L’UNPAV Angelo Cabrini


L’UNPAV Angelo Cabrini, il ritorno delle unità sottili veloci della Marina Militare.

Come è noto, lo scorso mese di luglio ha registrato un evento importante per la Marina Militare. Infatti, il 9 luglio Intermarine, società controllata dal Gruppo Industriale Immsi, ha consegnato alla Marina Militare l’Angelo Cabrini, prima Unità Navale Polivalente ad Alta Velocità.

L’Angelo Cabrini, unitamente alla Tullio Tedeschi, rappresentano allo stesso tempo un nuovo genere di unità e continuazione di una storia ormai centenaria che ha le sue radici nel Primo Conflitto Mondiale.

Tale fulgida storia inizia con i MAS di Luigi Rizzo, i barchini speciali Grillo e le mignatte.

Continua con le Motosiluranti ed i barchini d’assalto nonché con i Siluri a Lenta Corsa della Seconda Guerra Mondiale che si coprirono di gloria.

Il secondo dopoguerra

Finita la guerra, la MM, dopo un breve periodo di forzata stasi, riprende ad operare nel settore, con motosiluranti residuate dalla terminata attività bellica.

Grazie all’aiuto statunitense, entrano in servizio numerose motosiluranti prodotte durante la guerra sia per l’US Navy che per le Marine Alleate.

Un paio di queste unite, similmente a quanto era avvenuto per un piccolo numero di motosiluranti CRDA, sono modificate, creando una sorta di scivolo/rampa in poppa.

Questa trasformazione rende possibile impiegare tali unità per avvicinare e recuperare i mezzi d’assalto del Gruppo Operativo Incursori, punta di diamante della Marina Militare.

Tali unità, trasformate nei primi anni sessanta avranno una lunga vita operativa-addestrativa, essendo radiate solo nei primissimi anni ottanta.

Nel frattempo, per far fronte alle obsolescenze delle motosiluranti nazionali e statunitensi, la Marina Militare costruisce due piccole serie di motosiluranti ad armamento convertibili oltre ad unità sperimentali.

Gli aliscafi lanciamissili

La svolta si ha nei primi anni settanta con la costruzione dell’aliscafo lanciamissili Sparviero che sarà riprodotto successivamente nei sei esemplari della classe Nibbio.

Tali aliscafi lanciamissili, unitamente al pugno di motocannoniere classe Saetta e Folgore, hanno rappresentato la linea di unità sottili della Marina Militare negli anni ottanta.

A favore degli aliscafi Nibbio, la Marina Militare organizza una vera e propria colonna logistica motorizzata, esaltando la possibilità di proiezione di tali unità.

Infatti, grazie al modestissimo pescaggio, è possibile schierare tali unità in qualsiasi porto o porticciolo del territorio nazionale e non solo,

Il problema degli aliscafi rimarrà legato agli elevati costi di gestione, legati alla turbina a gas che permette loro di raggiungere la fantastica velocità di 45 nodi in sostentamento.

Gli anni duemila

Terminata la crisi del Kosovo, per la quale la Marina Militare tiene pronti gli aliscafi lanciamissili pronti a reagire a qualsiasi colpo di testa della Marina Serba-Montenegrina, finisce l’era dei Nibbio.

Purtroppo, oltre ai costi di gestione, troppo elevati, queste unità pagano la mancanza di possibili bersagli, essendo sparite le marine jugoslava, albanese e sovietica.

A ciò bisogna aggiungere l’impossibilità di impiegare gli aliscafi in compiti diversi dall’interdizione con attacchi ad alta velocità.

Per le unità sottili sembra la fine; i sei Nibbio sono sostituiti numericamente ed operativamente dalle 4 NUMC Comandanti e dai due opv Vega.

L’importanza strategica del GOI

Ma il Mediterraneo, il Mar Rosso e il Mar Arabico cominciano a ribollire e la necessità di intervenire rapidamente aumenta esponenzialmente.

Pertanto, il GOI ed il San Marco che, nel frattempo si è riorganizzato, sono chiamati sempre di più ad operazioni navali in compiti anti pirateria ed anti terrorismo.

Di qui, la Marina Militare inizia ad elaborare i requisiti per delle unità veloci destinate in primo luogo ad operare a favore del GOI.

I progetti originali prevedono una sorta di unità velocissima, in configurazione stealth, capace di esprimere velocità impressionanti tra i sessanta ed i settanta nodi, oltre ad un imponente armamento.

Peraltro, ottenere tali velocità e contemporaneamente avere la possibilità di trasportare uomini del GOI con le loro attrezzature significa doversi affidare ad una o più turbine a gas.

