Tensione in Iraq: oltre le dispute sui social


Personalità del mondo della politica e dell’informazione hanno emesso le loro sentenze sulla crisi iraniana, schierandosi con l’una o l’altra parte.

Ma nello scontro mediatico nato attorno alla disputa tra Iran e Stati Uniti, nessuno sembra tenere in considerazione due fatti: la posizione del governo dell’Iraq (dove Statunitensi e iraniani si sparano senza considerare la volontà dei locali) e gli interessi italiani.

I partiti (o meglio, le squadre) degli “anti” e quello dei “Filo” hanno espresso le loro opinioni soprattutto sui social.
I filoamericani dovrebbero ricordarsi che l’Italia in Iraq e Iran ha grossi investimenti economici. Inoltre, tra Tigri ed Eufrate abbiamo schierato oltre 800 soldati nella missione addestrativa per le forze di sicurezza irachene; quei militari adesso rischiano di subire le rappresaglie iraniane a causa dell’avventurismo statunitense.

Il campo degli anti americani/filo iraniani dovrebbe ricordarsi che l’Iran non è affatto esente da colpe. A partire dal fatto che obbiettare dell’imperialismo americano (legittimo essere critici) per poi non dire nulla sulla presenza di un militare iraniano d’alto livello in Iraq vuol dire essere in malafede. Non tutti vogliono mettersi sotto l’influenza di Tehran e non ci siano persone che invece vogliono il paese libero da tutti gli occupanti stranieri. Come ad esempio il potente Muqtada al-Sadr , oppositore della presenza statunitense ma anche contro agli ambienti clericali di Teheran, guida spirituale del nazionalismo arabo sciita.


La stessa guerra del 2003, con l’invasione statunitense dell’Iraq, trovò il favore dell’Iran che con la caduta di Saddam Hussein si vide aperte numerose opportunità. L’Iran è stato costantemente attivo nel finanziare e sostenere le sedizioni interne al regime di Saddam dagli anni 70 fino agli anni duemila. Dal 2003 Iran e USA si sono divise il controllo del paese, spartendosi ruoli governativi, risorse e forze armate. L’Iran ha agito destabilizzando l’Iraq nello stesso modo degli USA; le formazioni militari sciite filo iraniane attive in Iraq sono state sostenute dall’Iran e queste hanno agito perseguendo l’interesse di Teheran in barba alla sovranità irachena.

L’Iran ha inoltre un network di organizzazioni paramilitari attive nella regione, dallo Yemen al Libano. Un fatto che non si può ignorare (tra le quali la più potente di tutte è Hezbollah).


Negli ultimi anni sciiti ed americani hanno collaborato sul campo contro l’ISIS e l’estremismo sunnita. Lo stesso Qassem Soleimani bel 2010 ordinò all’esercito del Mahdi di cessare gli attacchi contro le forze occidentali; il generale iraniano aveva dialogato direttamente in diverse occasioni con gli statunitensi per contrastare i talebani ed Al Qaeda. La convivenza tra le forze militari occidentali, miliziani filo iraniani e nazionalisti sadristi non è sempre stata idilliaca. A questa si aggiunge la crisi economica, il secessionismo curdo, le guerre settarie, la corruzione dilagante nel governo iracheno e la divisione tra gli stessi ufficiali delle forze armate. Tra questi ultimi, molti sono stati addestrati dagli occidentali e cercano di tenere l’ordine nel paese, Altri invece sono filo iraniani.


L’ingerenza iraniana nelle faccende irachene ha creato grande insofferenza tra la popolazione, nel corso del 2019 in Iraq si sono tenute grandi manifestazioni contro il governo accusato di essere troppo filo iraniano ed il 26 dicembre 2019 il presidente Barham Saleh ha respinto la nomina a premier di Asaad al-Eidani, candidato del gruppo parlamentare sostenuto dall’Iran. Purtroppo, queste dinamiche estremamente complesse sono ignorate dai fautori della visione ideologica del mondo. Lo stesso Soleimani era avversato in patria dalle fazioni iraniane più moderate favorevoli al dialogo con l’occidente.

Corsa al nucleare

Vi è poi il nodo dell’accordo sul nucleare portato avanti dall’amministrazione Obama, criticato da molti osservatori perchè estremamente lacunoso. Secondo questi, il rischio non è tanto legato ad un Iran munito di armi nucleari (verrebbe compensato dal nucleare israeliano ed indiano, a sua volta contenuto da Cina e Pakistan ) ma quello di una corsa al nucleare che verrebbe innescata in tutta la Regione.

La prospettiva peggiore, con le potenze regionali come Arabia Saudita, Turchia, Giordania ed Egitto attive nel cercare di munirsi di armi nucleari.

Foto: An Italian army soldier assigned to 3rd Alpine Regiment, deployed in support of Operation Inherent Resolve, and an Iraqi Counter-Terrorism Service member shake hands at a primary school in the Village of Babinet, Iraq, Nov. 14, 2017. The breadth and diversity of Coalition partners demonstrates the global and unified goal of defeating ISIS in Iraq and Syria. CJTF-OIR is the global Coalition to defeat ISIS in Iraq and Syria. (U.S. Army photo by Sgt. Tracy McKithern)


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

close

Non perderti news e approfondimenti più recenti nel campo della Difesa e non solo...

Visit Us
Follow Me
Tweet