Iniziata la costruzione della base per sottomarini in Bangladesh da parte cinese, malumori indiani (anche per altro)


Le immagini satellitari confermano l’inizio dei lavori in Bangladesh della prima base navale per sottomarini del paese costruita dall’azienda cinese Poly Technologies Incorporated (PTI).

La base navale, situata nelle vicinanze del villaggio di Magnama nella provincia di Cox’s Bazar, assume una valenza strategica di altissimo valore.

La notizia, anticipata da Ares a giugno 2019, malgrado le rassicurazioni del Governo del Bangladesh sembra essere una bella impronta cinese nel paese, a due passi dall’India.

Dalla Cina con furore

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Il Bangaldesh nel 2013 ha acquistato dalla Cina due sottomarini classe Type 035G (Classe Ming secondo la classificazione NATO), sostanzialmente battelli Type 033 Romeo aggiornati, per 203 milioni di dollari.

I sottomarini, già in uso alla Marina cinese dal 1989, sono stati ammodernati per rimanere in servizio fino al 2030. Tra i sistemi aggiornati oltre alla sensoristica anche il sistema di comunicazioni. Il sonar è una copia cinese del francese DUUX-5, il radar di ricerca di superficie è l’MRK-50 Topol (Snoop Tray) mentre il sistema di guerra elettronica è il Type 921A.

I Type 035G hanno otto tubi per il lancio di siluri da 533 mm. Sono motorizzati da un motore diesel E390ZC da 5.200 cavalli che spinge il battello a 18 nodi in immersione e 10 nodi in superficie. Ha un equipaggio di 57 uomini di cui 10 ufficiali.

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I due battelli sono stati rinominati Nabajatra (S161) e Joyjastra (S162).

La base navale

Immagine satellitare di Google Earth

La base navale sorgerà nel sud-est del paese a circa 70 km dal confine con il Myanmar nell’area di Pekua Upazila prospiciente il canale Kutubdia.

Costruiremo una base per sottomarini a Cox’s Bazar con assistenza cinese. Abbiamo acquistato due sottomarini dalla Cina quindi abbiamo bisogni di una base per ospitarli.

Col. Faruk Khan, qui

La costruzione della base navale è quindi legata strettamente alla fornitura dei due sottomarini ma le fonti bangladesi vogliono mettere subito in chiaro un paio di punti.

I cinesi ci aiuteranno a costruire la base [navale,ndr] e seguiranno l’addestramento del nostro personale per operare i sottomarini. I sottomarini cinesi non verranno qui. Questa base è per i nostri sottomarini.

Col. Faruk Khan, qui
Immagini satellitari del Sentinel 2 (Fonte: Sentinelhub)

I lavori, secondo le immagini satellitari, sono iniziati più o meno a cavallo tra dicembre e gennaio.

Come di presentava la zona del lontano 2006 (Fonte: Google Earth)

L’area, inizialmente adibita a coltivazioni, è in corso di bonifica.

Come si presenta ora la zona (Fonte: Google Earth)
Canali di bonifica (Fonte: Google Earth)

La base navale avrà un perimetro di circa 5,20 km e un’area di 1,41 km2.

Il costo per la costruzione e per la successiva manutenzione è di circa 1,2 miliardi di dollari.

Attività di scavo (Fonte: Google Earth)

In una porzione poco superiore agli otto ettari si contano non meno di 33 camion e 15 escavatori

Costi e impiego

Si tratta di una spesa particolarmente importante se si considera che il budget annuo, seppur in costante crescita, per il Ministero della Difesa del Bangladesh nel 2018 è stato di circa 3,8 miliardi di dollari.

Oltre alle dimensioni, davvero grandi se si pensa che dovrebbero ospitare una sola coppia di sottomarini, è chiaro che il Bangladesh voglia proseguire lungo la rotta del rafforzamento della propria componente subacquea.

Secondo i comunicati stampa la base navale dovrebbe essere completata attorno al 2026-2027. I battelli classe Ming, varati nel a fine anni 80′, hanno una vita operativa estesa fino al 2030. Chiaramente un paese non investe così tanti fondi se non ha dietro un programma molto più ampio. E’ possibile che i due battelli acquistati nel 2013 possano essere un primo passo verso la formazione di una componente critica subacquea maggiore che, chiaramente, parla cinese.

