Le armi anticarro dell’Esercito Italiano dal 1980 ad oggi – Parte II


Gli anni novanta vedono l’Esercito Italiano in grande trasformazione. Infatti, numerose Brigate Meccanizzate/Corazzate schierate al Nord-Est della Penisola sono ridotte a posizione quadro, quelle Motorizzate iniziano la trasformazione in Blindate con i nuovi materiali in arrivo, in primis le blindo B1 Centauro allestite dal CIO. Peraltro, l’Esercito incomincia a reclutare volontari in ferma breve per organizzare i primi reparti da destinare in via prioritaria alle missioni all’Estero che iniziano a diventare sempre più frequenti e complesse.

In questo quadro di trasformazione, la componente anticarro conosce un parziale ammodernamento con l’introduzione delle versioni più avanzate dei missili TOW e Milan, nonché con l’immissione in servizio del lanciarazzi Panzerfaust 3 distribuito a livello di squadra.

Gli A129 Mangusta

Il decennio 1990-2000 è caratterizzato dall’arrivo negli Squadroni dell’AVES degli elicotteri controcarro Agusta A129 “Mangusta”. Tale elicottero, in realtà, doveva entrare in servizio, nella seconda metà degli anni ottanta, ma le consuete difficoltà di bilancio non consentirono di schierarlo operativamente prima dell’inizio del ultimo decennio del passato secolo.

File:Agusta A-129A Mangusta, Italy - Army AN1838684.jpg

Era nato per contrastare la massa corazzata e meccanizzata che, prevedibilmente, il Patto di Varsavia avrebbe lanciato contro le nostre difese al nord-est della Penisola. Impiegava il sistema HELITOW appositamente studiato per l’uso dei missili TOW da elicottero.

La configurazione di armamento prevedeva, infatti, l’impiego di fino a 8 missili TOW asserviti alla FCS di Emerson, 2 lanciarazzi per razzi SNIA/BPD Medusa da 81 mm o pod contenenti una mitragliatrice calibro 12,7 mm.

Nei fatti, per non appesantire troppo l’aeromobile, e per consentire un raggio d’azione più lungo, questa prima versione del A129 non portava più di quattro missili TOW per volta.

TOW 2A e TOW 2B

Nel nuovo secolo arrivano le versioni avanzate 2A e 2B del missile TOW. Queste nuove versioni sono caratterizzate dalla testata doppia perforante in tandem che consente di penetrare carri armati dotati di corazze esterne esplosive (ERA) e, per la versione B, dal profilo d’attacco dall’alto dei bersagli corazzati.

File:TOW anti-tank weapon system.JPEG - Wikimedia Commons

La versione B è stata introdotta per aumentare le capacità di attacco degli A129 che, dal ruolo controcarro, iniziavano la trasformazione in veri e propri elicotteri multiruolo da combattimento. Infatti, a seguito del primo dispiegamento operativo all’Estero, ai tempi dell’operazione RESTORE HOPE- IBIS in Somalia, era emersa la necessità nonché l’opportunità di avere a disposizione un elicottero che potesse supportare anche con razzi e fuoco di mitragliere le truppe a terra, in teatri di operazioni privi di sostanziale minaccia corazzata e/o blindata di alto livello tecnologico.

Weapon systems - Esercito Italiano

La versione 2A, invece, andò ai reparti anticarro delle Brigate Corazzate, Meccanizzate e Blindate in sostituzione delle vecchie dotazioni di I-TOW ancora in linea.

I missili, sempre a guida SACLOS, avevano un peso di circa 22 kg, potevano raggiungere la distanza di 4500 metri (minima 200 metri) ed erano accreditati (per la versione 2A) di poter perforare sino a 900 millimetri di corazza dietro uno strato di ERA.

Milan 2T

Anche per il missile Milan, giunto alla fine della vita operativa, si rendeva necessaria la sostituzione per mantenere viva la capacità anticarro dei Reggimenti di Fanteria.

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Si decise, pertanto, di acquistare la versione 2T del missile Milan, caratterizzata dalla doppia testata perforante capace di penetrare le corazze esterne esplosive (le “mattonelle” ERA) di cui in Russia erano largamente dotati i carri armati anche più risalenti ancora operativi.

