Riflessioni sull’affare ” Soleimani “


File:Qasem Soleimani Saying Prayer in Imam Khomeini Hossainiah02.jpg

PREMESSA


Chiariamo subito che , a differenza di come la pensano alcuni, Qasem Soleimani era un soggetto piuttosto pericoloso per tutti i Paesi occidentali con uomini e interessi nell’area mediorientale.

Pericoloso anche per gli stessi iracheni.

Era il capo delle Nïrü ye-Qods ( Forza Quds, secondo la traduzione occidentale ), l’ Unità di intelligence – operazioni speciali dei Pasdaran Iraniani ( Guardiani della Rivoluzione ).

È questa l’unità che ha ideato tutti gli attacchi contro Americani e Israeliani degli ultimi anni dove vi è stato un coinvolgimento iraniano .

Ed era Soleimani ad intrattenere i rapporti con tutti i movimenti filo-iraniani all’estero. Hezbollah in primis.

Il defunto signor Qasem Soleimani era tutt’altro che un distinto signore persiano amante della libertà e della pace ( men che meno l’eroe anti -ISIS come sostengono  certi mammalucchi che dovrebbero stare lontani dalla geopolitica quanto un ubriaco dovrebbe stare lontano dal volante).

Era stato coinvolto nelle più brutali  operazioni poste in essere dal regime degli Ayatollah : dalla repressione della rivolta dei Curdi Iraniani nel 1979 , all’organizzazione dell’attentato in Kenya contro l’ambasciata americana ( che fece 200 vittime ) fino alla minaccia di repressione dura dei dissidi interni ( Soleimani era uno dei 24 alti ufficiali che firmò una dura lettera ai vertici politico-religiosi contro la rivolta studentesca iraniana del 1999).

Inoltre, era un dichiarato fautore e sostenitore del programma nucleare iraniano.

Ultimamente, si dilettava nel sobillare le milizie sciite irachene filo – Teheran in azioni contro gli Stati Uniti d’America .

Era anche uno dei principali attori coinvolti nella realizzazione del temuto ” corridoio sciita “, l’area di influenza iraniana che si estende dal Golfo Persico al Mediterraneo, passando per Iraq, Siria e Libano.

Diciamo che era un bersaglio perfetto per un missile Hellfire. Non se ne sentirà la mancanza.

IL CONTESTO

Qasem Soleimani 2019-10-01 08.jpg

Svanita l’esigenza contingente di contrastare l’ISIS ( sulla quale convergevano gli interessi americani e iraniani ), gli USA si sono trovati di fronte ad un problema strategico di non poco conto: la ripresa della politica di potenza di Teheran nell’area mediorientale.

Dall’egemonia crescente in Iraq ( basata su parte -non tutta – della maggioranza sciita del Paese che fu di Saddam), al sostegno alle milizie Houti in Yemen, passando per la creazione del suddetto corridoio sciita in medio-oriente, il Paese degli Ayatollah si stava dando un gran daffare.

Una politica di potenza non certo favorevole agli interessi occidentali nell’area e men che meno a quelli statunitensi, israeliani e, più generale del mondo sunnita.

Il regime , tramite questo attivismo, avrebbe  potuto  raggiungere il controllo di  una frazione enorme delle riserve petrolifere mediorientali ( quelle Iraniane più quelle Irachene già di per sé stesse enormi), il  controllo di  un’ area vitale per i traffici mondiali,  innescando ( per reazione )  un confronto diretto con le potenze sunnite del Medioriente..

Non dimentichiamo poi l’effetto che un Iran, arrivato ad avere tanta forza, avrebbe potuto avere su Israele.

Infatti, Tel Aviv non potrebbe rimanere inerte di fronte alla crescita di una potenza così ostile , che mantiene peraltro intatto ( in barba all’accordo stipulato dalla Mogherini per conto dell’Unione Europea e dall’ex Presidente statunitense Obama) il potenziale di sviluppo nucleare militare.
Inoltre, l’Iran finanzia ed arma Hezbollah in Libano e Hamas a Gaza; più volte ha dichiarato di volere la distruzione dello Stato di Israele.

Il rischio di intervento autonomo di Israele ( Paese che prende con comprensibile mancanza di umorismo ogni minaccia dichiarata alla propria esistenza ) cresce, quindi di pari passo, con la crescita in potenza dell’ Iran.

Prevedibilmente, un intervento israeliano in funzione di contenimento iraniano aprirebbe  incognite preoccupanti in un’area già devastata da conflitti e guerre “per procura”.

