La Forza di Proiezione dal Mare


La Forza di Proiezione dal Mare è la grande unità militare anfibia interforze italiana, operativa dal 2007, composta da uomini e mezzi della Marina Militare e dell’Esercito Italiano. Al comando interforze è posto l’Ammiraglio comandante della Brigata Marina “San Marco”.

LPD L9892 San Giorgio

Le origini

La FPM è figlia delle esperienze degli anni ottanta e novanta che videro la Marina Militare inviare nel 1982 in Libano1 l’allora Battaglione “San Marco” al fianco dei reparti dell’Esercito.

Missione Italcon Libano - Wikipedia

A metà degli anni ottanta, sulla scia delle esperienze statunitensi in tema di forze leggere rapidamente rischierabile, lo Stato Maggiore della Difesa creò, sulla falsariga della francese FAR2, la FIR o Forza di Intervento Rapido con la Brigata Paracadusti Folgore e l’allora Brigata Motorizzata Friuli ed il Battaglione Trasmissioni “Leonessa” come componente dell’Esercito, il Battaglione “San Marco” e le nuovissime LPD classe San Giorgio della Marina Militare nonché la 46a Aerobrigata Trasporti dotata di Lockheed C-130H ed Aeritalia G222, e reparti di cacciabombardieri per il supporto tattico in forza all’Aeronautica Militare.

La FIR era stata pensata per essere dispiegata in tempi rapidi a sud e nelle isole maggiori per far fronte ad eventuali attacchi a sorpresa delle Forze Speciali e Forze Anfibie sovietiche. A quel tempo le forze terrestri schierate al centro-sud della penisola e nelle isole maggiori erano piuttosto ridotte in confronto a quanto in linea con i III°, IV° e V° Corpi d’Armata che costituivano l’ossatura e la struttura portanti dell’Esercito.

Prodotti-speciali

Si sentiva, perciò, la necessità di disporre di uno strumento rapidamente rischierabile in grado di intervenire in tutti gli spettri operativi, aerei, navali e terrestri a supporto delle Brigate Motorizzate e Meccanizzate tra Lazio, Sardegna, Sicilia e Puglia. Degno di nota lo sforzo compiuto per dotare la FIR di nuovi sistemi d’arma ed altre componenti moderne.3

A tale esigenza si unì nel 1986-87 l’emergenza libica; infatti, a seguito dei ripetuti scontri tra Stati Uniti, all’epoca dell’amministrazione Regan, e la Libia, sotto il pugno del Colonnello Gheddafi, si registrò un’impennata con un lancio di missili balistici Scud da parte delle forze libiche, lancio che era presumibilmente indirizzato a colpire una stazione LORAN4 gestita dall’US Navy sull’isola di Lampedusa. La tensione tra Italia e Libia fu altissima, con lo Stato Maggiore della Difesa che organizzò l’operazione Girasole, trasferendo uomini e mezzi dalle basi del nord in Sicilia e nelle isole di Pantelleria e Lampedusa, con l’Aeronautica che inviò caccia intercettori a Trapani, caccia bombardieri e, perfino, addestratori armati MB 339 a Pantelleria.

La Marina, da parte sua, schierò le unità maggiori, comprese le due LPD con la Compagnia Operativa del BTG. San Marco tra Stretto di Sicilia e le isole minori. Tutto questo dispositivo fu posto in stato di massimo allarme, con dotazioni di armamento rinforzate e tempi di reazione ridotti al minimo. L’esperienza mise in luce la necessità di potenziare il dispositivo militare nel centro sud oltre l’ammodernamento delle componenti terrestre ed aeronautica del dispositivo militare italiano.

Gli anni novanta

Non si fece in tempo ad assimilare il crollo dell’URSS e del Patto di Varsavia che il Mondo fu proiettato nella crisi del Golfo, innescata dall’invasione ed annessione del Kuwait da parte dell’Iraq guidato da Saddam Hussein. Infatti, il dittatore iracheno che aveva trascinato il suo Paese in una lunga e pesantissima guerra in termini di costi e perdite umane contro l’Iran guidato dalla teocrazia imposta dall’Ayatollah Khomeini che nel 1978 aveva spodestato l’ultimo Scià di Persia, pensò bene di occupare il ricco emirato del Kuwait come una sorta di risarcimento danni per una guerra combattuta nell’interesse dell’Occidente per frenare la rivoluzione islamica. Ma sbagliò pesantemente i conti, con gli Stati Uniti, guidati da Bush padre, che organizzò una gigantesca coalizione per la liberazione del Kuwait.

Quali sono alcune famose operazioni dell'esercito italiano? - Quora

Anche l’Italia partecipò a quest’operazione, prima Desert Shield e poi Desert Storm, con un Gruppo Navale organizzato ad hoc, un Gruppo di cacciabombardieri Tornado IDS schierato negli Emirati Arabi Uniti5, cacciabombardieri F-104G in Turchia a supporto del Paese alleato. Uomini del San Marco operarono a bordo delle unità navali per fornire la cornice di sicurezza ravvicinata, mentre l’Esercito fu chiamato, successivamente alla conclusione dell’ostilità, ad inviare uomini, in particolare paracadutisti, nella regione del Kurdistan iracheno dove le forze di sicurezza di Baghdad avevano usato la mano pesante più volte per reprimere le rivolte curde contro il regime bahatista di Saddam Hussein.

Gli anni delle guerre balcaniche ed il collasso del regime comunista in Albania

Chiusa la questione kuwatiana, si aprì per la Difesa Italiana il vespaio balcanico iniziato nel 1991 e terminato nel 1999 con la guerra del Kosovo che vide l’Alleanza Atlantica schierata contro la Serbia. Tra il 1991 e il 1999 la Jugoslavia si disintegrò, facendo riemergere aviti odi mai sopiti tra sloveni, croati, bosniaci, serbi, albanesi, sfociati in violenze inenarrabili compiute ai danni delle rispettive popolazioni civili. Già nel 1994 si registrò un primo intervento della NATO, peraltro, in Bosnia Erzegovina teso a colpire la fazione serba che riceveva protezione e armamenti da Belgrado. L’intervento italiano in quella fase fu piuttosto limitato e, solo successivamente, furono inviati uomini e mezzi per stabilizzare la situazione7. Molto più attivo fu nel 1999 il nostro ruolo nell’ambito delle operazioni sul Kosovo, con tutte le Forze Armate pesantemente impegnate. In Albania e Macedonia furono costituiti contingenti potentemente armati pronti ad intervenire per via terrestre nel caso in cui Belgrado non avesse ottemperato a ripiegare in Serbia le sue forze dislocate nella regione del Kosovo a forte maggioranza albanese e di religione musulmana8. Tra queste forze in Albania, all’interno del nostro contingente, vi era anche il San Marco che avrebbe dovuto operare a sostegno dei reparti dell’Esercito.

Il nuovo volto del 51° Stormo

Peraltro, l’Adriatico negli anni novanta conobbe pure l’implosione del regime comunista in Albania. Nel 1992 quasi un milione di Albanesi, crollato il regime, si riversò sulla sponda adriatica italiana, un vero e proprio esodo biblico. L’Italia si prodigò a fornire aiuti ad un Paese che era rimasto arretratissimo, sottoposto ad un regime totalitario che lo aveva tenuto lontano dalle dinamiche europee dalla fine della seconda guerra mondiale. Ma nel 1997 la questione albanese tornò di attualità con violenti scontri nei principali centri abitati.

Missioni all'estero: venti anni fa l'Operazione “Alba”

Tutto questo portò ad un’iniziativa europea per intervenire a sostegno della fragile democrazia albanese. I primi ad intervenire furono nuclei del nuovo Reggimento San Marco che a bordo di elicotteri si erano portati dalle basi pugliesi sulla costa albanese in missione esplorativa. Qui furono accolti da pesante fuoco di fucileria e fu autorizzato ai nostri uomini di rispondere. Questa dura e pronta risposta fece intendere agli esagitati le reali intenzioni occidentali, riportando a più miti consigli le fazioni estremiste. Poco dopo questo episodio, fu organizzato lo sbarco di uomini e mezzi italiani, spagnoli e francesi, che penetrarono in tutto il Paese per riportare la calma e per distribuire gli aiuti indispensabili9.

Le operazioni in Somalia e a Timor Est

Nel 1993 a causa della gravissima crisi alimentare che aveva colpito la Somalia devastata dalla guerra civile, l’ONU decise di organizzare una missione “umanitaria”. L’Italia fu chiamata a partecipare in forza del suo passato coloniale e quello più recente di amministrazione fiduciaria. Furono circa tre anni di operazioni molto pesanti con perdite di uomini in un clima che cambiava di continuo, con continuo rimescolamento di fazioni10.

Somalia - UNOSOM "Ibis" - Esercito Italiano

Il nostro dispositivo vide l’incrociatore lanciamissili portaeromobili Giuseppe Garibaldi configurato per trasportare ed impiegare un Gruppo Aeromobili Interforze, con elicotteri dell’Esercito che operavano dal ponte di volo della nave verso terra e viceversa; tale esigenza richiese l’abilitazione degli equipaggi di volo dell’Esercito ai decolli ed agli appontaggi dal Garibaldi. A terra si schierò anche il San Marco che operava a supporto delle unità dell’Esercito e che assicurò la cornice di sicurezza allo sbarco ed al rimbarco del nostro contingente.

Timor Est

Successivamente, verso la fine del 1999 le unità anfibie della Marina con aiuti, uomini del San Marco, della Brigata Folgore, dell’Arma dei Carabinieri, dei reparti genio e sanità dell’Esercito furono inviate nella lontanissima Timor Est11, nell’ambito di una missione internazionale disposta a protezione della popolazione che era stata vessata da violenze di ogni tipo dalla minoranza indonesiana che era stata armata e supportata dalle forze regolari indonesiane, a causa del referendum che voleva l’indipendenza da Jakarta.

Tempi recenti

La Forza di proiezione dal mare nacque su iniziativa dell’ex Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Giampaolo Di Paola, il quale, con la stesura del documento” Investire in sicurezza“, tracciava le linee guida che avrebbero dovuto indirizzare il processo di trasformazione dello strumento militare italiano. Nel 2006 fu creato il Gruppo di Lavoro congiunto per la realizzazione della FPM divenuta operativa l’anno successivo.

Evidentemente, per un Paese come l’Italia che dal mare riceve l’oltre il settanta percento dei beni e delle fonti di approvvigionamento energetico era naturale creare un’unità anfibia di medio respiro come la FPM. La posizione fisica dell’Italia al centro del bacino del Mediterraneo, mare sul quale si affacciano l’Europa Occidentale, i Balcani, il Medio Oriente ed il Nord Africa impone di avere uno strumento militare di rapida dispiegabilità e che possa proiettare potenza laddove fosse necessario.

Marina Militare on Twitter: "#Esercitazione "commando" per gli ...

LA FPM da allora ha partecipato a tutte le missioni militari italiane all’estero, dal Libano al Golfo Persico, dalla Somalia alla Bosnia, dal Kosovo all’Albania e nelle acque prospicienti l’Eritrea durante la guerra di questa con l’Etiopia. In tempi recenti, le unità anfibie con Lagunari e Marò sono state schierate nel Golfo della Sirte nei momenti di crisi più acuta in Libia pronte per evacuare i nostri connazionali a Tripoli ed i militari dell’ospedale di Misurata.

Le forze anfibie dei Paesi “Latini”

Da questo punto di vista è interessante paragonare la situazione italiana a quella dei Paesi “Latini”.

