L’EVOLUZIONE DELLE PORTAEREI AMERICANE PARTE 1 – GLI INIZI


di Pietro Di Natale (immagini da Wikipedia.org)

Quando il 17 Ottobre del 1922 il Lt. Virgil C. Griffin si alzò in volo col suo biplano Vought VE7, decollando dalla CV1 USS Langley, una carboniera convertita in portaerei, probabilmente non avrebbe mai immaginato di aver dato il via ad un’epopea che avrebbe portato la Marina degli Stati Uniti a diventare una superpotenza militare indiscussa, dominatrice incontrastata dei mari e forza armata dotata delle più importanti e letali unità da guerra di sempre, le superportaerei nucleari.

Seguendo l’esempio inglese, la Marina degli Stati Uniti si lanciò in questo esperimento delle navi portaerei. La USS Langley fu utilizzata per oltre un decennio per validare il concetto, addestrare il personale, formulare le tattiche e le metodologie di impiego.

Dalla Langley alle Lexington e Saratoga

Essendo logico che una carboniera convertita non potesse garantire lo svolgimento di efficaci operazioni belliche, si decise di convertire due Incrociatori da Battaglia, che eccedevano i limiti di tonnellaggio per tale classe, limiti stabiliti dai Trattati di Washington del 1922. Queste navi divennero la CV2 USS Lexington e la CV3 USS Saratoga. Veloci, resistenti (la Saratoga incassò per ben due volte colpi di siluro, ed occorsero due esplosioni nucleari per averne la meglio!). Queste navi avranno anche le aviorimesse più alte tra le portaerei della Marina fino all’avvento della Classe Forrestal di superportaerei.

 Le nuove portaerei della Marina garantivano autonomia e velocità adeguate alle esigenze tattiche, resistenza agli attacchi nemici e spazio sufficiente ad accogliere un adeguato numero di aerei da combattimento (caccia, bombardieri in picchiata, aerosiluranti) e da supporto (aerei da osservazione, anfibi da ricerca e soccorso).

Il progresso aeronautico degli anni trenta, un fiume in piena

In quegli anni il progresso tecnologico in campo aeronautico era rapidissimo ed in meno di un decennio si succedettero diverse “generazioni” di caccia imbarcati. Di li a poco i biplani “vecchio stile” sarebbero stati tutti sostituiti dai più “moderni” monoplani metallici.

 Nel 1936 il Carrier Air Wing (Gruppo Aereo Imbarcato – CVW) era costituito da:

  • 18 Grumman F2F1 da caccia (più 9 di riserva appesi al soffitto dell’aviorimessa)
  • 18 Boeing F4B4 da caccia
  • 20 Vought SBU Corsair da bombardamento in picchiata (più 10 di riserva)
  • 18 Great Lakes BG aerosiluranti (più 9 di riserva)
  • 2 Grumman JF Duck idrovolanti (più 1 di riserva)
  • 3 Vought O2U Corsair da osservazione (più 1 di riserva)

per un totale di 79 aerei operativi più 30 di riserva. Un bel passo avanti rispetto alla trentina scarsa di biplani imbarcati sulla USS Langley.

Il Trattato Navale di Washington e la Ranger

Intanto, lo sviluppo delle navi e dei concetti operativi procedeva e per la successiva classe di portaerei, causa il rispetto delle clausole del Trattato di Washington, per l’US Navy si aprivano diversi scenari: realizzare 3 unità da 23.000 tonnellate, oppure 4 da 17.250 tonnellate, o realizzare 5 unità da 13.800 tonnellate. In seguito ai risultati dei vari “War Games” e delle simulazioni effettutate, si decise di optare per cinque scafi delle unità più piccole. L’attrito causato dal combattimento suggeriva di massimizzare il numero di scafi per aumentare le possibilità di continuare ad effettuare operazioni aeronavali. Inoltre più scafi, anche se più piccoli, consentivano di aumentare il numero aggregato di aerei imbarcati.

La CV4 USS Ranger fu originariamente concepita senza isola, come la USS Langley. I sei fumaioli (3 per lato) ruotavano parallelamente alla superficie del mare per consentire di effettuare le operazioni aeree, per poi tornare in posizione verticale. L’hangar era di tipo aperto per poter installare due catapulte, in modo da lanciare aerei anche dagli hangar (soluzione poi scartata). Portelloni metallici chiudevano il ponte hangar in caso di maltempo. Durante la costruzione diverse modifiche furono attuate al progetto originale e la nave venne (tra l’altro) dotata di isola.

Fu raggiunto l’obiettivo di avere un numero di aerei imbarcati analogo a quello della Classe Lexington (76 aeromobili), ad un dislocamento di gran lunga inferiore (sostanzialmente la metà).

Troppo lenta per le operazioni nel Pacifico, la USS Ranger opererà nell’Atlantico per tutta la Seconda Guerra Mondiale, scortando convogli fino in Europa e partecipando ad azioni in Africa e Norvegia.

Yorktown, Enterprise e Wasp

Il progresso tecnico ed i concetti operativi evolvevano molto rapidamente e la Marina tornò sui suoi passi. Le Lexington si erano dimostrate superiori alla Ranger. Più veloci e resistenti, le maggiori dimensioni delle navi consentivano di effettuare le operazioni di volo in maniera più efficiente.

Inoltre, nonostante i piloti prediligessero le “flush-deck carriers”, portaerei senza l’isola, le esperienze britanniche dell’interferenza dei fumi di scarico con le operazioni sul ponte (HMS Furious) fecero decidere alla US Navy di rendere standard l’isola con fumaiolo.