Per quanto riguarda l’ Iraq , l’attivismo iraniano era ( ed è )  in crescendo : oltre alla penetrazione politica , l’attività delle milizie filo – Teheran supportate dai Pasdaran stava creando una pressione sulle Forze Statunitensi presenti nel paese, con il conseguente elevatissimo pericolo di ulteriori attacchi terroristici.

La presenza di Soleimani a Baghdad

E’ del tutto evidente che Soleimani non era certo a Baghdad in gita di piacere.

C’era stato l’attacco con razzi alla base di Kirkuk ( condivisa da Iracheni e Americani ) di cui era responsabile Kataib Hezbollah ( milizia sciita irachena filo-iraniana ), la conseguente risposta americana ( bombardamento di obiettivi della milizia ) e l’ assedio di martedì e mercoledì all’ambasciata americana a Baghdad come contro-contro risposta, permessa tranquillamente dal governo iracheno sciita filo – Teheran .

L’amministrazione americana aveva lasciato correre anche gli attacchi alle navi straniere nel Golfo e l”abbattimento del suo Drone da parte dell’ Iran .

Un segnale a Teheran era quindi nell’aria. Ed è così che si è deciso di attaccare Soleimani .

In questo modo Trump ha chiarito un concetto : gli USA non se ne andranno dall’Iraq, non permetteranno ulteriori rafforzamenti di Teheran nell’area e intendono rispondere sul piano SIMMETRICO ( ossia scontro tra apparati militari dei due Stati ) ad ogni minaccia ASIMMETRICA ( terrorismo e azioni di guerriglia ) portata dal paese degli Ayatollah.

Un ALL IN di Trump che gli Iraniani non possono permettersi di andare a vedere.

L’ ATTACCO NON PROVENIVA DA BASI AMERICANE IN  EUROPA

È stato condotto probabilmente da UCAV MQ9 Reaper in collaborazione con elicotteri d’attacco AH64D Apache .

Sicuramente sfruttando la rete informativa sul terreno.

Al di là di quello che credono certi fenomeni nostrani, l’attacco non è certamente partito da basi statunitensi in Italia.

Gli Americani avevano basi più vicine e più adatte sia all’autonomia dei sistemi impiegati, sia alla natura di ” bersaglio a scomparsa ” del convoglio di Soleimani.

L’informazione sulla posizione e rotta del convoglio e, soprattutto , della presenza a bordo del ” Bersaglio Pagante ” deve essere arrivata poche ore ( forse minuti ) prima dell’ attacco, e non c’era ragione al mondo di utilizzare assetti provenienti dall’Europa che non avrebbero l’autonomia per coprire le distanze tra le basi del Vecchio Continente e l’Iraq.

LE CONSEGUENZE

Come si sta vedendo in queste ore ( ed era l’incognita che si aspettava di vedere chiarita prima di fare una valutazione ), probabilmente gli iraniani non andranno a vedere l’ ALL IN di Trump.

Il Regime non gode di unanime consenso nel Paese e la fazione del Presidente Rohani ( al di là di certe dichiarazioni antiamericane di circostanza ) non vede certamente di buon occhio l’aggressività dei conservatori del regime , visto gli sforzi diplomatici profusi dal Presidente sul piano internazionale per fare uscire l’ Iran dal trentennale isolamento.

Inoltre, Teheran sa benissimo che il proprio potenziale militare convenzionale ( seppur dotato di discrete capacità ) non sopravvivrebbe ad uno scontro simmetrico con la Superpotenza, finendo per frustrare definitivamente le ambizioni di potenza regionale .

Probabilmente, quindi,  il Regime si alzerà dal tavolo da gioco conservando qualche fiches, per riprendere in un secondo momento i propri piani di espansione, magari con un profilo più basso .

Molto dipenderà dagli equilibri interni all’ Iran, in base a quale fazione prenderà il sopravvento : quella dei conservatori o quella dei ” moderati ” di Rohani.

L’INCOERENZA DI FONDO NELL’AZIONE DI TRUMP

Qasem Soleimani received Zolfaghar Order from Ali Khamenei 1.jpg


( e perché secondo me ha fatto un pericoloso bluff )

Dall’inizio della sua Presidenza, Trump ha predicato ( e attuato ) il disimpegno  delle Forze Armate USA dalle tradizionali aree di intervento degli ultimi 20-30 anni per riposizionarsi sull’ Asia- Pacifico.
Legittima strategia politica, pure comprensibile.

C’ è un però: ci sono diverse aree mondiali che richiedono la presenza militare statunitense.

