L’US Army avverte, l’Iron Dome non è la risposta


L’US Army non vuole acquistare altri sistemi di difesa Iron Dome di produzione israeliana ma deve trovare una soluzione entro il 2023.

L’acquisto del sistema israeliano è avvenuto in questa esteta per colmare la lacuna in seno all’Esercito americano della difesa da missili a breve raggio.

Il Congresso ha però importo una deadline al 2023, anno entro il quale o l‘Esercito svilupperò il proprio sistema di difesa oppure dovrà acquistare ulteriori Iron Drome.

Il Brigadier Generale Brian Gibson, direttore dell’Air and Missile Defense Cross Functinal Team, ha affermato che l’acquisto è stato effettuato “perchè non c’era niente altro”

L’US Army riavviò il proprio programma Indirect Fire Protection Capability con l’intenzione di reindirizzare l’obiettivo contro minacce come missili da crociera lasciando scoperta la difesa dai missili a più corto raggio.

Iron Dome spacchettato

Gibson non vuole usare l’Iron Dome, come Rafael lo ha progettato, bensì intende “spacchettarlo” e integrarlo con altri sistemi di defense battle management. Israele lo utilizza per difendere obiettivi sensibili dai razzi di Hezbollah ma Gibson vuole rendere il sistema in grado di essere “trasportato” velocemente a supporto dell’Esercito.

Gibson è molto scettico nel lungo periodo perché l’US Army vuole un sistema che possa essere integrato nel nuovo Integrated Air and Missile Defense Battle Command System (IBCS) di Northrop Grumman designato per lavorare con ogni sistema anti-aereo, anti-drone e difesa missilistica.

L’acquisto dell’Iron Dome

Il Pentagono ha finalizzato il contratto per acquistare due sistemi Iron Dome negli scorsi giorni per 1,7 miliardi di dollari.

I sistemi sono co-sviluppati con l’americana Raytheon e all’israeliana Rafael e prodotti parzialmente negli Stati Uniti.

I due Iron Dome sono composti ciascuno da 12 lanciatori, due radar (della ELTA), due centri di controllo del combattimento e 240 intercettori.

Anche il Corpo dei Marines intende seguire l’US Army e acquistare il sistema, conosciuto negli USA come SkyHunter.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *