Operazione RAVIV


L’Operazione RAVIV (in ebraico רביב – pioggerella) anche conosciuta come la Guerra delle 10 Ore fu una incursione effettuata dalle IDF (Israeli Defence Forces) sulla costa egiziana del Mar Rosso durante la Guerra di Attrito (un conflitto limitato, combattuto fra Egitto e Israele tra il 1967 e il 1970). Fu iniziata dall’Egitto nel tentativo di tornare in possesso della penisola del Sinai e del pieno controllo del Canale di Suez, perduti entrambi a seguito della Guerra dei Sei Giorni del 1967. La guerra finì con un cessate il fuoco firmato dai due Paesi nel 1970 con le frontiere al medesimo posto in cui esse si trovavano all’inizio del conflitto.

Il raid ebbe luogo il 9 settembre 1969 e fu l’unica azione terrestre intrapresa da Israele durante tutto l’arco della guerra e vide una unità delle IDF equipaggiata con veicoli corazzati catturati al nemico per farsi passare come appartenente all’esercito egiziano.

Durante la guerra, Israele cercò continue soluzioni per controbilanciare il numero della fanteria e dell’artiglieria egiziane lungo il canale; una di queste soluzioni furono le due Operazioni “Boxer” (1 e 2) che videro l’impiego dell’aeronautica israeliana come artiglieria per colpire le difese egiziane. Ma gli aerei israeliani erano continuamente minacciati dalla crescente potenza delle batterie contraeree egiziane equipaggiate con armi e radar di provenienza sovietica.

Il governo israeliano decise di adottare una politica che prevedeva l’escalation temporanea per consentire una de-escalation dei combattimenti.

La pianificazione di Raviv fu effettuata in comune tra il Generale Avraham Adan del Comando delle Forze Corazzate e l’ammiraglio Avraham Botzer della Marina; venne creata una Task Force comprendente varie unità al comando del Tenente Colonnello Baruch “Pinko” Harel e doveva comprendere una unità corazzata equipaggiata con carri egiziani catturati durante la Guerra dei Sei Giorni.

I veicoli usati furono 6 carri Tiran 5 (designazione israeliana per il T55) e 6 veicoli corazzati BTR 50 con schema mimetico color sabbia utilizzato dall’esercito egiziano.

Gli equipaggi dei carri vennero prelevati dalla scuola truppe corazzate delle IDF e ogni veicolo ebbe come comandante un ufficiale mentre la fanteria fu fornita dalla compagnia da ricognizione della 7^ brigata corazzata “Saar mi-Golan” con alcuni elementi che parlavano arabo prelevati dal Sayeret Matkal (Unità di Ricognizione dello Stato Maggiore).

L’attraversamento del Golfo di Suez fu effettuato utilizzando tre navi da sbarco della 11^ Flottiglia scortata da elementi del Shayetet 13 (incursori di marina) e dell’Unità 707 (unità di sommozzatori).

Dopo un intensivo addestramento durato sei settimane, la forza di attacco si radunò a Ras Sudar agli inizi di settembre del 1969 (i veicoli corazzati arrivarono di notte per evitare di essere individuati).

Il 7 settembre 8 incursori di marina effettuarono una incursione contro la base navale di Ras Sadat arrivando a bordo di siluri umani sullo stile dei Maiali italiani della II Guerra Mondiale applicando mine magnetiche a due motosiluranti P-183 (unità della classe P6 sprovviste di radar) facendole poi detonare. Questa operazione aveva due propositi, eliminare una minaccia per le unità da sbarco e distogliere l’attenzione dal previsto punto di sbarco.

La forza d’attacco sbarcò sulle coste egiziane alle 03:37 della mattina del 9 settembre a El Hafair, 40 Km a sud della città di Suez, e si diresse verso sud creando il caos dietro le linee egiziane, attaccando installazioni e postazioni lungo la strada (la prima installazione distrutta fu un sito radar ad Abu Darag).

La forza corazzata, grazie al mascheramento, non incontrò forti resistenze visto che le posizioni egiziane non erano equipaggiate per contrastare l’azione dei veicoli corazzati (la forza corazzata egiziana più vicina si trovava a Suez e cioè 40 km a nord del punto di sbarco).

L’unità procedette verso sud protetta dai velivoli A4 Skyhawks del 109° squadrone per la soppressione delle batterie SAM 2 e per missioni CAS.

Dopo aver distrutto il radar di Ras Saafrana, la forza fu individuata da una unità corazzata egiziana e, pertanto, il Ten. Col. “Pinko” Harel, decise di sospendere l’azione dopo aver percorso 45 km ed aver creato il caos nelle linee egiziane per 9 ore consecutive; a Ras Saafrana i veicoli furono fatti reimbarcare sulle tre navi da sbarco in attesa del golfo.

L’Operazione Raviv si concluse con la perdita di un A4 Skyhawk (il cui pilota, Maggiore Hagai Ronen, risulta a tutt’oggi ancora disperso) tre incursori di marina (deceduti a causa dell’attivazione accidentale del dispositivo di autodistruzione di uno dei siluri umani) e un ferito della forza corazzata (che fu riportato in Israele con un volo MEDEVAC effettuato con un elicottero “Super Frelon”).

Gli egiziani, per parte loro, soffrirono la perdita di circa 100/200 soldati (incluso un Generale sovietico, consigliere militare) e la distruzione di 12 installazioni (comprendenti radar e postazioni SAM-2 “Guideline”).

A seguito dell’attacco, il presidente egiziano Nasser fu colpito da un attacco cardiaco e, dopo essersi rimesso, destituì il Capo di Stato Maggiore dell’esercito, Generale Ahmad Ismail Ali, il comandante della marina militare, Ammiraglio Fouad Abu Zikry e altri generali.

L’11 settembre l’aeronautica egiziana lanciò un attacco di ritorsione nel Sinai utilizzando 102 aerei da combattimento; 8 aerei egiziani furono abbattuti (1 MIG 19, 5 MIG 21 e 2 Sukhoi SU 7) contro la perdita, da parte israeliana di 1 Mirage III il cui pilota fu preso prigioniero (Giora Romm fu liberato alcuni mesi più tardi; egli è stato un asso della caccia israeliana abbattendo 5 aerei nemici durante la Guerra dei Sei Giorni).

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