Quel doppio lampo che rimane un mistero


Localizzazione del doppio flash – in alto a sx il Sudafrica

Il 22 settembre 1979 attorno alle 00:53 (GMT) il satellite statunitense Vela 6911 dell’U.S. Air Force rilevò un doppio “flash” compatibile con una esplosione nucleare sopra l’Atlantico, nelle vicinanze dell’isola sudafricana Prince Edward. Il Presidente Jimmy Carter venne immediatamente informato e i suoi consiglieri indicavano come origine un test nucleare israeliano con la partecipazione del Sudafrica.

I Vela erano satelliti costruiti per rilevare esplosioni nucleari dopo che il 5 agosto 1963 Kennedy e Chruščёv avevano firmato il trattato sulla messa al bando parziale degli esperimenti nucleari. Seppur fossero stati concepiti per una vita operativa di sei mesi il Vela 6911 era stato messo in orbita il 23 maggio 1969 e alcuni dei suoi sensori non erano funzionanti il 22 settembre 1979 tra cui il sensore dell’impulso elettromagnetico (EMP).

Gli indizi

La commissione “Ruina”, presieduta dal Dott. Jack Ruina, costituita per indagare quello che stava diventando un caso mondiale, escluse l’esplosione nucleare, ma non fu in grado di spiegare l’origine del “flash”.

Uno degli indizi più significativi venne rilevato da alcuni idrofoni. I dati indicarono un segnale proveniente da un punto vicino all’isola Prince Edward. Le analisi sostenute dal Naval Research Laboratory confermarono che la sorgente era compatibile con quanto rilevato dal Vela 6911 e poteva essere una piccola esplosione nucleare a livello o poco al di sotto del mare.

Il radio telescopio di Arecibo, Porto Rico, rilevò una anomalia nella ionosfera nella mattinata del 22 settembre, evento mai analizzato dagli scienziato. La correlazione tra i due eventi non è mai stata pienamente confermata.

L’U.S. Air Force arrivò in zona con aerei in grado di rilevare e analizzare i residui delle esplosioni nucleari nell’atmosfera ma non riuscì ad entrare nell’aria di bassa pressione che al momento era nel punto dell’esplosione. Nell’Australia dell’Ovest, il Dott. Lester VanMiddlesworth, rilevò bassi livelli di iodio-131, un prodotto della fissione radioattiva. Lo studio dei venti confermò che un fallout avvenuto nel luogo rilevato dagli idrofoni poteva essere stato trasportato lì.

L’U.S. Naval Research Laboratory nel 1994 pubblicò un lungo studio di 300 pagine sull’evento concludendo che si trattava di una esplosione nucleare.

Indiziato numero uno: Israele

Il giornalista investigativo Seymour Hersh nel 1991 pubblicò il libro The Samson Option dove spiegava la strategia nucleare di Israele e che l’esplosione del 22 settembre era in realtà il terzo test nucleare nell’area del programma nucleare Israele-Sud Africa.

Un rapporto della 1974 informa che le agenzie di intelligence degli Stati Uniti avevano concluso che Israele molto probabilmente aveva in arsenale armi nucleari.

Il Presidente Carter nel suo diario il 27 febbraio 1980, scrisse: “Abbiamo un numero crescente di nostri scienziati che ritengono che Israele abbia condotto un test nucleare nell’oceano vicino la parte meridionale dell’Africa”

Il perchè abbiano scelto di fare il test in quella parte del mondo è che, ufficialmente, nessun satellite doveva monitorare quell’area del pianeta. Come affermato precedentemente il satellite Vela 6911, lanciato nel 1969 e con sei mesi di vita operativa, nel 1979 era ufficialmente “ritirato” da parte degli Stati Uniti che erano però ancora in grado di riceverne i dati. Non male per essere un vecchietto “dimenticato”.


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