Guerra di propaganda e psyops tra le due Coree


Il 15 giugno segna il 20° anniversario del primo vertice inter-coreano e la Corea del Sud sarebbe intenzionata a celebrare l’evento che ritiene abbia contribuito al “disgelo” delle relazioni tra Seoul e Pyongyang. La Corea del Nord non sembra essere dello stesso avviso poiché indispettita per l’invio di volantini di propaganda attraverso il confine da parte di un gruppo di disertori/transfughi nordcoreani.

Il 31 maggio, membri dei Fighters for a Free North Korea (FFNK), guidati dal disertore nordcoreano Park Sang-hak, hanno inviato palloncini con volantini di propaganda, dalla città di confine di Gimpo, provincia sudcoreana di Gyeonggi. Nei volantini c’erano accuse contro il leader della Corea del Nord Kim Jong-un di essere un ipocrita. Il gruppo, insieme ai palloncini, ha anche disseminato dispositivi USB contenenti notizie e informazioni sulla florida Corea del Sud.

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Quattro giorni dopo, Kim Yo-jong, alto funzionario nordcoreano e sorella del leader Kim Jong-un, ha fortemente avvertito Seoul “che pagherà un caro prezzo” se continuerà a consentire tali attività ostili.

Il Ministero dell’Unificazione di Seoul, lo stesso giorno ha pubblicato una dichiarazione in cui invitava i gruppi anti-Corea del Nord ad astenersi dall’inviare tali volantini. I governatori locali delle città di confine hanno anche presentato una richiesta al governo per vietare tali attività per la sicurezza dei loro residenti e presentato un reclamo contro il FFNK e un altro gruppo per “violazione delle leggi sugli scambi inter-coreani” avviando una procedura per annullare le loro licenze. Il gruppo lancia regolarmente grandi palloncini che trasportano volantini anti-Pyongyang in una campagna che mira a diffondere messaggi di dissenso nel paese.

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Come riportato in un articolo di Analisi Difesa, nel mese di aprile del 2017, lo stesso gruppo, il “FFNK”, aveva inviato, dalla Corea del Sud, centinaia di migliaia di volantini anti-Pyongyang tramite palloni riempiti di gas elio, da una montagna nell’area di Gimpo, a ovest di Seoul.

Avrebbero disseminato circa 300.000 volantini accusando il regime nordcoreano di avere avuto un ruolo nell’assassinio del fratellastro del leader, Kim Jong-nam, nel mese di febbraio in Malesia.

Oltre ai volantini, alcuni palloni contenevano anche 2.000 banconote da un dollaro, 1.000 chiavette USB, 1.000 dvd e 500 libretti. Inoltre, i volantini criticavano il regime di Kim Jong-un per i test nucleari e missilistici.

Anche la Corea del Nord avrebbe lanciato, lo stesso giorno, più di 100 volantini, naturalmente pro-Pyongyang, rinvenuti in diverse località delle province di confine sudcoreane.
Ma questa volta, le tensioni tra le Coree si sarebbero ulteriormente inasprite soprattutto quando Pyongyang ha interrotto tutte le linee di comunicazione inter-coreane dal 9 giugno. Da allora la Corea del Nord non ha risposto più alle chiamate di Seoul. In un recente articolo pubblicato dalla Korea Central News Agency (KCNA) gestita dallo stato nordcoreano, la Corea del Nord ha continuato ad accusare il Sud di non avere un “atteggiamento adeguato”, affermando che l’invio di volantini viola gli accordi di pace inter-coreani, come la dichiarazione di Panmunjeom del 27 aprile 2018 e l’accordo militare globale firmato il 19 settembre dello stesso anno, in cui le Coree avevano concordato di bloccare “tutte le attività ostili” l’una verso l’altra. Nell’articolo si sostiene che “la diffusione di volantini è una guerra psicologica non più mascherata condotta allo scopo di neutralizzare l’altro partner in guerra, e in realtà, un atto di attacco preventivo che precede una guerra”.

L’invio di volantini di propaganda è stato a lungo un problema spinoso tra le Coree, entrambi impegnati in una “guerra di carta” dopo l’armistizio che ha posto fine alla guerra di Corea del 1950-53.

