Dardo IFV, qualche considerazione sulla sua aggiornabilità


di Pietro Penge e Giampaolo Sordini

A proposito dell’aggiornamento dell’IFV Dardo, attuale “spina dorsale” dei tre reggimenti di fanteria pesante dell’Esercito Italiano, il “Rapporto Esercito 2016” recita: “A seguito di specifici approfondimenti, condotti da Esercito ed Industria, è emersa, per il “VCC Dardo” la non fattibilità ad essere ammodernato, soprattutto a causa della struttura del veicolo e dell’esiguità degli spazi interni disponibili”.  Poi, dal successivo documento ” Rapporto Esercito 2017“: “Il nuovo esemplare – sostituito del Dardo – consentirà ai reggimenti di fanteria meccanizzata di operare con un veicolo maggiormente performante sia dal punto di vista della mobilità, della precisione e della letalità d’ingaggio sia per quanto attiene agli standard di sicurezza del personale grazie a un aumento di protezione dello scafo”.

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Ad oggi, stando a quanto previsto dal “Rapporto Esercito 2017” e dal recente “Prepariamo insieme le sfide di domani”, il nuovo IFV dovrebbe iniziare ad entrare in linea nel 2023 e la consegna dei 375 esemplari “combat” desiderati, cui dovrebbero aggiungersene 304 “derivati”, dovrebbe avvenire entro il 2034. Nel contempo, la dismissione dei Dardo dovrebbe iniziare contestualmente all’ingresso in linea dei nuovi IFV e terminare entro il 2030.  Ovviamente, appare altamente improbabile che tale timeline possa essere rispettata, considerando i tempi necessari per un progetto ex novo o per effettuare test funzionali di mezzi attualmente disponibili, la cui selezione, a quanto si sa, non è stata neppure iniziata. 

Inoltre, considerato che i mezzi di prevista acquisizione sono molti di più di quelli oggi in servizio (sufficienti ad equipaggiare 6 reggimenti in luogo dei 3 attuali), appare chiaro che si parla, pur sempre, di una decina di anni in cui le unità di fanteria pesante dovranno continuare ad operare con un mezzo che, almeno apparentemente, non è considerato all’altezza dei più recenti scenari operativi nonché sostanzialmente inferiore al veicolo in dotazione alle unità di fanteria media, il blindato 8×8 Freccia. Un eventuale ammodernamento del Dardo, anche relativamente limitato, consentirebbe invece, da un lato di mantenere una capacità “pesante” aggiornata e maggiormente efficace fino alla piena operatività del nuovo mezzo, dall’altro di “spostarne in avanti” il phase-out iniziandone la dismissione solo dopo l’avvenuto riequipaggiamento dei primi 3 reggimenti con i nuovi mezzi, accelerando in tal modo il raggiungimento dell’obiettivo di avere operativi 6 reggimenti di fanteria pesante (giacché, come visto, queste sembrano essere le intenzioni).

E’ lecito quindi domandarsi se davvero non esista alcuna possibilità di aggiornamento del mezzo, o se magari possa identificarsi qualche valida alternativa ad una sua precoce dismissione. Le critiche che gli vengono mosse, come abbiamo visto, sono sostanzialmente afferenti a due diverse caratteristiche: “la struttura” e “l’esiguità degli spazi interni disponibili”. In mancanza di maggiori dettagli, appare abbastanza logico ipotizzare che i problemi inerenti “la struttura” siano inerenti alla difficoltà strutturale del mezzo ad sostenere il peso relativo ad ulteriori corazzature aggiuntive (in particolare gli ormai indispensabili rinforzi sottoscafo anti-IED), mentre per quanto riguarda gli “spazi interni” (già abbastanza esigui) che l’adozione di alcune migliorie (facile immaginare nuovi e/o diversi spall liner, sedili antishock, sistemi di trasporto e fissaggio delle armi e dotazioni individuali, etc…) vada a ledere la capacità del veicolo di trasportare una squadra di fanteria “organica” (sarà opportuno qui ricordare che, proprio a causa delle dimensioni interne del mezzo, la squadra di fanteria pesante già oggi è più piccola di quella “standard” adottata a suo tempo dall’EI col progetto “Fanteria Futura”). 

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Tenendo in considerazione tali parametri, e avendo quindi la necessità di ovviare a questi due “problemi” con una soluzione che non comporti una totale ricostruzione del mezzo ma che al contempo ne consenta l’aggiornamento, probabilmente, l’unica via percorribile per assicurare un margine di peso per un incremento di protezione (scartando per ovvie ragioni di costo possibilità di sostituire organi meccanici e gruppo motopropulsore, visto che il Dardo ha comunque un rapporto potenza/peso assolutamente in linea con gli standard occidentali, di circa 24 hp/t), aumentando al contempo gli spazi interni, appare essere quella di rimuovere la torretta e sostituirla con una “overhead” (ossia unmanned e priva del cesto all’interno del mezzo da cui operano gli addetti) più leggera e meno ingombrante, mantenendo se possibile, o addirittura incrementando, la letalità e l’efficacia dell’armamento di bordo (1).  

