Questo AEGIS non s’ha da fare, passo indietro del Giappone sul sistema anti missile


Il Ministero della Difesa giapponese ha ufficialmente confermato la decisione di interrompere il tanto contestato programma per l’installazione di due sistemi radar AEGIS terrestri dopo aver già speso quasi un miliardo di dollari.

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I radar avrebbero aumentato la capacità di Tokyo di rilevare, individuare, tracciare e intercettare le minacce provenienti dai paesi vicini.

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Il Ministro della Difesa giapponese, Taro Kono, durante la sua visita a Washington al suo omologo statunitense, il Segretario alla Difesa Mark T. Esper, durante il gennaio 2020.

Il Ministro Taro Kono nello specifico ha affermato che la decisione di fermare tutto è derivata dall’impossibilità di garantire la sicurezza della popolazione attorno ad uno dei due siti selezionati, quello di Yamaguchi, senza effettuare costosissime e lunghissime modifiche ai sistemi.

Considerando i costi e il tempo richiesti, non ho altra scelta che giudicare la prosecuzione del programma come non logica.

Taro Kono, Ministro della Difesa giapponese

La decisione di installare due siti AEGIS equipaggiati con il radar AN/SPY-7(V)1 è stata approvata da Tokyo (dopo anni di tira e molla) nel 2017 per affiancare le unità navali ed i sistemi missilistici Patriot. L’approvazione da parte del Dipartimento della Difesa statunitense alla vendita era arrivata il 29 gennaio 2019 e la firma del contratto verso novembre.

Secondo il progetto originale i due radar avrebbero assicurato copertura completa sopra il Giappone.

Un sito sarebbe dovuto sorgere a Yamaguchi, nel sud del paese, e l’altro ad Akita, a nord.

Il booster

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Lancio di un SM-3 dalla USS Lake Erie durante un test congiunto tra la Missile Defense Agency e l’U.S. Navy

Nello specifico la problematica principale a Yamaguchi è che la zona dove il booster del missile sarebbe potuto precipitare, diversamente da quanto affermato inizialmente, si trovava all’esterno della base militare e coincideva con aree abitate creando non poche problematiche di sicurezza per la popolazione.

Il sistema terrestre AEGIS giapponese avrebbe dovuto impiegare missili SM-3 Block IIA (sviluppo congiunto USA-Giappone) e anche SM-6.

Il booster dei missili SM-3 ha una lunghezza di 1,7 metri, un diametro di 0,53 m ed un peso a pieno carico di 700 kg.

I tentativi di modificare il software del missile affinché la separazione avvenisse lontano da zone abitate non hanno raggiunto i risultati sperati e quindi si sarebbe dovuti passare ad una modifica sull’hardware, ritenuta però dai giapponesi come anti economica.

Altri problemi

Il problema della caduta del booster non è il primo problema che ha attanagliato gli AEGIS giapponesi. Innanzitutto vennero sollevate critiche sulla scelta dei siti con le opposizioni dei governatori locali ed i costi, aumentati di volta in volta, avevano raggiunto nelle ultime stime i 4,1 miliardi di dollari in 30 anni per operare e manutenere il sistema oltre costi di acquisizione per 2,5 miliardi di dollari.

I critici sottolinearono anche come il sistema anti missile avrebbe funzionato principalmente contro i missili nord coreani diretti verso Guam o le Hawaii piuttosto che contro il Giappone creando un possibile conflitto con la Costituzione.

Non tutto è perduto

Adattamento da AEGIS navale a terrestre

Kono ha affermato che il Giappone ha già speso un miliardo di dollari nel programma che non andranno però persi tenuto conto dell’interoperabilità dei sistemi con quelli installati sui cacciatorpedinieri della Marina.

Il sistema terrestre aveva però alcuni vantaggi: l’AN/SPY-7(V)1 è un radar molto potente e prestante basato sull’LRDR (Long Range Discriminator Radar) di Lockheed Martin, anche superiore a quelli installati sulle unità navali giapponesi, ed inoltre, essendo un sistema “stand-alone”, richiede un numero di personale per lo svolgimento della sua missione minore rispetto all’equipaggio di una nave intera.

Altri paesi

Le due nazioni che hanno sistemi AEGIS terrestri rimangono dunque la Polonia e la Romania (qui il nostro articolo). Inizialmente era prevista anche la Turchia ma visti i venti che tirano con gli Stati Uniti è divenuta ormai una ipotesi più che vana.


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