group della Marine Nationale incentrato sulla portaerei a propulsione nucleare Charles de Gaulle aveva gettato le ancore a Singapore nella totale assenza di navi della Royal Navy.

HMS Albion (foto Royal Navy)

Questo non vuol dire che la Gran Bretagna non abbia una presenza militare nell’area Indo-Pacifico. Come ha notato il Segretario di Stato alla Difesa Mordaunt, quattro navi della Royal Navy — HMS Sutherland, HMS Albion, HMS Argyll, e HMS Montrose — sono state schierate nella regione nel corso del 2018 per garantire la libertà di navigazione, l’attività di sorveglianza ed eseguire esercitazioni aeronavali con molti partner regionali. Le navi britanniche hanno attraccato anche in Giappone, divenuto partner strategico del Regno Unito nella regione. Il battaglione Gurkha con sede in Brunei ha eseguito esercitazioni congiunte con partner regionali come la Malaysia e la Nuova Zelanda, oltre a garantire la sicurezza del Sultanato che lo ospita. Il Regno Unito ha istituito un ufficio comando (Asia Pacific) del British Defence Staff per migliorare il coinvolgimento militare britannico nella difesa della regione. Al di là delle tematiche militari, il Foreign Office, il Dipartimento per il commercio internazionale (DIT) e altri dipartimenti contribuiscono attivamente a sostenere la presenza britannica nella regione.

Questi sono tutti esempi credibili della politica britannica, eppure non sembra esserci un approccio unitario di Londra alla questione indo-pacifica. Sul versante finanziario ed economico, il Regno Unito sembra non essersi dissociata dalla Cina, il principale competitor nell’aerea degli Stati Uniti e dei suoi principali Alleati asiatici, tra cui Giappone, Corea del Sud ed Australia. L’ormai ex Primo Ministro Theresa May ha pianificato il coinvolgimento britannico nell’iniziativa della “Nuova Via della Seta” di Pechino, nonostante l’attività diplomatica posta in essere dall’Amministrazione Statunitense tesa a dissuadere gli Alleati europei dal prendervi parte attiva. Quando l’ex Segretario della difesa Gavin Williamson annunciò che la HMS Queen Elizabeth sarebbe stata schierata nel Mar Cinese meridionale a ribadire la volontà di Londra di garantire la libertà di navigazione in quelle acque divenute “calde” non solo dal punto vista del termoclima, il Cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond espresse vivo disaccordo e si vide costretto ad annullare un incontro cruciale in programma a Pechino. Più recentemente, l’ex Premier May ha avallato la scelta della società cinese di telecomunicazioni Huawei per costruire componenti di base della rete 5G del Regno Unito, in aperto contrasto ai rapporti di intelligence britannici, portando alla dimissioni del Segretario alla Difesa Williamson, oltre a creare una pericolosa crisi con Washington che non vuole il colosso cinese nell’impresa 5G, considerandolo attiguo ai servizi di intelligence di Pechino. Questo approccio, apparentemente in opposizione agli impegni di difesa collettiva e alla libertà di navigazione dell’area indo-pacifica ribaditi in ogni circostanza da Londra, crea una sorta di corto circuito nella politica britannica.

HMS Queen Elizabeth

La mancanza di una politica chiara crea più di un problema alla presenza strategica britannica nell’area. Il Regno Unito ha una presenza militare duratura nella regione, anche se non può essere mantenuta a livelli costanti. Un’unità del valore strategico è sicuramente il deposito logistico sito a Singapore, ufficialmente conosciuto come Naval Party 1022 o British Defense Singapore Support Unit (BDSSU) che gestisce il rifornimento ed il supporto logistico alle unità della Royal Navy e delle Marine alleate. Nonostante il ruolo ed il valore estremamente essenziali , questa unità è pressoché sconosciuta al di fuori dalla Royal Navy che la gestisce.

La pubblicazione di una strategia indo-pacifica del Regno Unito potrebbe anche rafforzare la definizione che il governo vuole dare alla” Global Britain Doctrine“. Questo termine è stato propagandato molto dai funzionari governativi britannici, tentando di indicare che il Regno Unito continuerà a impegnarsi a proiettare la sua influenza e potenza dopo che sarà uscita dall’Unione europea (UE). Peraltro, senza alcun documento ufficiale, non è chiaro come la Gran Bretagna possa ed intenda mettere in concreto gli aspetti fondamentali della Global Britain Doctrine.

Probabilmente, il caos politico che attanaglia Londra dal momento dell’indizione del referendum sulla Brexit impedisce all’establishment politico – militare di pervenire ad una definizione complessiva della dottrina, perché, da un lato, il Ministero del Tesoro ed il DIT vogliono favorire relazioni amichevoli con la Cina per incentivare i legami finanziari ed economici, dall’altro il MOD e con il Foreign Office, invece, desiderano contenere le politiche espansionistiche della Cina nel Mar Cinese meridionale, ricordando al contempo a Pechino le violazioni dei diritti umani, tema assolutamente indigesto alla Cina. L’incertezza politica interna, le difficili trattative con Bruxelles per l’uscita concordata dalla UE impediscono oggettivamente di poter definire la Global Britain Doctrine.

La presenza britannica da sempre costante nell’area indo-pacifico, continuerà con il rischieramento di assetti militari e con impegno delle delegazioni diplomatiche per stringere accordi commerciali e finanziari. Il Regno Unito può continuare questo approccio per il prossimo futuro, ma senza una dottrina che indichi chiaramente le linee guida da seguire, allineando tutti i dipartimenti governativi che operano nel bacino Indo-Pacifico, il Regno Unito potrebbe rischiare di diventare un giocatore di livello secondario.

(Foto Royal Navy. Se non diversamente specificato le immagini sono di libera disponibilità ai fini del diritto d’autore)

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