La bolla cinese A2/AD, vincere senza combattere


Introduzione

Dopo la vittoria nella guerra civile conseguita nel 1949 dalle forze comuniste fedeli a Mao, la componente navale dell’Esercito Popolare di Liberazione ha adottato approcci e tattiche non convenzionali da applicare alla strategia navale.

La neonata Repubblica Popolare Cinese era, come anche l’Unione Sovietica negli anni ’20, una potenza prettamente continentale caratterizzata da un vasto ma male equipaggiato esercito, una marina piccola e quasi ininfluente ed una economia debole.

La dottrina operativa iniziale della PLAN fu profondamente influenzata dagli scritti di Mao incentrati sulle tecniche di guerriglia e sulla guerra prolungata, e sul approccio sovietico alle strategie di difesa costiera stratificata. L’implementazione di questi concetti portò la PLAN ad impiegare le sue unità navali, limitate non solo nel numero ma anche per reali capacità offensive, in modo che operassero sostanzialmente a supporto, in acque litoranee, alle forze basate a terra. Concetti di questo tipo, prevedevano di focalizzarsi su attacchi “hit and run”, e di utilizzare la rapidità di azione abbinato al fattore sorpresa per ottenere una temporanea superiorità locale, in modo che un grande numero di vascelli di piccole dimensioni potesse sopraffare le navi dei Nazionalisti, notoriamente unità più grandi, moderne e capaci. Tutto ciò può essere ben riassunto utilizzando le stesse parole di Mao: “Formiche che in mare spolpano un osso”.

Il massimo interprete di questa dottrina operativa fu l’Ammiraglio Xiao Jinguang, un ufficiale di alto rango dell’Esercito Popolare di Liberazione, il quale non aveva la benché minima esperienza di combattimento in mare ed il cui approccio era appunto votato alla rapidità di movimento, alla velocità di azione, al fattore sorpresa ed alla sconfitta del nemico in acque locali grazie ad una serie di piccole vittorie incrementali. Fondamentalmente una serie di operazioni di guerriglia, ma in mare.

Il Sea Denial

Tale approccio si riallaccia alla definizione di “Sea Denial”, ovvero il tentativo di negare ad un potenziale avversario l’utilizzo di un’area marittima senza, però, necessariamente esercitare il controllo su detta area.

L’Ammiragio Stansfield Turner, infatti, nel suo articolo “Missions of the US Navy” si riferisce al “Sea Denial” in termini che sono fondamentalmente identici a quelli di Xiao Jianguang: operazioni di guerriglia in mare portate con il vantaggio di imporre al comandante avversario la scelta del luogo e del momento in cui operare le manovre d’ingaggio, facendo perno sulla rapidità di azione e lanciando attacchi “mordi e fuggi”.

Di fatto, come sottolineato da Turner, la forza navale che fisicamente opera il “Sea Denial” può essere di dimensioni sostanzialmente ridotte, il che giustifica il motivo per cui un approccio di questo tipo sia molto attrattivo per le forze navali più piccole, che non godono per definizione di capacità proiettiva alcuna al di fuori delle cosiddette acque litoranee.

Negli ultimi anni, è stato il potenziale garantito da approcci Anti-Action/Area Denial ad avere destato particolare interesse nell’ambito del “Sea Denial”e la Repubblica Popolare Cinese ad oggi si presenta come uno dei maggiori attori che implementano questo tipo di concetti.

La terminologia A2/AD, tuttavia, è solo in parte affare nuovo: essa venne coniata per la prima volta dopo la prima Guerra del Golfo, nel 1991, quando gli strateghi cinesi realizzarono che il successo della campagna aveva potuto concretizzarsi fondamentalmente grazie al controllo statunitense dei mari, cosa che aveva permesso di poter impiegare in teatro un ingente quantitativo di forze e di proiettare, dunque, la potenza navale statunitense.

Nella eventualità di un conflitto con gli Stati Uniti, pareva ovvio, dunque, ai cinesi che era necessario disabilitare o, appunto, negare la capacità americana di intervenire nella regione. Questa è la motivazione che ha spinto dunque a modernizzare in maniera sostanziale l’apparato militare delle Repubblica Popolare e ad investire specificatamente nello sviluppo e nella messa in linea di svariati assetti “land, sea and air-based” al fine di negare la capacità di manovra di potenziali avversari, quali appunto gli Stati Uniti.