Il Portogallo ha il Corpo de Fuzileiros, unità in forza alla Marina, di circa 2.500 uomini costituita da:

-due battaglioni fucilieri;

– un nucleo mezzi da sbarco;

– polizia militare;

– un distaccamento Operazioni Speciali;

– una compagnia di armi d’appoggio;

-una compagnia di trasporti tattici.

Corpo de Fuzileiros - Wikiwand

La Spagna ha il Tercio de Armada o Brigada de Infantéria de Marina (BRIMAR), una potente unità anfibia con cui l’Italia ha costituito la SIAF, una forza anfibia binazionale.

Il Tercio de Armata è costituito da :

– due battaglioni d’assalto su tre compagnie di fucilieri ed una compagnia armi di supporto;

– un battaglione meccanizzato su una compagnia carri armati (per il momento in posizione quadro essendo stati ritirati dal servizio gli M60A3), due compagnie meccanizzate da sbarco ed una compagnia armi d’appoggio;

– un gruppo d’artiglieria su 2 batterie M-109 da 155 mm con M-992 FAASV per il trasporto e rifornimento munizioni ed una batteria con obici M56 da 105/14 mm, batteria antiaerea con missili Mistral, una batteria per il coordinamento e controllo del fuoco;

– un gruppo di supporto alla mobilità anfibia comprensivo di unità del genio, veicoli d’assalto anfibio (AAV-7), missili controcarro Spike LR;

– un gruppo di appoggio al servizio di combattimento (sanità, trasporti, approvvigionamento, mantenimento, organizzazione e movimentazione spiaggia);

– un battaglione comando con unità trasmissioni ed intelligence.

Infine, la Francia ha una situazione per certi aspetti simile a quella italiana, perché ha unità dell’Armée de Terre e della Marine Nationale addestrate alla guerra anfibia.

9th Light Armoured Marine Brigade Bastille Day 2013 Paris t114135.jpg

L’Armée de Terre schiera la 9e brigade d’infanterie de marine, costituita da ben 5 reggimenti di cui:

– 1 reggimento mezzi blindati (al momento AMX-10RC che saranno sostituiti dai nuovissimi Jaguar);

– 2 reggimenti fanteria di marina dotati di VAB e VBL destinati ad essere sostituiti da VBC ed altri nuovi mezzi;

– 1 reggimento d’artiglieria dotato di autocannoni CAESAR da 155 mm;

– 1 reggimento del genio

Completano la Brigata, unità specializzate delle trasmissioni, intelligence e sanità.

La Marine Nationale da parte sua schiera la Force maritime des fusiliers marins et commandos – FORFUSCO composta da composta di fucilieri di marina e commandos.

Commando jauber3.jpg

I fucilieri di marina sono forze specializzate nella protezione-difesa di navi ed installazioni della Marina; constano di 1.500 marinai, ripartiti in 9 unità: 2 gruppi (GFM) e 7 compagnie (CIFUSIL). Questa componente dispone inoltre di unità cinofila che fornisce il servizio alle altre unità.

I commandos di marina sono le forze speciali della Marina; sono utilizzati sotto l’autorità del Comando delle operazioni speciali (COS), ripartiti in 7 commandos specializzati , 5 di combattimento Jaubert, Trepel, de Monfort, de Penfentenyo, Hubert  e 2 di appoggio, Kieffer e Ponchardier.

La struttura della FPM

Come detto la Forza di Proiezione dal Mare è un’unità interforze costituita dalla Marina Militare e dall’Esercito.

