Project “Storm”. Teoria o realtà?


Il Ministero della Difesa russo ha in serbo, dopo la battaglia di Grozny del Novembre 1994, un concetto tornato in auge dal recente coinvolgimento in Siria; come migliorare le capacità tecnico tattiche ed operative delle formazioni corazzate e meccanizzate nelle aree urbane.

“Un complesso corazzato robotico d’assalto, un’avanguardia semi-autonoma, coordinata e controllata da operatori/controllori a pochi chilometri di distanza, con il compito di essere la punta di lancia di altre formazioni; la componente di rottura delle difese del nemico per distruggerle o per fissarle ed immobilizzarle al fine di permettere di designare gli obiettivi per il successivo intervento risolutivo del fuoco terrestre e/o aereo”.

Grozny

Il concetto espresso dal Ministero della Difesa è stato analizzato dal Main Research and Testing Center for Robotics per il parere di fattibilità, studiato e sviluppato dal 3° Istituto Centrale di Ricerca di Mosca (3° CRI),  e parzialmente posto in essere dal produttore di carri armati UralVagonZavod (UVZ) di Nizhny Tagil che avrebbe, secondo fonti del Ministero della Difesa, completato un dimostratore tecnologico per testare le sole funzioni di mobilità del carro armato robot.

Il 3° Istituto Centrale di Ricerca di Mosca (3° CRI) si è fatto carico di studiare le soluzioni di network, di trasferimento dati protetti tra i veicoli robot, delle interazioni tra i veicoli robot, di trasferimento dati protetti in trasmissione/ricezione dall’unità di comando e controllo, di annullare le possibili interferenza durante la trasmissione/ricezione dati ed elaborare i livelli di autonomia e le deleghe.

UVZ, dal canto suo, grazie all’esperienza acquisita con il T-14 Armata[1], background e tecnologia, ed all’accordo stipulato con la compagnia statale Rostec, la 766th UPTK (766th Management Production and Processing Equipment)[2], si è presa l’onere di studiare una versione di carro armato completamente unmanned. Tuttavia, essendo l’Armata un “approccio a lungo termine” dai costi esorbitanti “ed altri problemi inerenti l’acquisizione di tecnologie”, per lo sviluppo del progetto “Storm” la scelta è ricaduta sulla piattaforma ben collaudata del carro armato T-72B3[3].

La piattaforma finale dovrebbe essere ottimizzata per la condotta di operazioni in contesto urbano e quindi, ad esempio, dotata di una protezione avanzata “per motivi di costi probabilmente una corazzatura reattiva”[4], di una lama apripista[5] ed una mitragliatrice PKTN da 7,62.  A questi si aggiungono sistemi di designazione laser, laser rangefinder, sistemi di “situational awareness”, sistemi di visione “day&night”. La velocità massima di questi veicoli si aggirerebbe sui 40 km/h, al fine di permettere un controllo a distanza ottimale ed idonei tempi di reazione da parte del mission controller.

Nel suo complesso, il progetto “Storm”, prevede l’impiego contemporaneo di quattro T-72B3, la cui supervisione di missione è gestita, a distanza, da mission controller remoti, montati a bordo di un altro veicolo. Ognuno dei veicoli è dotato di un armamento specifico, ma come detto, tutti avranno una protezione attiva/reattiva, lama apripista, mitragliatrice, tali da garantire a ciascun veicolo una certa autonomia nell’ambito della missione.

Il livello di autonomia dei veicoli non è stato pubblicamente dettagliato, ma è facile presumere dal concetto espresso dal Ministero della Difesa russo, sia caratterizzato da due gradi:

– livello base, come manovrare a corto raggio, di auto-orientamento, di interpretazione delle immagini situazionali, di tracciamento della forza blu (BFT), di segnalare il loro stato e posizione al fine di evitare il fuoco fratricidio, di rilevare le attività nemiche, di sfuggire agli attacchi anticarro, superare/rimuovere eventuali ostacoli, rispondere al fuoco per l’auto- difesa basandosi su sensori di difesa attivi e di rilevamento delle minacce;

– livello superiore (con cessione di delega), per la navigazione a lungo raggio su una rotta contrassegnata da waypoints predefiniti, l’ingaggio automatico di obiettivi remunerativi/prioritari, la localizzazione ed ingaggio di posizioni nemiche, il dispiegamento di cortine fumogene nei fianchi della forza principale.

Secondo il Main Research and Testing Center for Robotics del Ministero della Difesa, l’unità elementare di impiego “Storm” è un plotone costituito da cinque veicoli, di cui quattro unmanned ed ognuno predisposto per un compito specifico:

–  Veicolo da combattimento n. 1: un carro armato da 50 tonnellate su base T-72B3 con un cannone da 125 mm ma con una canna accorciata a 4000 mm, un caricatore automatico da 22 colpi, una mitragliatrice  coassiale Kalashnikov (PKTM) di calibro 7,62 mm,  una lama da bulldozer e un set di protezioni complete. Il cannone “a canna mozza” consente di migliorare la manovrabilità del carro in ambiente ristretti tipici del contesto urbano, permettendo inoltre, di rimodellare il layout della torretta che consentirà di incrementare l’elevazione del cannone da +14 a +20 gradi, migliorando così la capacità del carro armato di ingaggiare obiettivi sopra il livello stradale[6].

