La batteria missilistica italiana in Turchia – Task Force Sagitta


L’Operazione della NATO “Active Fence” trae le sue origini nel 2012 quando il Governo turco chiese all’Alleanza Atlantica, secondo l’Articolo 4 del Trattato, di predisporre al confine con la Siria un sistema di difesa anti-missile.

Il 21 dicembre 2012 la NATO annunciò ufficialmente l’inizio dell’operazione. Il 26 gennaio 2013 la prima batteria missilistica divenne completamente operativa sotto comando NATO.

Dal 2013 cinque diversi membri dell’Alleanza Atlantica hanno contribuito all’Operazione: Germania, Italia, Spagna, Olanda e Stati Uniti d’America.

Germania, Spagna, Olanda e USA hanno inviato batterie missilistiche Patriot mentre l’Italia il sistema FSAF SAMP/T dell’Esercito.

Kahramanmaraş

A view of the city center
Il centro cittadino (Wikipedia)

Kahramanmaraş è una città della Turchia meridionale, capoluogo dell’omonima provincia, con una popolazione di 443.576 abitanti. La sua storia risale all’età del ferro, attorno all’undicesimo secolo a.c. Durante l’impero romano e bizantino prese il nome di Germanica Caesarea. Nel 645 venne catturata dai mussulmani che la ribattezzarono Mar’ash.

Nei tempi più recenti, nel 1973, il governo turco aggiunse la parola ” Kahraman” (eroe) al nome della città dato che durante la prima guerra mondiale aveva opposto resistenza contro i francesi nella battaglia di Marash del febbraio 1920, prima grande battaglia della guerra di indipendenza turca. Nel 1978 la città è stata teatro di un massacro perpetrato dai “Lupi Grigi” contro gli alveisti che ha contato oltre 180 vittime e migliaia di feriti. Dal punto di vista industriale hanno sede a Kahramanmaraş diverse industrie specializzate nella produzione di gelato. Tra queste la MADO che conta oltre 305 punti di vendita in tutto il Mondo.

L’arrivo del Patriot tedesco

I primi ad arrivare presso la base militare di “Gazi Kislaşi” a Kahramanmaraş sono stati i tedeschi con la batteria Patriot nel 2013.

“Gazi Kislaşi” con i Patriot tedeschi (Google)
Immagine satellitare della batteria nel 2014 con il Patriot tedesco (Google)

Erano presenti cinque lanciatori. In alto, in una zona rialzata vi era la Fire Control Station ed il radar a scansione elettronica AN/MPQ-53.

Lanciatore Patriot tedesco vino alla Fire Control Station (dietro). Sulla sinistra il radar AN/MPQ-53.

Le forze italiane sono subentrate, a partire dal 2016, a quelle tedesche che hanno cessato l’operazione in quanto “il livello di minaccia è basso” e “l’operazione è molto costosa”.

Nello stesso periodo gli americani hanno ritirato la propria batteria a Gaziantep. Gli spagnoli si sono attestati, sempre con il Patriot, ad Adana presso la base aerea di Incirlik.

Il nuovo assetto con Italia e Spagna in sostituzione di Germania e Stati Uniti (NATO)

Task Force Sagitta

Gli assetti assegnati possono essere impiegati esclusivamente per azioni antimissilistiche difensive.

Relazione sulle missioni internazionali, 28 dicembre 2017

Il trasporto dei mezzi è stato effettuato via nave, con sbarco presso il porto di Alessandretta.

Il contingente militare, composto da massimo 130 unità, è formato dal 4° Reggimento Artiglieria Contraerei “Peschiera” e da uomini del Comando Artiglieria Contraerei di Sabaudia. La struttura logistica può fare affidamento su 25 mezzi.

In primo piano un VM90. Dietro due lanciatori e la colonna di mezzi. (Stato Maggiore Difesa)
L’arrivo delle forze italiane nella base di “Gazi Kislaşi”. In primissimo piano un VM90 versione ambulanza. (Twitter)
Allestimento aerea operativa (Stato Maggiore Difesa)

L’arrivo delle forze italiane è conciso con una serie di lavori, ben visibili dal satellite, che hanno interessato tutto il complesso a partire dalla zona dove è posizionato il centro di controllo della batteria. Sono state create nuove piazzole dove posizionare i lanciatori del SAMP/T.

Immagine satellitare del 2018 con il SAMP/T (Goolge)
Elementi di una batteria SAMP-T italiana (di Armyrecognition)

Il SAMP/T italiano a Kahramanmaraş è composto da quattro moduli lancio terrestre (MLT) da otto missili ciascuno, un modulo radar identificazione Thales Arabel (MRI), un modulo di ingaggio (ME), un modulo di comando (MC) vengono gestite le informazioni provenienti da comandi superiori come quello NATO, un modulo ricarica terrestre (MRT), un modulo di generazione elettrica (MGE) ed altri mezzi di logistica. L’unione di ME e MC forma il Tactical Operation Center, l’area operativa, da dove è possibile coordinare il lavoro dell’intera batteria.