Furono così impostate tre nuove portaerei, la CV5 USS Yorktown, la CV6 USS Enterprise e la CV7 USS Wasp. Per non eccedere i limiti del Trattato di Washington, la Wasp era più piccola (15.000 tonnellate) rispetto alle due sorelle maggiori (da 20.000 tonnellate). La mancanza di blidnatura antisiluro (non installata per limitare il dislocamento) della USS Wasp le risulterà fatale il 15 Settembre del 1942, quando verrà affondata dal sommergibile giapponese I19. La USS Wasp era dotata di curiosi elevatori laterali a trapezio, con due bracci meccanici che facevano ruotare una piattaforma su cui era fissato il carrello anteriore degli aerei, ed un bilanciere per sostenere il ruotino di coda.

Hornet e conversione degli incrociatori leggeri classe Cleveland

L’abbandono del Trattato di Washington alla fine degli anni ’30 portò all’ordine dell’ottava portaerei americana, la CV8 USS Hornet. Le Yorktown erano navi potenti, in grado di imbarcare 80 aerei, di reggere il mare (in particolare le acque del Pacifico, in cui spesso si scatenano tifoni) ed erano veloci.            

Con lo scoppio delle ostilità il Presidente Roosevelt si interessò al Naval Air Power e propose di convertire gli incrociatori leggeri classe Cleeveland in portaerei. Nonostante la velocità, la Marina era riluttante alla loro conversione, in quanto portavano solo 30 aerei, non tenevano bene il mare come le portaerei più grandi ed il piccolo ponte di volo rendeva le operazioni aeree più difficoltose (il rateo di incidenti sarà maggiore rispetto alle navi più grandi). L’attacco alla base americana di Pearl Harbor eliminò ogni resistenza posta dalla Marina e 9 di queste unità furono convertite nella classe Independence di portaerei leggere.

Portaerei mercantili di scorta

Coi venti di guerra che soffiavano in Europa, il riarmo nazista e l’espansionismo dell’Impero Giapponese, gli Stati Uniti iniziarono a considerare l’idea di convertire navi mercantili in portaerei di scorta, in modo da avere piattaforme idonee alla protezione dei convogli. Quattro navi (classe Long Island) furono convertite da navi cargo C3, vennero seguite da altre quattro navi (3 delle quali passate agli inglesi) della classe Avenger. Erano lente e portavano 30 aeromobili, ma consentivano di aumentare il numero di piattaforme sulle quali erano imbarcati gli aerei da combattimento, in modo da poter scortare i convogli a destinazione, lasciando libere da queste (importanti ma secondarie) incombenze le portaerei da battaglia.

Le super portaerei classe Essex

Dal 1936 era iniziato lo sviluppo di qualcosa di “grosso”, le portaerei da battaglia della Classe Essex. Le portaerei più grandi fino ad allora prodotte negli Stati Uniti, avevano ampi ponti di volo con elevatori laterali, che ottimizzavano le operazioni di volo. Portavano oltre 90 aeromobili ed erano state ottimizzate per “incassare” i danni da combattimento (nessuna Essex verrà affondata durante la guerra e quelle danneggiate torneranno alla base autonomamente). Si possono considerare come le prime “Superportaerei” e grande cura venne dedicata agli aspetti inerenti le operazioni aeree, come il calcolo del centro di gravità, per garantire una maggiore stabilità durante le operazioni di volo. 24 di queste navi (sulle 32 previste) verranno immesse in servizio, scatenando un inarrestabile maremoto che spazzerà via dai mari la possente Marina Imperiale Giapponese e che piegherà l’Impero del Sol Levante. Alcune resteranno in servizio (opportunamente aggiornate) fino al conflitto vietnamita.

Nessuna Nazione sarà più in grado di raggiungere la Marina degli Stati Uniti per numero di unità e quantità e qualità degli apparecchi imbarcati. Le sanguinose esperienze belliche e la poderosa macchina produttiva americana faranno si che gli Stati Uniti guadagneranno un vantaggio tecnologico e di know-how impossibile da colmare per chiunque, compresi l’allora enorme Impero Britannico e l’Unione Sovietica.

Nuovi aerei per le portaerei, Buffalo, Devastator e Dauntless

Ma oltre ad evolvere le navi vennero anche sviluppati nuovi aerei da combattimento imbarcati. I biplani a carrello fisso o a carrello retrattile vennero sostituiti da monoplani a carrello retrattile, come i caccia Brewster F2A Buffalo, gli aerosiluranti Douglas TBD Devastator ed i bombardieri in picchiata Douglas SBD Dauntless.

Di questa generazione di aerei imbarcati si salverà solo l’SBD Dauntless (A24 Banshee per l’US Army Air Corps), soprannominato Slow But Deadly dagli equipaggi. Gli altri due aerei non diedero buona prova di se, tranne gli F2A Buffalo finlandesi impiegati contro l’Unione Sovietica, curioso caso di forniture belliche Alleate ad un paese allineato con le potenze dell’Asse (anche se tecnicamente non parte di questa intesa). Quasi tutti gli aerosiluranti TBD Devastator saranno spazzati via durante la Battaglia di Midway, a causa della loro inferiorità tecnica, di tattiche non molto affinate e coordinate e per la qualità pessima dei siluri.

Il Grumman F4F Wildcat

Anche la Grumman si stava muovendo, con il caccia F4F Wildcat. Il buon Wildcat reggerà egregiamente l’urto delle prime fasi della guerra nel teatro del Pacifico, venendo impiegato anche dai britannici  (che ricevettero gli esemplari originariamente ordinati dalle ormai invase Grecia, Francia e Belgio) e che li chiamarono Martlet. Successivamente, sarà in seguito relegato a compiti secondari sulle portaerei di scorta.


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