L’Iran promette vendetta per l’attacco alla petroliera Sabiti


L’Iran ha descritto come un “attacco codardo” un incidente che i media iraniani hanno definito attacco missilistico portato alla petroliera Sabiti di proprietà iraniana.

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la petroliera iraniana Sabiti dopo l”attacco”

Una risposta appropriata sarà data agli ideatori di questo attacco codardo, ma aspetteremo che tutti gli aspetti della trama siano chiariti“, ha detto il portavoce del governo Ali Rabei. Tale bellicosa dichiarazione è stata riportata dall’agenzia di stampa ufficiale IRNA il 12 ottobre. Sembra che la petroliera Sabiti sia stata colpita nelle acque del Mar Rosso al largo dell’Arabia Saudita l’11 ottobre.

La crisi tra Teheran e Ryad e la situazione irachena

L’incidente, peraltro non ancora confermato da fonti indipendenti, è l’ultimo che coinvolge petroliere nella regione del Mar Rosso e del Golfo. Sono altissime le tensioni tra Iran e Arabia Saudita, rivali regionali coinvolti in una guerra per procura nello Yemen. Le rivalità saudite-iraniane sono, peraltro, ben diffuse in tutto il Medio Oriente, tra Iraq e Siria, dove si combattono guerre feroci contro Daesh.

In Siria i Pasdaran ed Hezbollah aiutano apertamente il governo di Assad a riconquistare i territori perduti nella lotta contro le milizie appoggiate da Riad, Amman e Abu Dhabi.

fronte siriano

Da ultimo, in Iraq sono scoppiati gravi sommovimenti a Baghdad e nei centri abitati a maggioranza sunnita contro il governo centrale accusato di essere corrotto e al soldo degli Iraniani.

BMP-1 iracheno

Dietro la sollevazione è possibile intravedere la mano della monarchia saudita( e degli alleati arabi) da sempre insofferente alla presenza iraniana in Iraq. Da parte sua, il Governo di Baghdad di estrazione sciita ha dichiarato ufficialmente di non volere che l’Iraq diventi terreno di scontro aperto tra i due giganti medio orientali.

La possibile mediazione pakistana

Peraltro, l’Iran ha dichiarato il 12 ottobre di essere disposto a incontrare funzionari sauditi, con o senza aiuto di un mediatore. Infatti, è stato sostenuto che il Primo Ministro pakistano Imran Khan, in arrivo nel passato fine settimana in Iran ed atteso in Arabia Saudita, avrebbe potuto mediare tra Iran e Arabia Saudita. Ma il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Abbas Musavi ha risposto di “non essere a conoscenza di alcuna mediazione pakistana “.

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Il Primo Ministro Imra Khan ed il Presidente iraniano Hassan Rouhani

Peraltro, ha aggiunto, “l’Iran ha annunciato che, con o senza mediatore, è sempre pronto a parlare con i suoi vicini, compresa l’Arabia Saudita, per sgombrare il campo da eventuali equivoci“.

Ma è stato lo stesso Primo Ministro Imra Khan a chiarire dinanzi ai giornalisti che “‎la ragione di questo viaggio è che non vogliamo un conflitto tra‎‎ L’Arabia Saudita‎‎ e ‎‎l’Iran“,‎‎ mentre era al fianco del presidente iraniano.‎

‎Inoltre, ha voluto sottolineare che la visita ai due Paesi è stata ” un’iniziativa del Pakistan”. Infine ha concluso ‎‎”Riconosciamo che si tratta di una questione complessa … ma riteniamo che possa essere risolta attraverso il dialogo. Ma ciò che non dovrebbe mai accadere, è la guerra tra l’Arabia Saudita e l’Iran.”‎

La versione saudita ed il ruolo degli Huthi yemeniti

Un portavoce delle guardie di frontiera dell’Arabia Saudita ha dichiarato il 12 ottobre che è stata ricevuta una richiesta di soccorso via e-mail inviata dalla Sabiti. Peraltro il portavoce sottolinea “si è constatato che la petroliera ha continuato a navigare … e ha disattivato il sistema di localizzazione automatica senza rispondere alla chiamata.” Gli Stati Uniti hanno incolpato l’Iran per gli attacchi alle petroliere avvenuti nel Golfo a maggio e giugno e per gli attacchi ai siti petroliferi sauditi a settembre. Teheran ha fermamente negato di avere avuto un ruolo in quegli attacchi.

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la guerra nello Yemen

Al contrario, i ribelli Huthi, sostenuti dall’Iran, hanno rivendicato ufficialmente la responsabilità degli attacchi portato con droni o missili cruise a metà settembre alle strutture petrolifere saudite.

I pessimi rapporti tra Teheran e Washington

Teheran e Washington sono ai ferri corti da quando gli Stati Uniti lo scorso anno si sono ritirati da un accordo nucleare del 2015 tra l’Iran e le potenze mondiali.

In risposta agli attacchi alle istallazioni petrolifere dell’ARAMCO, Washington ha appena deciso il dispiegamento di uomini e mezzi in Arabia Saudita https://www.aresdifesa.it/2019/10/12/dispiegamenti-statunitensi-in-arabia-saudita-il-segretario-alla-difesa-mark-esper-ha-autorizzato-il-dispiegamento-di-ulteriori-forze-statunitensi/

Inizialmente, l’Arabia Saudita ha dichiarato di non avere commenti da rilasciare sull’attacco dell’11 ottobre alla petroliera di proprietà iraniana. La Quinta flotta della Marina americana, presente nella regione, ha dichiarato di essere a conoscenza della vicenda senza rilasciare ulteriori informazioni. Peraltro, al momento non è stata rivendicata alcuna responsabilità per l’attacco denunciato dalla petroliera Sabiti.

Le evidenze fotografiche

Dalle foto rilasciate, si evidenziano due “buchi” o falle poco sopra la linea di galleggiamento della petroliera dai quali fuoriesce il greggio.

Immagine
Una delle due “falle” laterali

Le prime sommarie analisi portano ad escludere che sia stato portato un attacco con missili di grosse dimensioni. Infatti, l’area interessata non appare danneggiata in modo grave e non si vedono lamiere contorte e annerite tipiche di un attacco missilistico.

Rimangono sul campo come ipotesi, collisioni e micro cariche applicate sul fasciame esterno.


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