Tra queste aree c’è l’ Iraq. E qua sta l’azzardo del POTUS.

A parere di chi scrive, il Presidente Trump non ha la minima intenzione di riportare in Iraq un  dispositivo delle dimensioni di quello visto ai tempi di Iraqi Freedom.

Non se lo può permettere né strategicamente ( la competizione in Asia – Pacifico richiede la massima priorità e nel contempo la necessità di ammodernamento di tanti settori dell FFAA drena tante risorse ) né politicamente : siamo alla vigilia delle elezioni per il secondo mandato, l’elettorato Trumpiano come prenderebbe la notizia di un nuovo impegno su larga scala in un teatro che ha richiesto costi umani elevatissimi , quando lo ha votato ANCHE per le sue intenzioni di disimpegno da certi teatri?

Un conflitto aperto con l’ Iran per il possesso dell’ Iraq richiederebbe quindi  l’ inversione della strategia globale di Trump, e questo non sembra fattibile : controllare un Iraq dilaniato tra filo -americani e filo-iraniani richiederebbe ben più degli attuali 5000 uomini presenti in teatro, molti di più di 5000 uomini

Tanto per fare un paragone , il dispositivo di Desert Storm si basava su due Corpi d’Armata su sette  Divisioni , più la 1 ° e la 2°  Divisione dei Marines, per circa 500.000 uomini , mentre per Iraqi Freedom sono stati schierati 250.000 uomini su 4 Divisioni .

E questo andrebbe contro alle intenzioni dichiarate di Trump.

Quindi, non si è lontani dalla verità dicendo che la mossa di Trump è stata  un mezzo bluff; ha sparato su Soleimani confidando sul fatto che l’ Iran non avesse il ” fegato ” per reagire su larga scala.

Mezzo bluff perché, mentre ha tutta l’intenzione di rispondere ad eventuali  reazioni iraniane  con attacchi devastanti della potenza aerea ( ed è questo che scoraggia l’Iran, che può rispondere solo in maniera asimmetrica quindi meno efficace ),  non appare credibile che Trump voglia riportare centinaia di migliaia di soldati statunitensi in Iraq ( come detto sopra)

Un  mezzo bluff che si può permettere perché l’avversario non ha abbastanza ” fiches ” per poterlo andare a vedere.

Non è molto piacevole l’idea di un POTUS che fa azzardi da pokerista incallito, soprattutto in Medio Oriente, laddove anche il mezzo bluff riesca.

Perché, se da parte Iraniana ci fosse stata ( e non è detto che non ci sia ancora )  abbastanza follia da rilanciare , Trump si sarebbe cacciato in un bel guaio: lo scoppio di una polveriera già molto instabile, vitale per gli interessi europei e la stabilità di mezzo mondo, a seguito di una mossa arbitraria effettuata senza consultare chi poi ne paga le conseguenze .

Con in più , forse,  la destabilizzazione degli equilibri politici negli  stessi Stati Uniti in un periodo elettorale, con il rischio di colpi di testa di un elettorato che, giustamente , non vuole più vedere il ritorno di bare contenenti giovani soldati morti da teatri lontani di cui non vede e non capisce l’ importanza

Ed il POTUS ideale non corre certi rischi nemmeno se costretto.

Ecco perché si fatica ad unirsi agli applausi ( abbastanza naif ) di chi prende la Geopolitica per l’ennesima occasione da ” tifo ” a cui ormai si è ridotto il dibattito politico Italiano.

LE RIPERCUSSIONI PER GLI EUROPEI ( Italiani in primis )

Ayatollah Sayyed Ali Khamenei And Qasem Soleimani01.jpg

Tutta questa faccenda ha degli effetti profondi sull’intera capacità geopolitica ( sia individuale che collettiva ) degli Stati che compongono l’ Unione Europea.

Ci sono riflessioni approfondite da fare, anche piuttosto sgradevoli.

Innanzitutto, bisogna rilevare come l’ Europa non abbia molto peso nei ragionamenti Americani: gli  alleati europei non sono stati consultati da Trump prima dell’attacco, sebbene siano loro a pagare in primis le eventuali  conseguenze negative di uno scontro su larga scala nel Golfo.

Il Governo Italiano, poi , non ha nemmeno ricevuto la telefonata di spiegazioni, a differenza dei governi  di Germania , Francia e Gran Bretagna.

Se per gli Americani  l’ Europa conta poco, l’ Italia politica attuale conta ancora meno.