LPD L9893 San Giorgio

La Marina Militare così contribuisce:

  • Brigata marina “San Marco”
    • Quartier generale di brigata 
    • Centro Integrazione Anfibia
    • Comando di brigata
      • Battaglione supporto al comando, su:
      • Compagnia C4
      • Compagnia supporto tecnico
  • 1º Reggimento “San Marco”, su:
    • Reparto comando
      • Plotone pionieri EOD-IEDD
      • Plotone FHT
      • Compagnia nuotatori paracadutisti con 2 Plotoni Recon/DOA e 2 Plotoni SALT – Supporting Arms Liaison Team, ognuno su 3 squadre FCT, Firepower Control Team formati da operatori Osservatori del Fuoco di Supporto/Joint Fires Observer (OFS/JFO)” con qualifica di Laser Operator (LO)
      • Compagnia comunicazioni
      • Compagnia C2 con nucleo ASE
  • 1º Battaglione d’assalto “Grado”, su:
    • 1ª Compagnia d’Assalto “Bafile” su 3 Plotoni d’Assalto ed 1 Plotone Armi di Supporto
    • 2ª Compagnia d’Assalto “Tobruk” su 3 Plotoni d’Assalto ed 1 Plotone Armi di Supporto
    • Compagnia armi di supporto con Plotone Supporto al Comando e Plotone A.A.V. dotato di cingolati anfibi AAV-7
  • 2º Battaglione d’assalto “Venezia”, su:
    • 3ª Compagnia d’Assalto “An Nassiriya” su 3 Plotoni d’Assalto ed 1 Plotone Armi di Supporto
    • 4ª Compagnia d’Assalto “Monfalcone” su su 3 Plotoni d’Assalto ed 1 Plotone Armi di Supporto
    • Compagnia Armi di Supporto con Plotone Supporto al Comando e Plotone A.A.V. dotato di cingolati anfibi AAV-7
  • 3º Battaglione supporto logistico al combattimento “Golametto”, su:
    • Plotone supporto al comando
    • Compagnia logistica
    • Compagnia trasporti tattici
    • Compagnia sanità
  • 2º Reggimento “San Marco”, su:
    • Nucleo mobilità
    • Battaglione operazioni navali, su:
      • Due Compagnie, ciascuna su dieci squadre navi
    • Battaglione interdizione e protezione, su:
      • Compagnia protezione delle forze, su dieci squadre
      • Compagnia protezione porti, su dieci squadre
  • 3º Reggimento “San Marco”, su:
    • Battaglione SDI (Servizio difesa installazioni) Nord, su:
      • Compagnia SDI Liguria
    • Battaglione SDI Centro-Roma 
    • Battaglione SDI Sud, su:
      • Compagnia SDI Brindisi
      • Compagnia SDI Taranto
      • Compagnia SDI Sicilia 
      • 1ª Compagnia di rappresentanza
      • Compagnia Emergenze Nazionali
      • Nucleo Cinofili
  • Battaglione scuole “Caorle”, su:
    • Compagnia formazione
    • Compagnia abilitazione perfezionamento e specializzazione
  • Gruppo mezzi da sbarco della Marina Militare, su:
    • Sezione marinaresca
    • Sezione organizzazione spiaggia
    • Sezione propulsione e scafo
    • Nucleo mezzi da sbarco
    • Nucleo barchini
  • Reparto aeronavale
    • Nave Garibaldi
    • Nave San Marco
    • Nave San Giusto
    • Nave San Giorgio
    • Reparto Eliassalto

Il contributo dell’Esercito Italiano

Momento dell'esercitazione.

L’Esercito mette a disposizione della Forza di Proiezione dal Mare principalmente il reparto Lagunari e tutta una serie di supporti tattici necessari per lo sviluppo terrestre della manovra.