Da notare che la versione 2T era apparsa nel 1993 e nei primi anni duemila ne furono acquistati circa 800 esemplari di questo missile a guida SACLOS.

Lanciarazzi Panzerfaust 3

L’Esercito per tutti gli anni ottanta del passato secolo era armato, ancora, di bazooka M20 calibro 88 mm risalenti alla fine della II Guerra Mondiale ed al conflitto di Corea. L’armamento della fanteria era un vero e proprio campionario di armi risalenti al II Conflitto Mondiale o poco dopo; i fucili erano i semiautomatici Garand ed i FAL 59, derivati automatici dei Garand, messi a punto dalla Beretta alla fine degli anni 50 sulla scia del M14 statunitense. Le mitragliatrici di squadra erano le MG 42/59 la versione calibro 7,62×51 mm della mitraglitrice tedesca MG 42 della II Guerra Mondiale. Le pistole in dotazione agli ufficiali erano ancora le vecchie Beretta mod. 34. Insomma, erano tutte dotazioni ormai antiquate e necessitate di rapida sostituzione con materiali attuali.

Panzerfaust3.jpg

Dopo un iniziale acquisto di lanciarazzi usa e getta francesi Apilas che furono distribuiti ai reparti della FIR o Forza di Intervento Rapido, e visto il limitato successo del cannone s.r. Folgore da 80 mm, non in grado di avere ragione degli MBT dotati di nuove corazze o con corazze reattive, si decise di valutare un nuovo sistema d’arma.

Furono pertanto comparati, l‘Apilas, il LAX-80 britannico ed il Panzerfaust 3 tedesco. Alla fine emerse vincitore proprio quest’ultimo, anche grazie alla possibilità, preclusa agli altri due modelli, di poter essere impiegato in sicurezza da ambienti chiusi, con un ordine negli anni novanta per 2000 lanciarazzi e ben 17.000 razzi della versione standard. Successivamente, negli anni duemila sono stati acquistati circa 7000 Panzerfaust 3-T (PZF3-T).

E’ un sistema usa e getta con il sistema di osservazione e puntamento UP-7V recuperabile. ha un calibro di 110 mm con testata HEAT accreditata di poter perforare fino a 700 mm di corazza e pesa attorno ai 15 kg (le versioni più evolute raggiungono i 15 kg). Ha una gittata utile da meno 20 metri a circa 300 metri contro bersagli in movimento e 400 metri contro bersagli statici.

La versione Panzerfaust 3-T (PZF3-T) pesa più di 15 kg ed è in grado di penetrare oltre 900 mm di corazza.

La famiglia SPIKE

L’Italia negli anni duemila è stata chiamata a partecipare ad importanti missioni militari in Medio Oriente ed Afghanistan che hanno visto i nostri contingenti duramente impegnati in combattimenti reali. Dall’Iraq all’Afghanistan dal 2002 ad oggi ininterrottamente sono stati impegnati decine di migliaia di uomini in quelle aree.

A seguito dei nostri militari, sono stati inviati anche gli A129 Mangusta ormai evoluti nella versione CBT designata C dall’Esercito, incorporanti le stesse migliorie previste per la versione A-129 International (trasmissione potenziata, rotore pentapala, cannone da 20mm), pur mantenendo i motori originali RR Mk1004.

Questa versione era in grado di impiegare i missili TOW 2B e ne fu ordinata nel 2002 la trasformazione di 24 esemplari.

Peraltro, dalle esperienze operative in Afghanistan ci si rese conto che l’elicottero abbisognava di una nuova suite elettro-ottica abbinata ad un nuovo sistema d’arma maggiormente flessibile rispetto al TOW-2B.

Agusta A129C Mangusta, Italy - Army JP7735250.jpg

Di qui, fu allestita la versione definitiva D dell’AW129 (nel frattempo Finmeccanica aveva acquistato la britannica Westland) che, mantenendo le migliorie della versione C, adotta la dotazione optronica Rafael TOPLITE III che comprende FLIR ed un nuovo laser, con funzione di telemetro, designatore bersagli, marcatore di bersagli per altri lanciatori e scoperta di sorgenti laser. La TOPLITE III permette, inoltre, di avere una ben ampia capacità di sorveglianza oltre a capacità di riconoscimento di tracce termiche anche di basso riscontro.