L’attacco, infatti, è stato eseguito senza tenere in alcun conto eventuali ripercussioni sui contingenti militari europei presenti nell’area.
In testa il nostro dispositivo militare, che è il secondo in ordine di grandezza, dopo quello americano, presente in Iraq.

Pessimo comportamento da parte degli Americani, ma ancor più esecrabile è l’ignavia con la quale il nostro governo ha subito quel comportamento: potevamo fare valere gli sforzi che sosteniamo in termini di uomini e mezzi sia in Iraq che in Libano , alzare la voce , minacciare il ritiro dei nostri uomini, chiedere ed ottenere contropartite pesanti ( soprattutto in Libia ) , invece ZERO ASSOLUTO, un silenzio tombale. Da parte sua la maggioranza che sostiene il Governo è riuscita solo ad invocare l’inconsistente intervento europeo, spingendosi perfino ad ipotizzare l’invio di contingenti di interposizione, ottimi bersagli per un ISIS mai morto e per tutti coloro che desiderano dare fuoco alle polveri.

Le opposizioni non sono state da meno : dai poco consapevoli ( e prematuri ) applausi della Lega alle critiche fumose di Fratelli d’Italia ( preoccupati esclusivamente  del rischio terrorismo , come se non ci fosse in ballo ben altro) un complesso di dichiarazioni mostranti l’assenza di una qualsivoglia strategia geopolitica.

Partitica e di coalizione

Solo Forza Italia, ricordandosi improvvisamente ( e sorprendentemente ) di esistere come entità autonoma dal favoleggiato ” centrodestra “, ha fatto una richiesta di coinvolgimento del Parlamento che , vista la ” qualità ” del Ministro degli Esteri, appare quanto mai opportuna.

Allargando il discorso al continente, va detto che questa ennesima conferma della nuova linea strategica Americana  non è stata ovviamente  gradita da alcuna cancelleria europea.

Men che meno dal vertice politico della NATO, che ha reagito con ” eloquente freddezza ” alle spiegazioni americane post -attacco.
Proprio perché ” post “.

Ma la nuova linea americana  era cosa nota : già in Siria e nello scontro diplomatico con la Turchia , come nelle reazioni all’intervento Turco in Siria,  l’ amministrazione Trump aveva mostrato di preferire un’azione autonoma libera dai lacciuoli e dai vincoli diplomatici derivanti dalla Alleanza Atlantica.

È questa è una pessima notizia per un continente abituato a contare sull’ ombrello fornito dagli USA mediante la NATO.

Gli USA adesso preferiscono alleanze ” à la carte “, formate sul momento e non hanno ( anche comprensibilmente ) più intenzione di muoversi per togliere le castagne dal fuoco agli Europei.

Siamo noi europei che facciamo  finta di non capire.

Il risultato è che adesso, purtroppo,  i paesi europei pagano abbondantemente il loro OSTINATAMENTE CERCATO scarso peso geopolitico,  sia singolare che collettivo.

Tutte le chiacchere melense sull’ Europa ” potenza civile ” si stanno mostrando per quel che erano fin dal principio “dei discorsi a bischero” ( come si dice in Toscana ).

O si è potenze militari o non si è potenze. Sic et simpliciter.

Questo non significa certamente che dobbiamo creare fantasmagorici ” eserciti federali europei ” : l’ Europa  Federale non è una risposta nemmeno ad una domanda stupida, in questo periodo storico.

Una struttura federale sarebbe praticamente inutilizzabile per veti incrociati : la Germania sempre attenta a non invischiarsi in cose che esulano dalla tradizionale sfida ad est con la Russia, Francia e Italia con interessi geopolitici DIVERGENTI e conflittuali , Gran Bretagna sempre attenta a seguire Washington.

Lo dimostrano le reazioni in ordine sparso alla mossa americana.
I Tedeschi che scappano dall’ area, rifugiandosi in Giordania.
I Francesi che sproloquiano di ” limitare l’ influenza americana nell’area” insieme ai Russi.
I Britannici che appaiono poco convinti , stavolta , delle mosse americane.
Gli Italiani che pensano a Rula Jebreal a Sanremo mentre i Francesi tentano di sfilare loro la Libia e l’ intera ENI.

Uno spettacolo pietoso che mostra appieno la difficoltà di creare un qualcosa di unitario e realmente efficace.

I Paesi Europei sono riusciti solamente a vergare un comunicato congiunto di preoccupazione tra Francia , Germania e Gran Bretagna ( nonostante la Brexit siamo sempre in quarta posizione, fuori dal podio , consultati da NESSUNO )

Gli europei quindi potrebbero creare  un esercito comune solo per poi mettersi a litigare su come , quando e se impiegarlo.
Non parliamo poi di chi dovrebbe comandarlo e con che regole di ingaggio.