Rimuovendo ad esempio la torretta HITFIST con l’ormai non più ottimale 25mm (che ha un peso complessivo di 2.675 kg) e sostituendola con una HITFIST OWS con cannoncino ATK Mk44 da 30mm (del peso complessivo di 1.650 kg), si otterrebbe un risparmio di 1.025 kg, montando al contempo una stazione d’arma a gestione remota che incorpora le più recenti tecnologie nei settori dell’elettronica, dell’interfaccia uomo-macchina (Man Machine Interface MMI) e che può essere considerata una fra le migliori della classe in termini di letalità, sopravvivenza e compatibilità (2). La torretta HITFIST OWS può essere completamente controllata da un membro dell’equipaggio (il cannoniere) da una posizione remota, sotto la protezione dello scafo, attraverso un display multifunzione a colori e joystick alloggiati all’interno del veicolo. Inoltre, la stazione d’arma è facilmente installabile, senza penetrazione dello scafo, su qualsiasi piattaforma cingolata e su ruote ed è pronta a sparare senza alcuna preparazione. La sostituzione di un cesto di torretta che ospita due uomini con una singola postazione di tiro consentirebbe, come è facile intuire, di liberare consistenti spazi interni al veicolo (pari a circa 1,5 m3), che permetterebbero con ogni probabilità, pur in presenza di miglioramenti ergonomici e di sicurezza, di ospitare un elemento appiedante organico di otto uomini cui sommare i due dell’equipaggio. Nella peggiore delle ipotesi, a fronte di modifiche molto significative all’organizzazione degli spazi interni, non dovrebbero comunque esservi difficoltà di sorta a mantenere l’attuale elemento appiedante di 6 uomini, con un equipaggio ridotto a due, pur a fronte di qualsivoglia modifica nell’allestimento. Il risparmio di peso, limitato a circa una tonnellata, potrebbe essere reinvestito, assieme a quanto reso possibile dai pur limitati margini consentiti dalla meccanica di bordo, in un aumento “leggero” della corazzatura che abbia ad oggetto la risoluzione di alcune specifiche criticità. Come vantaggio “ulteriore”, la sagoma del mezzo, già molto defilata, si abbasserebbe ulteriormente di circa 20 cm.

Un’altra soluzione ipotizzabile sarebbe quella di utilizzare una delle torrette RIwP (Reconfigurable Integrated-weapons Platform) proposte in partnership dalla Moog, società statunitense, e da DRS, la controllata statunitense di Leonardo, di peso più contenuto e particolarmente interessanti in quanto caratterizzate da una maggiore modularità. La RIwP è infatti una torretta remota flessibile e scalabile che fornisce una enorme possibilità di personalizzazioni tagliate su misura per qualsiasi esigenza, permettendo la rapida riconfigurazione dei mezzi (o di una limitata aliquota di essi) per rispondere al meglio alle esigenze di specifici teatri operativi assicurando così una migliore sopravvivenza contro le minacce emergenti nell’intero spettro dei conflitti. Capace di ospitare una incredibile panoplia di sistemi d’arma e di osservazione (cannoni da 25 e 30 mm, mitragliatrici da 12,7, 7,62 e 5,56, missili anticarro Hellfire, Tow e Javelin(3) , missili antiaerei Stinger, lanciatori di UAV Coyote, etc…), questo sistema d’arma permette peraltro la ricarica dall’interno (quindi, restando protetti dalla corazzatura del mezzo) per tutte le armi utilizzate (missili e UAV a parte). La RIwP utilizza, inoltre, un’architettura avanzata di controllo del fuoco, con mirino ed armi stabilizzati indipendentemente e con autotracker video integrato per gli ingaggi in movimento.

Con un peso “standard” di 2200 lbs, pari a circa 998 kg, e anche in questo caso con un volume liberato grossomodo pari a 1,5 m3 (quindi, restando ferme le considerazioni già fatte riguardo alle capacità di trasporto), si otterrebbe di alleggerire il mezzo di 1.667 kg, potendo dedicare un margine più ampio al miglioramento della corazzatura/protezione.

Risultato immagini per riwp moog

Se nessuna di queste ipotesi dovesse apparire percorribile, soprattutto per via di una eventuale insufficienza dei margini di peso resi disponibili per l’aggiornamento della corazzatura (anche ove sommati, come già detto, ai presenti, seppur limitati, margini di crescita del mezzo), resta pur sempre un’ultima, radicale opzione che consentirebbe di “capitalizzare” l’ancora alto margine di vita utile del mezzo: rinunciare al suo utilizzo come IFV e ricondurlo al ruolo APC mediante rimozione della Hitfist e sua sostituzione con una versione “customizzata” e migliorata della torretta Hitrole, che permetta di affiancare (in contemporanea, anziché in alternativa) ad una mitragliatrice da 12,7 un lanciagranate automatico da 40mm.

