Scoppia la “guerra petrolifera” tra Russia, Arabia Saudita ed Opec


‎La Russia ha scaricato l’Opec, scatenando una “guerra petrolifera” mai vista in questi termini dai tempi della Guerra del Golfo del 1990-1991. Da parte sua, l’Arabia Saudita, principale produttore mondiale di greggio insieme alla Russia, ha immediatamente reagito. Si è scatenata una gigantesca ondata di ribasso del prezzo del greggio dagli esiti piuttosto incerti e con “vittime” eccellenti, soprattutto, tra le compagnie petrolifere statunitensi fuori dall’Opec che lavorano l’olio di scisto.

‎Ieri, il Presidente Vladimir Putin ha annunciato che gli attuali ‎prezzi del petrolio (prima del crollo odierno)‎‎ sono sostenibili per l’economia russa. Inoltre, ha aggiunto che la Russia è pronta a reagire a qualsiasi risultato negativo della diffusione del coronavirus sul clima finanziario globale.‎

‎Immediatamente, in risposta alla posizione assunta da Mosca, Riad ha reagito, riducendo il prezzo di greggio non raffinato destinato al mercato cinese di 6 -7 dollari al barile. Inoltre, le autorità petrolifere saudite hanno comunicato di voler aumentare la produzione giornaliera non raffinata di 2 milioni di barili al giorno. Questo imponente incremento andrebbe a confluire in un mercato internazionale dove l’offerta già supera abbondantemente la domanda con i prezzi tenuti artificialmente costanti.‎ Ovviamente, le mosse saudite e russe hanno gettato nel caos l’Opec che sconta da tempo la sovra produzione di greggio.

Secondo gli esperti, la mossa della Russia è destinata a contrastare pesantemente i produttori di olio di scisto degli Stati Uniti. Sarebbe una sorta di risposta agli Stati Uniti che hanno minacciato sanzioni per la costruzione del gasdotto Nord Stream 2 che collega Russia e Germania.‎

Ovviamente, questo genere di bufera tra Arabia Saudita e Russia si riflette sull’intero Medio Oriente che dall’estrazione del petrolio genera i suoi profitti. Infatti, il crollo del prezzo al barile del greggio influisce pesantemente sui bilanci statali dei paesi produttori che devono reagire sia sul prezzo, sia sulla capacità produttiva giornaliera.

‎Sia come sia, pochi secondi dall’apertura del mercato domenica sera, ‎i prezzi del petrolio‎‎ sono crollati fino al 30 per cento, portando il greggio al livello più basso degli ultimi quattro anni. L’ipotesi che il prezzo al barile possa scendere sotto il livello dei 25 dollari nel corso dell’anno non è giudicata così remota.


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