Questo fattore pone particolare pressione sulla US Navy, la quale potrebbe trovarsi nel futuro a fronteggiare un avversario capace di gestire in maniera sinergica le capacità offerte da vettori quali ASCM (anti-ship cruise missiles), ASBM (anti-ship ballistic missiles), LACM (land attack cruise missiles) e LABM (land attack ballistic missiles), unitamente ad un nutrito numero di sottomarini d’attacco e fast attack craft che potrebbero impedire de facto libertà di manovra per qualunque forza navale nel raggio di centinaia di miglia dalle coste nazionali. Nonostante, come detto, non siano questi gli unici assetti presenti in una infrastruttura A2/AD, questo articolo si concentrerà specificatamente nella descrizione dei missili ASCM e LACM di vario tipo implementati dalla componente navale, terrestre ed aerea dell’Esercito Popolare di Liberazione

Rappresentazione grafica delle Bolle A2/AD: la strategia dell’offesa difensiva

Gli inizi sono sempre difficili

La Repubblica Popolare Cinese iniziò ad includere nel novero dei suoi armamenti gli ASCM a partire dal 1950.

Lo sviluppo di tali vettori fu portato avanti anche grazie agli sforzi compiuti da personale tecnico educatosi negli Stati Uniti, come ad esempio Qian Xuesen, il quale fu nominato direttore della Quinta Accademia (ossia l’autorità alla quale era stato affidato il difficile compito di sviluppare nuovi vettori sulla base di quelli acquistati e prodotti su licenza da fornitori esteri).

Il primo sito per i test fu costruito a Liaoxi, nella provincia di Liaoning dopo che numerosi accordi bilaterali portarono al trasferimento tecnologico del missile sovietico SS-N-2A Styx. Era stata prevista l’assistenza di Mosca per lo sviluppo di un programma di produzione relativo a questo missile e ad ulteriori missili, in modo da costituire le basi sulle quali avrebbero poggiato futuri programmi autocnoni.

Il primo missile testato in assoluto fu nel 1964. Si trattò, appunto, di una copia costruita su licenza del P-15 Termit, denominata, successivamente, “Shangyou-1”.

Sebbene fossero inizialmente promettenti i progressi compiuti in questo campo, e, nonostante l’enfasi data al programma da Zhou Enlai, l’attenzione fu spostata sullo sviluppo di vettori strategici, quali appunto missili balistici nucleari e convenzionali, dato il maggior carattere di deterrenza proprio di questo tipo di armamenti.

Peraltro, lo studio di vettori quali gli ASCM incontrò una lunga serie di complessità e di problematiche, ed il loro sviluppo registrò consistenti ritardi se rapportato allo stato di programmi atti alla implementazione di vettori strategici. Inoltre, nonostante negli ultimi anni da parte di enti facenti capo alla PRC siano stati presentati numerosi vettori avanzati quali YJ-62,YJ-63 e DH-10, la Repubblica Popolare continua a doversi rivolgere ad apporto tecnologico straniero per la realizzazione dei propri assetti.

Gli ASCM in servizio con la PRC

I vettori più sofisticati e più temuti in forza alla PRC sono, senza dubbio, quelli appartenenti della serie YJ.

Nello specifico, quelli ad essere più diffusamente impiegati sono gli YJ-82, gli YJ-83 e gli YJ-83K, mentre tra quelli maggiormente avanzati sono gli YJ-62.

Lo YJ-82 è un vettore a propellente solido lanciabile da sottomarini, e per scopo è identico allo statunitense Harpoon. Ufficialmente, il raggio operativo di tale sistema è 42 Km, ma la mancanza di un booster a propellente solido (presente invece nella sua controparte lanciabile da naviglio di superficie), fanno sospettare che il raggio sia di fatto maggiormente ridotto. Il missile non è supersonico, la velocità di crociera della piattaforma è di 0,9 Mach, con capacità di attacco sea skimming ad una altitudine compresa tra i 5 ed i 7 metri di altezza. La testata è ad alto esplosivo a frammentazione, del peso di 165 Kg.

in foto: un YJ-83

Lo YJ-83 e la sua controparte air launched rappresenta quella che di fatto è una evoluzione del precedente sistema YJ-8. E’ entrato in servizio per la prima volta tra il 1998 e il 1999 ed il suo sistema propulsivo è caratterizzato da un turbofan CTJ-2. Il sistema di guida inerziale è stato sostituito da un processore digitale avanzato, che, unitamente, alla sostituzione della componentistica elettronica precedente, fa sì che questa nuova versione possa di fatto trasportare una testata maggiormente potente. Il raggio del missile è di 180 Km per una velocità di crociera che si attesta su Mach 0,9. Il raggio della versione aviolanciata è maggiore, circa 250 Km a parità di velocità di crociera. Attualmente, l’YJ-83 è il vettore antinave di punta utilizzato dalle forze armate cinesi, e può essere imbarcato nella sua versione air launched su piattaforme quali gli YH-7/A e sui bombardieri H-6.