La “Ppira” è stata un simbolo di ostilità tra le Coree negli ultimi decenni, mentre è stata utilizzata da entrambe le parti per promuovere la “superiorità” del sistema di ciascuno sull’altro: il regime socialista del Nord e il capitalismo del Sud.

La parola ppira è un adattamento coreano di bira, che è il modo in cui i giapponesi pronunciano la parola inglese “bill” (influenza giapponese durante l’occupazione della penisola coreana nel 1910-45). La Ppira è stata un’arma standard nella guerra psicologica tra le due Coree. Fino alla guerra di Corea (1950-53), entrambi i Paesi stampavano, realizzavano e diffondevano tali volantini per denigrare l’altro e affermare che in realtà era il “lato migliore” della penisola coreana.

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La ppira era stata progettata anche per attirare giovani soldati nordcoreani con l’idea che le donne raffigurate nei volantini li attendevano al sud, terra di “vera libertà e felicità”. Ma altre ppira riguardavano le necessità basiche.

Un altro esempio di ppira mostra una selezione di snack dai colori vivaci di cui i sudcoreani potevano godere. Il messaggio era che il Sud è molto più prospero del Nord.

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Alcune ppira avevano lo scopo di fornire informazioni e rassicurazioni ai potenziali disertori. Alcuni davano gentilmente istruzioni dettagliate per la defezione, mentre altri promettevano sicurezza per i nordcoreani disposti ad attraversare il confine.

Ma negli anni ’80 e ’90 emerse una tendenza importante: le donne, spesso seminude, iniziarono a dominare la ppira sudcoreana. In costumi da bagno o abiti succinti, queste donne tentavano di attirare i nordcoreani, in un modo più adatto alle ragazze pin-up che alle portavoce di una democrazia. I messaggi che accompagnavano le donne non erano meno diretti: “Viviamo insieme“, “Cari piloti dell’esercito del popolo coreano! Ci vediamo a Seoul! ” “Chiamami solo il tuo tesoro di Seoul” e così via.

 Questa tattica potrebbe essere stata in parte efficace nell’attirare gli uomini nordcoreani nel Sud: nel 1998, oltre 830 uomini disertarono verso la Corea del Sud, contro a solo 116 donne, secondo le statistiche del Ministero dell’Unificazione sudcoreano. Per coincidenza, dal 2000 in poi, quando il corpo femminile non fu più utilizzato nelle ppira come trofeo per adescare gli uomini, molte più nordcoreane entrarono in Corea del Sud. Nel 2016, il 79% dei disertori erano donne.
Sebbene la Corea del Nord condanni fermamente i volantini di propaganda provenienti dalla parte sudcoreana, sono passati solo un paio d’anni da quando i nordcoreani “hanno fermato” – come sostengono – l’invio dei loro volantini di propaganda dopo gli “accordi di pace” inter-coreani del 2018.

Quest’ultimo caso, tuttavia, sta causando conflitti anche tra i sudcoreani, con una parte che afferma che l’invio di tali volantini dovrebbe essere vietato in modo da non provocare la Corea del Nord e garantire la sicurezza delle persone che vivono nelle città di confine, mentre l’altra parte sostiene che la libertà di parola dovrebbe essere garantita.

Secondo un sondaggio svolto il giorno 11 giugno, la metà dei sudcoreani sostiene il piano del governo di vietare l’invio di volantini anti-Pyongyang.

Nel sondaggio condotto su 500 adulti da Realmeter, il 50 percento ha affermato di sostenere il divieto per i sudcoreani di inviare volantini di propaganda oltre confine, mentre il 41,1 percento ha dichiarato di opporvisi. Il sondaggio ha un margine di errore di più o meno di 4,4 punti percentuali con un livello di confidenza del 95%.

Cho Seong-ryoul, consulente senior dell’Istituto per la strategia di sicurezza nazionale, ha affermato che la Corea del Nord sembra aver stimato favorevole nei propri confronti l’attuale situazione politica sudcoreana. Alle elezioni generali del 15 aprile, il Partito Democratico al potere in Corea del Sud, che ha perseguito una politica di impegno nei confronti del Nord, ha vinto con una super maggioranza nella 21a Assemblea Nazionale.