Una Hitrole Light “standard” ha un peso che, nella configurazione più pesante, non eccede i 150 kg. Una modifica nel senso indicato difficilmente porterebbe a un peso complessivo superiore ai 250 kg (probabilmente meno). Questo lascerebbe disponibili circa 2,4t per migliorare la protezione del mezzo, senza inficiarne minimamente le capacità di movimento e garantendo spazi interni adeguati. Appare chiaro che una scelta di tale genere snaturerebbe le logiche di impiego delle unità meccanizzate in scenari simmetrici, ove un’arma fondamentalmente perforante come il 25/30 mm trova il suo impiego ottimale, ma consentirebbe per contro di non vanificare l’importante investimento fatto con l’acquisto dei Dardo; una simile scelta andrebbe contemperata, dal punto di vista delle capacità di fuoco e di ingaggio in scenari simmetrici, con soluzioni alternative per mantenere comunque una sufficiente efficacia (ad esempio, le squadre controcarri di compagnia e di battaglione potrebbero essere strutturate su due veicoli anziché uno e, non dovendo trasportare significativi nuclei di fanteria, potrebbero rinunciare a parte della corazzatura aggiuntiva per accogliere delle Hitfist OWS con cannoni da 30mm e missili anticarro, assumendo quindi un ruolo da appoggio di fuoco). Tali APC costituirebbero l’equipaggiamento delle unità meccanizzate fino all’arrivo dei nuovi IFV, per essere poi “retrocessi” ad unità che abbisognano di una capacità di trasporto protetta (ad esempio, i reggimenti genio delle brigate pesanti, per le squadre guastatori), riducendo al contempo le necessità di acquisire nuovi “IFV derivati” (le cui esigenze scenderebbero da 304 mezzi a poco più di un centinaio, liberando significative risorse per altri impieghi, o la cui produzione potrebbe essere maggiormente diluita nel tempo consentendo di accordare la massima priorità all’acquisto di veicoli combat).

Appare ovvio che le analisi qui effettuate sono solo ipotesi frutto della mente degli autori, e, pertanto, basate su una serie di assunti che non possono, giocoforza, essere provati in quanto le relative informazioni non sono liberamente disponibili. Esse vogliono pertanto unicamente costituire un “contributo di pensiero” nell’ambito delle valutazioni in atto sullo stato presente e sulla futura evoluzione delle nostre forze pesanti, elemento imprescindibile di ogni strumento terrestre che abbia la volontà e la necessità di essere pronto ad affrontare un conflitto simmetrico.  

Note

1.Rapporto Hp/p dei principali IFV: 1) Dardo IT 24; 2) Ulan AT 25,7; 3) ZBD-08 PRC 24; 4)AMX-10P FR 18; 5) Pizarro SP 22,8; 6) BMD-4M 37,0; 7) Marder 1A3 GE 17,1; 8) Warrior UK 21,4; 9) BMP-2 RU 21,4; 10) Lynx KF-31 GE 21,05; 11) Ares UK 20,1; 12) BMP-3 RU 26,7; 13) Lynx KF-41 GE 25,9; 14) M2A3 Bradley USA 19,7; 15) K-21 NIFV SK 27,2; 16) Puma GE 24,9; 17) Type 89 JP 22,6; 18) CV 90 SW 24,5.

2.L’armamento principale è controllato elettricamente per operazioni di elevazione, brandeggio e tiro. L’armamento principale può essere completato anche con l’introduzione di due lanciatori di missili anticarro, montati lateralmente. La torretta della stazione d’arma è predisposta per una mitragliatrice da 7,62 mm coassiale.

Il sistema di controllo del fuoco digitale include una telecamera CCD, una telecamera infrarossa di seconda generazione, una LRF (laser range finder) sicura per gli occhi, una suite di sensori meteorologici e di riferimento verticale. Può anche essere dotata di un sistema di visione panoramica auto stabilizzata con telecamera TV diurna e telecamera IR di terza generazione. Inoltre una seconda stazione di controllo per il comandante può essere sistemata nello scafo.

3. Viste le dimensioni degli ATGM Hellfire e Tow risulterebbe percorribile l’installazione degli Spike








2 pensieri riguardo “Dardo IFV, qualche considerazione sulla sua aggiornabilità

  • Febbraio 13, 2020 in 10:31 am
    Permalink

    La Moog non è una società di proprietà di Leonardo.

    Rispondi
    • Febbraio 13, 2020 in 11:30 am
      Permalink

      Grazie per la segnalazione

      Rispondi

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