Tutto questo “cozza” con la carenza di risorse della Marina, in un momento delicato in cui si inizia a discutere della cosidetta “nuova Legge Navale”-

Tale provvedimento legislativo è reso necessario per permettere la sostituzione di unità ormai obsolete e non più sostenibili tecnicamente e come equipaggi.

Infatti, la Marina come le altre Forze Armate è chiamata a contrarre il proprio organico, non potendo più contare sul contingente di leva.

Le caratteristiche delle UNPAV

Pertanto, il progetto è ampiamente rivisto ed affidato alla società Intermarine.

Tali navi hanno una lunghezza di 44,16 mt., una larghezza di 8,4 mt, il pescaggio di 1,5 mt. e dislocano attorno le 185 tonnellate.

La velocità massima esprimibile è superiore ai 35 nodi (il dato è ovviamente classificato) con autonomia di 9.000 miglia marine a 15 nodi di velocità.

L’apparato propulsivo è suddiviso in due locali separati (aumentando la sopravvivenza) con tre coppie di idrogetti Kamewa con motori MTU 16V 2000 M94.

Gli idrogetti assicurano alle UNPAV una grande manovrabilità ed elevata reattività, oltre la capacità di mantenere stabili le dette unità allorquando sono affiancate ad altre imbarcazioni.

Armamento e dotazioni

L’Angelo Cabrini è armata con una RWS Leonardo HITROLE-G con mitragliatrice a tre canne GAU-19 da 12,7mm a prora, 2 Dillon Aero M-134D a 6 canne da 7,62mm e 12 predisposizioni per ulteriori armi.

Particolare interessante, è prevista la possibilità di imbarcare anche il lanciatore “navale” del missile Spike prodotto dall’israeliana Rafael.

Tale missile, imbarcabile nella versione LR-Long Range-, a similitudine del missile statunitense AGM-114 Hellfire, nasce originariamente per compiti anticarro ed acquista rapidamente capacità multiruolo.

Infatti, la tecnologia impiegata, la particolare modularità e la capacità di programmazione della testata lo rendono idoneo a battere anche elicotteri, aerei lenti e bersagli navali, oltre ad obiettivi terrestri.

Le UNPAV, oltre la capacità di imbarcare i mezzi speciali del GOI, trasportano un RHIB-Rigid Hull Inflatable Boat- Zodiac Hurricane 733 di 7,33 mt.

Tale battello è messo a mare tramite l’apposito scivolo ricavato a poppa con un sistema integrati di rilascio e recupero.

La zona di poppa delle UNPAV è stata progettata in senso modulare per consentire molteplici operazioni degli Incursori sia d’attacco, sia per anti pirateria od anti terrorismo.

Nell’UNPAV è prevista un’apposita zona dove è possibile installare una camera di decompressione pressurizzata in un modulo container.

Equipaggio, team del GOI ed altre caratteristiche salienti

Le UNPAV, come tutte le navi di ultima generazione, sono caratterizzate da ampio ricorso all’automazione sia per contenere numericamente l’equipaggio sia per migliorare le prestazioni complessive.

La plancia è protetta dal punto di vista balistico e permette la visuale completa a 360°.

Nella plancia è installato un sistema integrato che consente il controllo e monitoraggio dell’unità oltre che il Sistema di Combattimento e degli apparati di navigazione.

L’equipaggio, grazie alla predetta automazione, è limitato a 9 uomini. Il team del GOI imbarcabile è pari al doppio (circa) dell’equipaggio, per cui si parla di circa due squadre.

Per approfondire il comunicato di Intermarine https://www.intermarine.it/it/news/intermarine-immsi-group-handover-of-the-angelo-cabrini-patrol-boat-to-the-italian-navy.html

Note storiche

Le due UNPAV portano i nomi di Angelo Cabrini e Tullio Tedeschi, personaggi non scelti a caso, ma legati alle eroiche gesta degli Incursori.

Infatti, entrambi agirono nel 1941 nella Baia di Suda contro l’incrociatore pesante britannico York, lanciandogli contro i barchini esplosivi del tipo MTM (Motoscafo da Turismo Modificato) che ne decretarono in pratica la fine. Infatti, i danni cagionati furono talmente gravi che l’incrociatore fu portato ad incagliare senza possibilità di muovere in mare aperto. Nella stessa azione fu gravemente danneggiata la petroliera Pericies da oltre 8.000 tonnellate.

In quella posizione lo York fu scoperto dai bombardieri a tuffo della Luftwaffe Ju-97 Stuka che letteralmente lo incendiarono sul posto. Il relitto, finita la guerra, fu portato a Bari per la demolizione.

Ad Angelo Cabrini, in seguito divenuto Ammiraglio, come a Tullio Tedeschi fu concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare a vivente per l’eroica azione portata a compimento.

(foto Marina Militare, Intermarine)


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