E , partorita la decisione , essa sarebbe presa ai danni del nostro Paese.Meglio lasciar perdere.

Che fare allora ?

Innanzitutto rendersi conto che è finita la pacchia : il contribuente americano non pagherà più la difesa europea.
A meno che questa non coincida con gli interessi dello Zio Sam. Cosa che avverrà sempre più raramente.

Occorre quindi che le maggiori potenze europee ( Germania, Francia, Italia, Gran Bretagna, Spagna, Polonia, Grecia) aumentino le loro spese militari individuali , onde costruire strumenti militari pressoché autonomi dalla NATO, seppur tentando di conservare  l’Alleanza Atlantica come mezzo per mantenere Washington ” agganciata ” all’Europa.( Non potremo essere realmente autonomi dalla NATO per molto, molto tempo )

Cosa ( spendere di più in difesa ) che  dovrebbero fare comunque , Esercito o non Esercito Europeo.

Semmai, tale crescita dei dispositivi europei dovrebbe andare a costituire il ” pilastro europeo ” della NATO, su base quasi-paritaria con l’ America in un rapporto permesso da una ritrovata potenza militare europea, tentando di ricondurre la Superpotenza vicina agli interessi Europei.

Tenendo comunque ben presente che le somme di ZERO valgono sempre ZERO.

E che per valere qualcosa devi sommare valori   maggiori di ZERO .

Si mettano il cuore in pace , quindi , quelli contrari all’aumento delle spese militari : OGNI PAESE EUROPEO dovrà aumentarle.Compreso il nostro .
Al prezzo della rinuncia a tante stupidaggini come le fallimentari politiche di sostegno del reddito, in campo previdenziale, bancario ed il neo assistenzialismo statale in economia.

Il che rende, repetita iuvant, totalmente inutile ogni discorso a pera sul fantomatico Esercito Europeo: è bene conservare potere decisionale nazionale su ciò che dovremo comunque creare come sforzo nazionale.

CONCLUSIONI

Sardar Qasem Soleimani-04.jpg

L’ Azzardo Trumpiano ha per il momento ( con tanta fortuna ) forse stabilizzato l’ area Mediorientale, stoppando le pericolose ambizioni iraniane, ma questi avvenimenti , come d’ altronde la vicenda libica, mostrano ( a chi ha voglia di vedere ) che l’ Italia e l’ Europa o acquisiscono peso geopolitico o sono condannati a subire le conseguenze delle azioni altrui.

Il Medio Oriente rimane un posto caldo ma vitale per noi e per il continente europeo.

Il Mediterraneo si sta scaldando sempre di più. E DOVREMO GIOCOFORZA OCCUPARCI DI QUESTI TEATRI.

Tenendo presente che le misure  per gestire la situazione richiedono TEMPO e notevoli sforzi.

Non c’è più tempo da perdere inseguendo sogni fanaticamente Europeisti , federalismi del quartierino, assistenzialismo di Stato e lasciando governare parvenu della politica totalmente inconsapevoli di trovarsi su un Pianeta complesso e interconnesso invece che su una nuvola azzurra fatta di LSD e di allucinazioni sinistroidi.

Dobbiamo cominciare a comportarci da ADULTI e a saper ben indirizzare e pianificare i nostri sforzi, sia su base nazionale che comunitaria, sperando vivamente che qualcuno si svegli in Italia e in Europa.

Poi, quando saremo usciti definitivamente dall’ asilo nido ( tra molti anni )  , potremo ragionare se sarà il caso di costruire qualcosa di più importante , l’ Europa.

Per il momento sarebbe già  tanto se l’ Italia riuscisse  a proteggere una frazione dei propri interessi .

Sintesi

  • Soleimani era un pericoloso individuo e si è guadagnato il missile;
  • Iran stava prendendo troppo campo e aveva azzardato troppe mosse aggressive;
  • Una mossa di Trump era quasi obbligata;
  • Trump però ha fatto una mossa azzardata , un ” mezzo bluff ” , al momento riuscito per difficoltà del campo avverso;
  • Nel fare la sua mossa , Trump ha mostrato scarsa considerazione della UE e ZERO considerazione dell’ Italia;
  • Il nuovo clima nel Mediterraneo Allargato richiede una crescita; Geopolitica ( e culturale ) dei singoli Paesi europei , della loro somma e soprattutto dell’Italia.

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