Invece, lo YJ-62 è il sistema indigeno più avanzato in possesso dal PLA. Esso ha un raggio d’azione stimato di 400 Km e possiede la capacità di agganciarsi sia alla costellazione GPS che alla costellazione Beidu come sistemi di guida. E’ un vettore subsonico, con velocità che si assestano tra Mach 0,6 e Mach 0,8 ed è in grado di eseguire manovre di attacco terminali sea skimming ad una altitudine compresa tra i 7 ed i 10 metri. Tale raggio operativo, rende il missile particolarmente pericoloso specialmente nel momento in cui una grande quantità di vettori dovesse saturare le capacità di un sistema di difesa AEGIS.

I missili supersonici YJ-12 e YJ-18

I cinesi hanno sviluppato anche vettori supersonici quali YJ-12 ed YJ-18. Il primo di questi, lo YJ-12 è un vettore derivato dal missile sovietico SS-N-22 Sunburn, la cui piattaforma di lancio primaria è il bombardiere strategico a medio raggio H-6K. Il raggio di questo vettore è superiore ai 400 Km e può raggiungere velocità, nel corso della crociera, fino a 3 Mach. Notevole è la capacità di eseguire manovre evasive, una volta lanciato, in modo tale da renderne maggiormente difficoltosa l’intercettazione. E’ considerato uno degli assetti maggiormente pericolosi prodotti dalla PRC ad oggi, essendo la sua potenziale intercettazione da parte di vettori come gli SM-2 particolarmente difficoltosa.

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in foto: un YJ-18

In ultimo, si ha l’YJ-18. Si tratta di un vettore lanciabile da unità di superficie avente un raggio di più di 540 Km ed una velocità massima fino a 3 Mach. Esso è imbarcato sui vascelli della PLAN di tipo Luyang III, sui DDG type 055 e sui sottomarini d’attacco classe Song, Yuan e Shang. La particolarità di questo sistema sta nella sua capacità di accelerare, in prossimità del target a velocità fino a 3 Mach, il che rende particolarmente complessa l’intercettazione. La sua testata può essere nucleare o convenzionale, del peso di 300 Kg, ed è configurato per l’affondamento di un vascello delle dimensioni di un cacciatorpediniere.

I LACM in servizio con la PRC

I vettori di tipo LACM più importanti in servizio in Cina sono attualmente lo YJ-63 (che nella sua variante air launched assume denominazione AKD-63), subsonico ed avente un raggio di 200 Km ed il DH-10. Entrambi i sistemi sono caratterizzati da un grande quantitativo di componentistica avente come origine l’estero, in special modo la Russia. L’YJ-63 è un missile caratterizzato da un seeker elettro-ottico ed implementa un ciclo HITL, che rende possibile il far compiere manovre al vettore tramite data-link. Il payload è costituito da una testata di 500Kg convenzionale, e si pensa che sia questo il primo vero LACM a lungo raggio di concezione indigena implementato dalla PLAAF. Come detto, importante è l’assistenza tecnica russa.I vettori sono trasportati dai bombardieri strategici H-6K ed H-6H

in foto: un H-6K con due YJ-63 attaccati ai piloni subalari

Infine, nell’arsenale cinese è presente il DH-10. Si tratta di un vettore caratterizzato da un satellite navigation/inertial guidance system che, grazie ad un sensore digital scene-matching, ha un indice di accuratezza di 10 metri. Il DH-10 è trasportato e lanciato da un sistema TEL caratterizzato da tre canisters, ma è anche imbarcabile su vascelli quali i DDG Type 052D. Come molti altri sistemi LACM, il DH-10 pone dei seri problemi per quanto riguarda le questioni legate alla sicurezza per attori quali gli Stati Uniti. La sua capacità di viaggiare in crociera ad altitudini poco elevate, ne incrementa la stealthness nei confronti degli air defense radars. Chiaramente, il sistema può essere aggiornato durante il volo circa gli obiettivi da colpire con capacità di cambiare target.

fonti: -Understanding Naval Warfare by Ian Speller- -NDC Conference Report No. 01/16- -JFQ 75, 4th Quarter 2014 A Potent Vector, Assessing Chinese Cruise Missile Developments-


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