–  Veicolo da combattimento n. 2: una variante del veicolo di supporto di fuoco BMPT  Terminator, anch’esso su scafo T-72, che utilizza una torretta con due cannoni 2A42 da 30mm ciascuno con 500 colpi. A differenza del BMPT Terminator con equipaggio, il veicolo robotizzato non utilizzerà missili anticarro ma dei razzi termobarici[7] RPO-M[8]. La torretta offre un’elevazione dei cannoni fino a +25 gradi, quindi capace di ingaggiare obiettivi su tetti e piani alti.

 –  Veicolo da combattimento n. 3: un carro per il supporto del fuoco a corto raggio su chassis T-72 dotato di uno o più (si parla di 4) lanciatore multiplo di RPO-A con testata termobarica, RPO-Z  con testata incendiaria, e RPO-D con testata fumogena.[9]

Veicolo da combattimento n. 4: una versione del TOS-1A, un telaio T-72, che monta un lanciatore multiplo a 24 tubi per razzi termo barici o incendiari tipo MO.1.01.04M[10].

Veicolo da combattimento n. 5: l’unità di comando e controllo missione con equipaggio, utilizza una configurazione APC T-72 pesante simile all’attuale BMO-T. Questo veicolo modificato sarà in grado di ospitare un equipaggio di due uomini, sei mission controller e tutti i sistemi necessari al comando e controllo remoto . Sarà dotato protezione attiva e passiva più pesante per una maggior grado di sopravvivenza sul campo di battaglia. Vista l’importanza del mezzo in se, per garantire una maggior grado di sopravvivenza e l’elevato livello di interferenza ai collegamenti per il trasferimento dati che si riscontra nelle aree urbane, l’unità di comando e controllo missione dovrebbe essere posizionata ad una distanza massima di tre chilometri.

Gli esperti occidentali, dopo attente analisi sui dati disponibili, sono giunti a conclusioni obiettive ed eque, che tuttavia non sono molto ottimiste:  “Il progetto Storm risulta essere un progetto molto ambizioso, forse al di sopra delle attuali risorse economiche, é sicuramente in stallo vista l’impossibilità, a causa dalla sanzioni, di accedere a moderne tecnologie e sistemi di fattura occidentale (vds. progetto Armata)”.


Fonte: Ministero della Difesa della Federazione Russa



[1] L’architettura dell’Armata è stata disegnata supponendo di poter “accomodare” un sistema semi-autonomo di controllo remoto guidato in remoto da un “leader”. 

[2] La stessa che ha studiato e prodotto l’UCGV Uran-9, Uran-14 

[3] Minor costo, 450 ml. di rubli per un T-14 contro 79 ml. di rubli per un T-72B3, e disponibilità delle piattaforme.

[4] Dovrebbe consentire al carro armato di continuare la sua missione anche dopo aver incassato 10-15 colpi, mine e/o IED.

[5] Migliora la mobilità, rimuove gli ostacoli, modellerebbe il terreno per garantire posizioni difensive.

[6] L’uso di moderne munizioni HE  con spolette a tempo, consente a quest’arma di penetrare I tipici targets dell’ambiente urbano, quali costruzioni, edifici e bunkers protetti da cemento armato o da muri di mattoni. 

[7] A differenza degli esplosivi convenzionali che incorporano i propri ossidanti, l’esplosivo termo-barico si basa sull’ossigeno. E’ un sistema progettato per distruggere strutture fortificate e la fanteria in spazi confinati, come le aree urbane o le regioni montuose. I risultati sono devastanti, l’esplosione è significativamente più lunga, mentre l’onda d’urto è notevolmente più calda e potente di una testata convenzionale. Alimentandosi con l’ossigeno si crea anche un vuoto parziale. Con una sola salva unitaria di 24 razzi può cancellare un’area di 200 metri per 400.

[8]  RPO-M “Shmel-M” ha un calibro di 90 mm, un peso di 8,8 kg ed una lunghezza complessiva di 940 mm. La portata massima è di 1.700 m. L’effetto di esplosione della testata termobarica è equivalente a 5,5 kg di TNT, paragonabile a un proiettile di artiglieria da 155 mm.

[9] L’RPO ha un calibro di 93 mm, un peso di 11 kg ed una lunghezza complessiva di 920 mm. La portata minima è di 200 m e quella massima è di 1000 m. La versione RPO-A ha una testata termo barica di 2.1 kg, la RPO-Z incendiaria di 2.1 kg RPO-D fumogena di 2.3 kg. E’ stato ampiamente utilizzato in Siria per ingaggiare centri di fuoco in aree urbane senza dover rischiare combattimenti ravvicinati. Shmel-M racchiude una potenza di fuoco di un proiettile di artiglieria ad alto esplosivo 152 mm usando 3 kg di riempitivo termobarico.

[10] L’ MO.1.01.04M  ha un calibro di 220 mm, un peso di 217 kg una lunghezza complessiva di 3,3 m.  La portata minima è di 500 m e quella massima è di 6000 m (alcune fonti sostengono 12000 m). Si tratta di razzi non guidati, con testata termobarica o incendiaria e motore a propellente solido. Il sistema permette di lanciare tutti i razzi caricati in un tempo che va dai 6 ai 12 secondi.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *