Chi fermerà Erdogan?


La grandezza politica di Erdogan è indiscutibile a prescindere dalle simpatie. Sta plasmando la Turchia secondo i suoi progetti rendendola una grande potenza regionale.

C’è chi lo paragona ad Ataturk e chi ai grandi sovrani Ottomani, chi vede in lui un despota nemico dell’Occidente e chi invece lo vede come un importante partner regionale. Sta di fatto che guida un paese membro NATO, alleato della Russia ed in guerra con i curdi (armati dalla NATO) e contro i siriani (armati dalla Russia). Ed è in una posizione tale che nessuno può dirgli niente. Ottiene soldi ed armamenti da Washington, Mosca e Berlino. La Russia, gli USA e l’UE oltre alle dichiarazioni non possono fare molto. Erdogan ha giocato benissimo le sue carte e l’azione militare in Siria è frutto di anni ed anni di attività diplomatica e militare che hanno preparato il terreno a questa azione. Addirittura, si è assicurato il tacito consenso Iraniano e della mezzaluna sciita con la scusa del contrasto ai curdi (nemico comune sia di Tehran che di Ankara).

La verità è che oltre alle condanne la comunità internazionale può solo Stare a guardare. Erdogan ricatta l’UE gestendo i flussi migratori dalla Siria, comanda il secondo esercito NATO più grande per effettivi dopo quello statunitense (motivo per cui Stoltenberg e Trump concederanno sempre più spazio al Sultano di Ankara), sul suo territorio passano i gasdotti che partono dal Caucaso verso l’Europa, l’Iran e la Siria non hanno le forze militari per contrastare un esercito NATO e nemmeno la voglia d’intervenire per salvare i curdi che, ricordiamolo, oltre ad essere stati oppositori dell’ISIS hanno anche militato nelle forze ribelli siriane opposte a Damasco e Teheran.

Putin negli ultimi anni ha lavorato duramente per distendere i rapporti con la Turchia, si è assicurato importanti basi militari sul Mediterraneo in Siria a Tartus e Lattakia, e del resto ai russi interessa poco della sorte dei curdi o che la Siria perda alcune zone di confine nel nord del paese. Ed è difficile pensare che l’esercito turco abbia lanciato l’attacco in Siria casualmente proprio dopo il ritiro delle forze USA dal teatro siriano senza che Erdogan e Trump si siano accordati. Erdogan le sue carte le sta giocando davvero bene.

Per ora l’unico ostacolo ai suoi progetti in questo momento sono i curdi che nell’insieme costituiscono una forza militare numerosa, ben equipaggiata ed addestrata dalle forze NATO, che combatte su un territorio che conosce bene, veterana di anni ed anni di battaglie nel teatro operativo Siriano dove oltre all’Isis ha affrontato l’esercito siriano regolare, le milizie di Al Qaeda , le milizie turcomanne, i ribelli siriane e le avanguardie dell’esercito turco. Malgrado ciò, dubito che le YPJ possano resistere a lungo ad un offensiva su vasta scala di un esercito NATO semiprofessionista muniti di carri armati, aerei da guerra, elicotteri ed artiglieria.


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