Valenza strategica

La posizione strategica del Bangladesh stesso pone la base per sottomarino pressoché nel punto più settentrionale del Golfo del Bengala. L’India condivide con il Golfo circa 2.000 km di costa dove sorgono importanti città come Chennai e diversi porti commerciali.

Vista da parte cinese invece il Golfo del Bengala rappresenta un tassello importante della sua volontà di espansione. La Cina ha infatti firmato accordi sia con il Bangladesh che con la Malesia.

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Il Bangladesh ha 26 blocchi di esplorazione offshore per la ricerca di gas che si estendono dai confini occidentali con l’India fino a quelli orientali con la Birmania.

Bangladesh: Uncertainty over exploration in Bay – Seis News

Nel corso degli anni sono stati due quelli scoperti: Sangu e Kutubdia. Sangu è stato abbandonato nel 2013 e il Governo ha intenzione di impiegarlo per lo stoccaggio di gas mentre da Kutubdia non viene ricavato gas naturale poiché si stima che ci siano circa 780 milioni di metri cubi, troppo pochi per essere commercialmente interessante.

Tra le problematiche connesse con la ricerca di nuovi giacimenti c’è anche l’annosa questione dei “confini” marittimi sia con l’India che con la Birmania. Con quest’ultimo paese nel 2008-2009 si è arrivati ai ferri corti con tanti di invio di navi militari.

Rotte commerciali

Shipping routes, old and new. Credit: mgbd.net

Il porto di Chittagong, principale destinazione per le navi in Bangladesh nonché il più congestionato dell’intero Golfo del Bengala, è poco più a nord di Pekua. All’interno del porto trova posto anche la più grande base navale della Marina del Bangladesh in funzione del 1974.

Relazioni India-Bangladesh

Le dichiarazioni riportate sopra, molto esplicite, sono fatte per stemperare la presenza cinese agli indiani.

Il Bangladesh ha rapporti tendenzialmente buoni con l’India. Le vecchie dispute territoriali tra i due paesi sono state risolte con gli accordi del 2015 che hanno aperto una nuova fase diplomatica tra Dhaka e New Delhi.

Militarmente le due nazioni hanno una lunga tradizione che risale almeno alla Guerra di Liberazione del 1971 quando l’India ha finanziato e addestrato il gruppo di resistenza dei Mukti Bahini contro le truppe pakistane.

Nel 2017 durante una visita di quattro giorni del Presidente Sheikh Hasina a New Delhi i due paesi hanno siglato due accordi sulla Difesa: i militari condurranno esercitazioni militari congiunte e l’India aiuterà il Bangladesh nello sviluppo e la costruzione di sistemi militari. L’India ha inoltre aperto per la prima volta una linea di credito per l’acquisto di armamenti ad un paese vicino fornendo al Bangladesh 500 milioni di dollari.

Malgrado gli sforzi i principali venditori di armi al paese rimangono Cina, Russia,Turchia,Italia,Francia,etc.

La situazione ha creato non poche “difficoltà” a New Delhi, tante parole ma poi nei fatti esclusi quasi in toto.

L’India non vuole imporre nulla che il Bangladesh non ritenga idoneo per i suoi requisiti. I documenti bilaterali in considerazione sono mirati all’istituzionalizzazione del meccanismo esistente e per incentivare l’esistente cooperazione tra i due paesi

Dichiarazione di Narendra Modi, Primo Ministro indiano, nel 2018

L’India si trova quindi nella condizione di non essere in grado di competere con la Cina nelle forniture militari. Per i sottomarini ad esempio l’India non è in grado di costruirli e svilupparli in modo indipendente e si affida invece a paesi terzi (Russia o Francia)

La Marina del Bangladesh è dotata di armamento cinese e italiano (missili Otomat Mk 2 Block IV e siluri A244-S) su navi di costruzione sud-coreana, cinese e americana.

La componente aerea della Marina è composta invece da AW109, AW159 e Dornier Do 228 con radar AESA Seaspray di Leonardo.

L’Aeronautica opera un mix russo, cinese, americano e italiano (quattro AW139). Recentemente il Regno Unito ha ceduto cinque C-130J-30 Super Hercules in surplus.

L’Esercito ha invece un mix internazionale tra cui Cina, Svizzera, Spagna, Francia, Italia (170 pezzi d’artiglieria M56 e camion 6×4 Iveco 380),etc. ma niente India nemmeno qui.


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