AAV7 e barchino in dotazione al reggimento Lagunari Serenissima
  • Reggimento lagunari “Serenissima”, su:
    • Comando reggimento
      • Compagnia comando e supporto logistico
      • Compagnia Supporti Tattici Anfibi
      • Compagnia corsi che gestisce per tutto il personale dell’Esercito il Corso di Qualificazione Anfibia
  • 1º Battaglione lagunari, su:
    • 1ª Compagnia lagunari “Marghera” con tre Plotoni Fucilieri ed il Plotone Supporto alla Manovra
    • 2ª Compagnia lagunari “Piave” con tre Plotoni Fucilieri ed il Plotone Supporto alla Manovra
    • 3ª Compagnia lagunari “Isonzo” con tre Plotoni Fucilieri ed il Plotone Supporto alla Manovra
    • Compagnia Supporto alla Manovra con Plotone Mortai Pesanti, Plotone Controcarri e Squadra Tiratori Scelti.
  • Nella Compagnia Supporti Tattici Anfibi rientrano il Plotone Recon, il Plotone Mezzi Anfibi ed il Plotone Natanti.
  • Elementi di supporto:
    • Due squadroni esploranti del Reggimento “Genova Cavalleria” (4º)
    • Due batterie di obici del Reggimento Artiglieria a cavallo “Voloire”
    • Due compagnie guastatori del 3º Reggimento Genio guastatori
    • Due batterie contraeree del 1º Gruppo missili del 17° Rgt Artiglieria “Sforzesca”
    • Elementi logistici dell’8º Reggimento Trasporti “Casilina

Armamenti e sistemi in dotazione

L’attuale “cavallo da tiro” della FPM è sicuramente il veicolo da trasporto e combattimento anfibio AAV7(Assault Amphibious Vehicle-7). Esercito e Marina hanno in dotazione 35 esemplari, di cui 30 AAVP-7, 3 posti comando AAVC-7 e 2 veicoli recupero AAVR-7. I primi 19 esemplari erano LVTP-7 entrati in servizio negli anni settanta. Questi, successivamente, sono stati ammodernati dalle Officine Goriziane a livello AAV7, integrati da un ordine per sedici esemplari di nuova produzione effettuato negli anni novanta.

Non sono più in dotazione i VCC-1 ed i VCC-2, questi ultimi in 40 esemplari ex Arma dei Carabinieri che erano destinati alla trasformazione nel mezzo anfibio Arisgator di cui solo quattro esemplari effettivamente allestiti. Questi ultimi, usati solo per addestramento, unitamente agli altri 36 esemplari sono stati alienati in Indonesia dopo la trasformazione in Arisgator.

SAN MARCO: DURA LA VITA DEL FUCILIERE – SAINT MARTIN POST

Tra i mezzi di supporto messi a disposizione della FPM si annoverano le blindo Centauro 1, armate con un cannone da 105/51 mm ed i cannoni/obici FH-70 da 155/39 mm. Peraltro, le dimensioni delle attuali MTM12 in forza al Nucleo Mezzi da Sbarco in dotazione alle LPD classe San Giorgio non consentono di trasportare mezzi più pesanti alle 30 tonnellate; le stesse Centauro operano ai limiti perché le imbarcazioni hanno dimensioni limitate. Altri mezzi blindati in uso sono le Puma 4×4 e 6×6 (solo all’Esercito) e i VTLM Lince in dotazione ad entrambe le Forze Armate.

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Il problema sarà risolto con l’entrata in servizio dei nuovi LCM2313 costruite dal Cantiere Navale Vittoria che opereranno con la nuova LHD Trieste, in grado di trasportare sino a 60 tonnellate di carico e dimensionati per operare anche con carri armati Ariete. Particolare interessante di queste nuove unità è la presenza di una doppia rampa di carico/scarico posta a prua ed a poppa per facilitare le operazioni di trasbordo e sbarco. Tali unità avranno, inoltre, una velocità massima di 22 nodi, molto più elevata delle attuali MTM, avranno un peso di 140 tonnellate con possibilità di sbarcare fino a 300 uomini per volta.

AAV7 del Reggimento Lagunari Serenissima in navigazione

Altri supporti afferiscono le armi contraeree che, ritirati i sistemi SIDAM14, ormai vertono sui sistemi manpads15 FIM-92 Stinger, peraltro, anche in dotazione al San Marco sin dalla metà degli anni ottanta del passato secolo.

