India: tra un Kilo e l’altro


L’attuale spina dorsale della componente subacquea della Marina indiana è fondata sui nove sommergibili della classe Sindhughosh basata sui Kilo sovietici ma i problemi sono almeno il doppio.

L’unità capoclasse, l’INS Sindhughosh S55, venne commissionata quando sul Cremlino sventolava ancora la bandiera con falce e martello, più precisamente nell’aprile del 1986 mentre nel 2000 venne commissionato il decimo ed ultimo battello.

Il 14 agosto 2013 l’INS Sindhurakshak SS63 a causa di incendio a bordo esplode e affonda mentre era ormeggiato a Mumbai per lavori di aggiornamento. Ormai irrecuperabile la flotta viene dunque ridotta a nove unità.

Flotta d’attacco convenzionale

Credits: H I SUTTON

Se già dieci unità sono ampiamente insufficienti per le mire espansionistiche di Nuova Delhi e soprattutto per poter esercitare una pressione sulla Cina l’India ha cercato di acquistare altri sommergili dall’estero.

La produzione indigena sembra infatti non essere in grado di sviluppare e produrre una classe di unità sottomarine. Contemporaneamente all’acquisto dei Kilo in Russia l’India acquistò anche quattro Type 209, modificati per le loro esigenze, dal cantiere tedesco HDW.

Non avendo maturato abbastanza know how (i contratti prevedevano trasferimento di tecnologie) malgrado due battelli siano stati costruiti da un cantiere a Mumbai nel 2017 è stato il turno della francese DCNS: 6 sommergibili basati sulla classe Scorpène da costruire in loco. Epopea iniziata con la formulazione dei contratti nel 1998 ma taglio della prima lamiera solo nel 2006. Ad ora ne risultano quattro varati di cui due in servizio e altri due in costruzione. I ritardi sembrano essere originati anche da mancati accordi di trasferimento di tecnologie e installazione di impianti indiani sul sommergibile.

La flotta subacquea convenzionale si compone dunque di un totale di 15 sommergibili d’attacco.

Flotta nucleare

Quella nucleare è composta invece dall’ INS Chakra S71 basato sulla classe Akula II e dall’ SSBN Arihant dell’omonima classe.

Russian submarine Nerpa (K-152) - Wikipedia
INS Chakra S71

L’S71 era stato impostato per la marina russa nel 1993 ma la mancanza di fondi ha fatto sì che è lavori fossero sospesi. Nel 2004 la russa Rosprom ha siglato un contratto con l’India per la ripresa dei lavori e successiva consegna nel 2007 in leasing. Un lavoratore del cantiere ha affermato che per la costruzione sono stati impiegati materiali di seconda scelta, alcuni dei quali acquistati in Cina. Durante la prima uscita in mare per i consueti test l’acqua entrava dalle saldature e questo è uno dei motivi che hanno portato il Chakra ad accumulare un ritardo di quattro anni. Nel 2008 l’errata attivazione del sistema antincendio a gas Halon 2402 portò al decesso di 20 marinai ed al ferimento di 21. Nel 2017 durante una manovra per ormeggiare presso la propria base madre ha subito danni al sonar per 20 milioni di dollari. Il contratto di leasing dovrebbe scadere attorno al 2027. A marzo 2019 è stato contrattualizzato il leasing di un secondo classe Akula per quasi 3 miliardi di dollari. Il battello dovrebbe arrivare entro il 2025.

INS Arihant

L’INS Arihant (S2) è il primo prodotto indigeno in campo subacqueo da parte dell’India. Lo dimostrano i dodici anni passati dall’impostazione al commissionamento e dal fatto che nel 2017 un boccaporto lasciato aperto ha fatto sì che entrasse una ingente quantità di acqua marina all’interno del compartimento propulsivo. I successivi lavori hanno reso l’S2 inoperativo per dieci mesi. La prima missione di pattugliamento di deterrenza, dalla durata di 20 giorni, è avvenuta nel tra ottobre e novembre 2018. Ad aprile 2020 risulta varato il secondo battello e due in costruzione.

Recenti sviluppi

Come è possibile notare su un totale di 17 sommergibili (nucleari+convenzionali) ci sono cinque classi diverse. Questo porta inevitabilmente ad una complicazione della catena logistica, l’esplosione dei costi di acquisizione e mantenimento ed una minore efficiente generale.

I classe Kilo hanno ormai dai 34 ai 20 anni di vita ed i lavori di aggiornamento sono stati eseguiti a più riprese nei primi anni 2000. L’India ha deciso di trasferire alla Birmania l’S58 Sindhuvir, che è stato appena aggiornato dai cantieri Hindustan e di contrattare con la Russia l’acquisto di 3 classe Kilo usati e l’aggiornamento di tre sommergibili attualmente in servizio per circa 2 miliardi di dollari.

Recentemente l’India ha dato il via ad un nuovo programma (75I) per dotarsi di sei sommergibili diesel elettrici con propulsione AIP. Come descritto nel nostro precedente articolo cinque aziende si contenderanno il programma:

  • Daewoo (Sud Corea) – KSS III
  • Navantia (Spagna) – S80 Plus
  • Naval Group (Francia) – Scorpene 2000
  • Rubin Design Bureau (Russia) – Amur 1650
  • ThyssenKrupp Marine System TKMS (Germania) – U214

Questa volta però è il “Made in India” a fare da padrone. Verrà dunque dato molto peso alle aziende che assicureranno un maggior ritorno in termini di know how e trasferimento di tecnologie. E qui è il problema: l’S80 Plus è il prodotto di ritardi decennali, lo Scorpene rischia di portarsi appresso una brutta nomea per i mancati accordi, l’Amur è solo sulla carta, il KSS III deve ancora entrare in servizio mentre l’unico che sembra aver ottime carte da giocare è l’U214 della TKMS (15 esemplari già in servizio in quattro marine diverse).

Risulterà fondamentale per le aziende in gara intercettare i desideri della classe dirigente indiana. In più bisogna soddisfare le esigenze della industrie indiane del settore che all’alba del “Made in India” avevano prospettive molto positive salvo poi arrivare ai giorni nostri con una cronica mancanza di ordini.

Se non bastasse tutto questo l’India sta sviluppando ben due diverse classi di sottomarini balistici nucleari, siamo a un totale 3 classi per una stessa missione.

I programmi di lungo termine della Marina parlano di: 18 sottomarini d’attacco diesel elettrici, 6 d’attacco nucleare e 4 balistici. Difficile rimanere in linea con questi numeri se i contratti sono ancora in divenire e quelli in costruzione accumulano pesanti ritardi. Intanto la vicina Cina ma anche il Pakistan che non è da sottovalutare si sono rimboccati la maniche.


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