Il Giappone stringe i tempi, in estate deciderà se entrare nel Tempest o andare con gli USA


Il tempo scorre e il Giappone non ha tempo da perdere per scegliere il successore dei suoi F-2. Non oltre l’estate avremo la decisione tanto attesa che potrebbe modificare non poco gli equilibri a livello internazionale.

Il “campo di battaglia” vede scontrarsi la proposta statunitense, l’alleato più stretto di Tokyo, con quella inglese di entrare nel programma Tempest. Sembra invece allontanersi la possibilità di sviluppare il nuovo caccia in modo completamente autonomo.

Il Ministero della Difesa ha le idee chiare, la scelte deve consentire al Giappone di avere un ruolo di primissima preminenza e gli inglesi sembra possano essere molto più disponibili degli americani in tale senso.

Il desiderata sarebbe sviluppare la maggior parte del caccia in Giappone inclusi componenti chiave come il motore con l’inizio delle attività operative verso il 2035.

Nel bilancio della Difesa (in corso di approvazione) sono stati stanziati 102 milioni di dollari per iniziare i lavori sul nuovo caccia.

Il Ministro Taro Kono ha affermato che Tokyo guarda verso “una cooperazione internazionale avanzata” e che il progetto “deve assicurare grandi margini di libertà per futuri aggiornamenti e miglioramenti delle prestazioni”.

Lavorare con altre nazioni permetterebbe inanzitutto di dividere i costi tra i vari paesi del consorzio, abbassare i prezzi e rendere il prodotto appetibile a livello internazionale. Inoltre sul lato operativo consentirebbe di diversificare la provenienza dei sistemi d’arma aerea, ora solo a stelle e strisce.

Tempest vs USA

Nel nostro articolo di dicembre avevamo già scritto delle pressioni di Trump per non far entrare il Giappone “Team Tempest”.

Il Giappone però ha sempre visto in modo molto prioritario l’interoperabilità dei propri asset con quelli americani. La maggior parte dell’aeronautica è articolata su mezzi di produzione statunitense (F-2,F-35,etc) così come anche la marina (sistemi AEGIS).

Lochkeed Martin ha presentato la propria offerta di un ibrido tra un F-35 ed un F-22 mentre Boeing ha mostrato interesse senza però presentare una proposta.

La cooperazione con gli americani però potrebbe con conciliare il desiderio di Tokyo di dirigere lo sviluppo. Negli F-2 (versioni modificate e prodotte su licenza dalla Mitsubishi dell’F-16) gli americani non hanno fornito ai giapponesi dettagli legati ad alcune parti chiave del velivolo rendendo impossibile per il paese del sol levante aggiornare gli aerei in modo autonomo.

Perché seguire con attenzione l’evoluzione della questione?

L’Italia è entrata nel “Team Tempest” affiancando l’Inghilterra e la Svezia, che deve ufficializzare la propria posizione.

L’ingresso di un partner come il Giappone dotato non solo di un budget della difesa in continua espansione ma anche di avanzate tecnologie porterebbe una linfa essenziale al Tempest che potrà quindi raffozzarsi a livello internazionale.


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