Modulo lancio terrestre

Apertura di un lanciatore (MLT)
Addetto ai lanciatori esegue operazioni di routine

Il modulo di lancio terrestre è formato da otto missili pronti al lancio che possono essere espulsi, tutti, in meno di dieci secondi. Nella posizione di fuoco i canister sono posti verticalmente rispetto al terreno grazie ad un meccanismo idraulico. La stabilizzazione del mezzo avviene grazie a quattro bracci stabilizzatori, due per lato.

Nella versione italiana del SAMP/T il lanciatore è montato su un automezzo Iveco Astra 8×8. La versione francese utilizza invece un Renault 8×4 Kerax di derivazione commerciale.

Modulo radar identificazione

A sinistra il modulo radar identificazione (MRI) e il modulo generazione elettrica (MGE) a destra durante le prime fasi del dispiegamento in Turchia.
In primo piano l’MRI dotato di copertura mimetica. A sinistra si intravede il complesso del Tactical Operation Center.

L’MRI è stato sviluppato a partire dal radar Arabel della Thales. Si tratta di un radar 3D che opera in Banda X con un raggio di scoperta di 60 km. Grazie alla possibilità di concentrare il fascio radar su bersagli specifici (indicati da AWACS, altri radar della difesa aerea, navi, etc) può seguire tracce distanti 120 km e guidarne l’intercettazione fino a 80km. L’antenna copre 360° e da -5° a +90° in elevazione. L’MRI è collegato all’ME tramite due cavi in fibra ottica, riducendo la possibilità di jamming del nemico. Al radar è associata una antenna IFF.

Il modulo generazione elettrica è formato da due generatori da 15kw.

Modulo comando

Visita di un generale turco presso la batteria SAMP/T. Interno del modulo comando (MC)

La versione acquistata dall’Italia del SAMP/T si differenzia da quella francese anche dalla presenza di un modulo aggiuntivo, il modulo comando (MC). Il compito dell’MC è gestire il flusso di informazioni da e per i livelli superiori, così come la logistica dell’intera batteria.

Modulo di ingaggio

Interno del modulo di ingaggio (ME) in Turchia

Il modulo comando non può comunque sostituirsi al modulo di acquisizione il quale ha il compito di classificare i bersagli, scegliere il lanciatore e ordinare il lancio previa autorizzazione del Tactical Control Officer. L’ME è costituto da un computer centrale MAGICS (Modular Architetcture for Graphics and Image) e da due consolle MARA (Modular Architecture for Real-time Applications). Una è dedicata alla sorveglianza ed alla identificazione delle minacce, mentre l’altra è dedicata alla gestione della sequenza di tiro. In caso di avaria la seconda consolle è comunque in grado di svolgere entrambi i compiti.

Il Tactical Control Officer che opera all’interno del ME in Turchia

Modulo di ricarica

Il modulo di ricarica è dedicato al trasporti dei missili di riserva ed è dotato di una gru con la quale eseguire le operazioni sui moduli lanciatori.

Area Operativa – Tactical Operation Center

Visita dell’allora Ministro della Difesa, Roberta Pinotti.
Nella foto l’area operativa. (Ministero della Difesa)

Nella parte nord della base è presente l’area operativa o Tactical Operation Center. Punto nevralgico per il controllo della batteria dove, come descritto sopra, non solo arrivano i dati della batteria SAMP/T ma anche quelli di altri sensori della NATO.

Visita del Gen. Paolo Ruggiero, Vice Comandante del NATO Allied Land Command (LANDCOM) nel novembre 2016. Esterno del Tactical Operation Center.

Ritiro della batteria

Sorveglianza del perimetro della base militare

Lo scontro della Turchia con la Siria ha provocato una serie di reazioni a catena tra le nazioni occidentali, a partire dallo stop alla vendita di armi (ne abbiamo parlato qui) e nei paesi coinvolti in “Active Fence” ha aperto il dibattito se fosse doveroso o meno continuare l’Operazione.

Il Governo Italiano, dal 2016, ha prorogato la missione di anno in anno. Il 24 ottobre il Ministro della Difesa, Guerini (PD), a margine della riunione ministeriale della NATO, ha confermato il rientro entro il 31 dicembre della batteria missilistica. Tra le fila parlamentari (Leu,PD,Italia Viva e M5S) ci sono stati diversi appelli nel ritirare la batteria prima della sua scadenza, il 31 dicembre appunto, ma non ci sono state risposte. Visto che mancano ormai poco più di due mesi alla conclusione e, visto che si parla, comunque, di una missione in ambito NATO, è difficile che l’istanza di ritiro immediato possa trovare attuazione. Secondo le ultime informazioni, in sostituzione degli Italiani, verranno i francesi, anch’essi dotati di sistemi SAMP-T.

Nel frattempo, il Governo spagnolo ha prorogato di sei mesi il dispiegamento della batteria Patriot schierata a Incirlik.

Per l’anno 2018 il budget dell’Operazione è stato di 8.438.295 euro mentre per il 2019 erano stati stanziati 12.756.904 euro.


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