Pattuglia Lagunari Serenissima con Veicolo Anfibio d'Assalto AAV7

Per il prossimo futuro, dovendo sostituire gli AAV7 e colmare il vuoto lasciato dai VCC-M113 era previsto l’acquisto dei VBA (Veicolo Blindato Anfibio) costruiti dal Consorzio CIO formato da Iveco Defence Vehicles e Leonardo. I VBA sono la versione anfibia del VBM (Veicolo Blindato Medio) Freccia già in linea con l’Esercito. Peraltro, pur essendo stato inserita la relativa acquisizione tra le priorità, tali mezzi non sono stati prodotti.

superav 4-5 OTT 2016 (238)
foto IVECO DV

Nel frattempo, la versione Super AV/ACV proposta da BAE Systems ed IDV ha vinto il concorso del USMC; tale versione è decisamente più performante del VBA sia come potenza erogata dal propulsore, sia nelle prestazioni in mare aperto e a terra, per cui, anche per evidenti ragioni di comunanza logistica, addestrativa, operativa e non ultima di costi, si punterà sull’acquisizione di questi nuovi mezzi sia pure “customizzati” per le nostre esigenze.

Nel settore navale, oltre i citati LCM23 si attende con trepidazione l’entrata in linea della nuova LHD16 Trieste destinata a rivoluzionare le procedure di assalto anfibio, considerato che l’unità potrà trasportare e far operare in contemporanea elicotteri da trasporto e attacco, cacciabombardieri F-35B e potrà far sbarcare con i nuovi LCM tutti i mezzi terrestri in servizio con l’Esercito. Il bacino, a differenza delle San Giorgio/San Giusto, potrà operare con i LCA dell’US Navy e con i LCA-T della Marine Nationale. Più complessa sarà la sostituzione delle attuali LPD classe San Giorgio. Queste unità, nate negli anni ottanta e “tagliate su misura” per l’allora Battaglione San Marco, pur con tutte le limitazioni dovute alla mancanza di un hangar, e con capacità di trasporto ridotte, si sono dimostrate altamente flessibili ed hanno ricevuto importanti ed imponenti modifiche nel corso degli anni di servizio, tanto da ottenere successi di esportazione (Algeria e Qatar), ispirando anche la realizzazione delle LHD classe Osumi in Giappone (queste hanno un bacino dimensionato per operare con gli LCA).

Addestramento di eccellenza per la brigata marina San Marco ...

Foto Marina Militare, Esercito Italiano, Aeronautica Militare, Ministero della Difesa, IVECO DV

Note:

1. La Missione Italcon è stata un’operazione di peacekeeping condotta dalle forze armate italiane in Libano, nell’ambito della “Forza Multinazionale in Libano” (MFL), con Francia, Stati Uniti d’America e Gran Bretagna.

2. Force d’Action Rapide (FAR) è stata una grande unità formata dalle allora divisione paracadutisti, divisione di fanteria di montagna, divisione di fanteria di marina, divisione aeromobile e divisione blindata leggera.

3. La Fir ricevette missili I-TOW anche impiegabili da veicoli AR-76 e dai nuovissimi VM-90 appena distribuiti, missili Milan, missili Stinger, lanciarazzi monouso APILAS, moderni impianti radio e primi calcolatori portatili.

4.LORAN (LOng RAnge Navigation) è un sistema di radionavigazione terrestre tramite onde radio LF (a bassa frequenza).

5. operazione Locusta.

6. operazioni Deny Flight e Deliberate Force, poi SFOR/MSU.

7. operazione Allied Force successivamente KFOR.

8. missione Amber Fox.

9. missione Alba.

10. missioni DIATM, UNOSOM e Ibis.

11. missione UNAMET.

12. Moto Trasporti Medi

13. LCM – Landing Craft, Mechanized

14. SIDAM: https://www.aresdifesa.it/2020/01/28/lartiglieria-controaerei-dellesercito-italiano-parte-1a-passando-da-sistemi-di-artiglieria-convenzionale-a-sistemi-missilistici-superficie-aria/

15. MANPADS Manportable airdefense systems

16. LHD – Landing Helicopter Dock


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