Italian Army - Army Aviation A129D "Mangusta" attack helicopter.jpg

Con la TOPLITE III sono entrati in servizio sui “nuovi” AW129D i missili Spike ER, la versione Extended Range, capaci di ingaggiare bersagli ad otto km di distanza, garantendo al elicottero di rimanere ben al di fuori dal raggio operativo di MANPADS ed artiglierie contraerei.

Lo Spike ER è il “fratello maggiore” dei missili Spike SR (Short Range), MR (Medium Range) e LR (Long Range), tutti aventi componenti comuni, tutti caratterizzati dalla possibilità di essere impiegati in modalità “fire and forget”. Sono missili aventi sistemi di guida CCD/IIR, con doppia testata perforante HEAT in grado, grazie alla spoletta modulare, di poter essere impiegati anche contro bersagli di natura diversa dai mezzi corazzati come obiettivi protetti, elicotteri, droni in volo a bassa quota o, perfino, imbarcazioni.

L’Esercito Italiano ha acquistato le versioni MR, LR ed ER a più riprese nel corso di questi anni.

Italian Army 2nd Alpini Regiment Spike missile.png

Le versioni MR e LR raggiungono rispettivamente la portata massima di 2.500 e 4.000 metri, mentre la portata minima si attesta sui 200 metri per entrambi i modelli che dimensionalmente e per peso sono identici e condividono camera termica, unità di puntamento e treppiede. La versione MR è quella distribuita per uso da parte della fanteria mentre la versione LR è quella impiegata da bordo di VBM Freccia, affiancando la mitragliera da 25 mm dell’armamento principale del mezzo. Entrambi sono impiegabili da terra o sui mezzi potendo essere facilmente interfacciati ed integrati con i sistemi di condotta di fuoco dei veicoli da trasporto e combattimento. Sono impiegati dai team controcarro dei VBM Freccia, IFV Dardo e VTLM Lince.

Pin su artiglieria

Le versioni LR ed ER aggiungono la possibilità di modalità Fire, Observe and Update grazie alla fibra ottica, permettendo all’operatore di selezionare il punto di impatto, guidando direttamente il missile con un joystick, oppure di ingaggiare un altro bersaglio.

La versione ER ha un’altra modalità di impiego, Fire and Steer, sfruttando i vantaggi della fibra ottica che consente il lanciare del missile senza aver agganciato il bersaglio. Questo è agganciato durante il volo e l’ingaggio è portato a termine con guida manuale o con modalità Fire and Forget. Altra peculiarità della versione ER, che è dimensionalmente più lunga ed ha maggior peso rispetto alla MR/LR, è la possibilità di impiegare una carica a frammentazione PBF (Penetration, Blast and Fragmentation) che esplode solo dopo essere penetrata in un mezzo o in un edificio/bunker.

Un primo ordine fu passato nel 2004 per 53 sistemi di lancio (di cui 21 veicolari, per installazione sul VTLM Lince, e 32 da fanteria) con 510 missili, di cui 165 Spike MR.

Nell’ambito del contratto per i primi 249 VBM Freccia 36 di questi veicoli sono stati consegnati in versione controcarro dotati di due lanciatori per missili Spike MR/LR.

Missile Spike - Militarypedia
foto Militaypedia

Nel 2009 è stato posto un ordine per 84 posti di lancio per missili Spike LR con 870 missili e 63 sistemi d’addestramento indoor/outdoor. Da notare che anche la MM ha acquistato in quella fase 6 posti di lancio Spike LR con ben 120 missili con 4 sistemi d’addestramento indoor/outdoor.

Nel 2014 è stato approvato il programma di acquisto pluriennale di 32 sistemi di osservazione e acquisizione degli obiettivi OTS (con 16 opzionali) TOPLITE III con 800 Spike ER, tutti destinati agli elicotteri da combattimento Leonardo AW-129D.

Infine, nel gennaio 2020 è stato posto un ulteriore ordine per 126 lanciatori con 800 missili Spike LR, 15 simulatori indoor/outdoor e supporto logistico integrato fino al 2026.

Foto Wikipedia, Esercito Italiano, Ministero della Difesa e Militarypedia


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