Cho ha anche affermato che il Nord sembra anche cercare di scoraggiare le attività politiche dei disertori in Corea del Sud dopo che due dissidenti nordcoreani– un ex diplomatico nordcoreano Thae Yong-ho e Ji Seong-ho, sostenitore dei diritti umani nordcoreani – sono stati eletti parlamentari nel principale partito d’opposizione United Future Korea. “La Corea del Nord starebbe cercando di limitare le attività politiche dei disertori trasformati in legislatori facendo sì che l’Assemblea nazionale di Seoul stabilisca una legge da rendere la Dichiarazione di Panmunjeom un accordo giuridicamente vincolante”. “Il Nord vuole minimizzare l’impatto delle loro attività politiche nel caso in cui la loro elezione venga resa nota ai residenti nordcoreani”.

Naturalmente oltre alle attività di volantinaggio, fino a poco tempo fa erano attivi anche gli altoparlanti posti dietro le linee di demarcazione militare di entrambi i confini tra le due Coree, parte delle Psyops (Psychological Operations), utilizzati per diffondere messaggi vocali nell’ambito della propaganda contro i governi e la leadership dei due paesi, tecnicamente ancora in guerra.

Come riportato in un articolo di Analisi Difesa, del febbraio 2018, sul lato nordcoreano ci sono altoparlanti che hanno lo stesso scopo contro la Corea del Sud. Anche se nel 2016, Pyongyang avrebbe orientato i propri diffusori verso la propria gente, presumibilmente per disturbare il suono dagli altoparlanti della Corea del Sud.

Nel gennaio 2016 gli altoparlanti sul confine tra le due Coree, venivano riattivati dopo una pausa di quattro mesi, con trasmissioni ad intervalli di tempo irregolari per tutto il giorno.

Di solito, le trasmissioni consistevano in messaggi di propaganda con aspre critiche al regime di Kim Jong-un e alle violazioni dei diritti umani, così come la narrazione dei successi della Corea del Sud e le canzoni K-pop, a tutto volume, da 11 località lungo la zona demilitarizzata.

I messaggi avrebbero raggiunto l’interno delle regioni nord-coreane fino a 10 chilometri di giorno e circa 24 di notte. Mentre gli altoparlanti potevano sembrare una risposta banale ai vari test nucleari e missilistici, non c’è dubbio che le trasmissioni avrebbero fatto infuriare la leadership di Pyongyang, che controlla rigorosamente le informazioni destinate ai nordcoreani e vede la propaganda come un tentativo di minare l’autorità.

Questo sistema di propaganda era considerato un elemento importante della “guerra psicologica” di Seul contro Pyongyang. Il Presidente sudcoreano, Moon, nel suo discorso a Berlino nel luglio 2017, aveva proposto di disattivare i diffusori su entrambi i lati del confine, non ottenendo però risposta da Pyongyang.

Oltre agli altoparlanti a ridosso del confine vengono usati altri strumenti della guerra psicologica.

La disseminazione di volantini è parte dell’attività della guerra psicologica ed è stata un pezzo della strategia militare nel corso della storia. In generale la definizione di operazioni psicologiche sono: attività psicologiche condotte sia in tempo di pace sia in tempo di guerra, dirette a un’audience, amica, nemica o neutrale, al fine di influenzarne attitudini e comportamenti che, altrimenti, potrebbero compromettere il raggiungimento di obiettivi politici e militari. Esse comprendono le attività psicologiche strategiche, psicologiche di consolidamento e psicologiche proprie del campo di battaglia. Le operazioni psicologiche condotte a livello operativo influenzano tutto il Teatro operativo e normalmente consistono nella trasmissione diffusa di programmi radio e televisivi nonché la disseminazione di volantini.

Oggi mezzi sempre più sofisticati sono utilizzati per la disseminazione dell’informazione, ma in certi contesti la diffusione di volantini e di dispositivi USB risultano così efficaci, tanto da indispettire alcuni governi.



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