NGSW: Il futuro delle armi leggere USA


L’obiettivo di questo programma è incrementare la precisione e la letalità dei soldati, fornendo un rimpiazzo “a prova di futuro” per l’M4 e l’M249. Il contratto che deriva dalla vincita del concorso dovrebbe prevedere un primo ordine di 250mila NGSW-R/AR e 150 milioni del nuovo 6.8mm. È prevista inoltre la possibilità di piazzare ulteriori ordini di una quantità indefinita di NGSW-R/AR e munizioni, a prezzo fissato.

Il progetto, salvo ritardi, prevede di equipaggiare un’intera brigata di fanteria entro il 2023.

L’US Army sta valutando l’acquisizione di:

  • Un fucile, denominato NGSW-R (Rifle)
  • Una mitragliatrice leggera, denominata NGSW-AR (Automatic Rifle)
  • Un nuovo tipo di munizione in calibro 6.8mm (non il classico 6.8 SPC)
  • Un’ottica con un sistema di controllo di fuoco integrato (NGSW-FC)

AZIENDE CANDIDATE

Le aziende candidate per il programma NGSW sono Textron System, Sig Sauer e General Dynamics.

Per quanto riguarda l’ottica è stata selezionata Vortex per un prototipo, anche se è stata proposta anche una versione realizzata da Leupold and L3 Harris.

NGSW-FC

La nuova ottica dell’azienda Vortex del Winsconsin, selezionata per i test dall’APMSL (Army Product Manager Soldier Lethality), serve ad equipaggiare il programma Next Generation Squad Weapon (NGSW).

Dotato di telemetro laser con gittata di 1km, sensore atmosferico e computer balistico è in  grado di aggiustare il reticolo sul bersaglio, permettendo un drastico incremento della precisione dei soldati. L’ottica è dotata di un 1-8×30 ARFC (Active Reticle Fire Control), permettendo vari livelli di ingrandimento. La distanza di ingaggio per cui è progetta spazia almeno fino ai 600 metri, resi effettivi dal nuovo calibro scelto per il programma NGSW.

NGSW-R/AR

Tra i requisiti (sia per R che AR) spiccano: la richiesta di prototipi ambidestri, la colorazione compresa tra la tonalità Coyote 481 e Coyote 499, e la presenza di un soppressore.

Qui la lista completa dei requisiti allegati al PPON:

  • utilizzo ambidestro dell’arma
  • spegnifiamma e silenziatore (rimovibile)
  • cinghia con sistema di rimozione veloce (quick release)
  • modalità di fuoco singolo semi-automatico e automatico
  • resistente a corrosione, abrasione, agenti chimici, biologici, radioattivi e impulsi elettromagnetici
  • colorazione compresa tra la tonalità Coyote 481 e Coyote 499, per ridurre l’impatto visivo dell’arma
  • normale funzionamento dell’arma in qualsiasi condizione meteo e temperatura
  • compatibilità con l’equipaggiamento in uso
  • caricatori intercambiabili tra entrambe le versioni NGSW
  • due configurazioni, una con batteria l’altra senza:
    • Senza batteria: rappresenta la configurazione “standard”
    • Con batteria: la batteria deve essere contenuta all’interno dell’arma, e in comune a entrambe le versioni R e AR. Le batterie dovranno essere da 6-32 volts, le versioni ricaricabili compatibili con UBC (Universal Battery Charger)

Tutti i tre prototipi selezionati rispettano, ovviamente, i requisiti. Vediamo alcune particolarità.

Textron

Textron ha lavorato in collaborazione con H&K per il design delle sue proposte NGSW-AR/R. Propone un design familiare, simile a M4 e M249. Sappiamo che Textron ha optato un pistone a corsa corta. L’arma è dotata di un sistema di funzionamento interno proprietario che offre vantaggi nella dissipazione del calore e alla riduzione della massa in movimento. Tuttavia la maggiore complessità ne rendono la pulizia e il mantenimento più complesso, soprattutto in condizioni “da campo”. Questo probabilmente rappresenta un punto debole nella proposta di Textron. Il caricatore è di 20 colpi. La versione AR pesa circa 5 kili,mentre quella R si aggira intorno ai 3.6kili, senza il soppressore.

General Dynamics

General Dynamics si è avvalsa delle competenze di Beretta Defense Technologies (BDT) per lo sviluppo delle proprie candidate. Rispetto agli altri modelli presentati il lavoro della General Dynamics si è orientato verso una soluzione bullpup. Sotto questo aspetto è la proposta più audace e rischiosa, in quanto lo rende meno “user friendly”, essendo i soldati abituati a piattaforme “classiche”.

Le due versioni R e AR condividono la stessa architettura. L’unica differenza parrebbe essere per la versione AR, che presenta una canna più lunga.

General Dynamics descrive l’arma come un sistema “gas and recoil operated, impulse averaged, air cooled”.

Il soppressore è realizzato da “Delta P design”. È stato progettato per durare quanto la canna, e il design ibrido lo rende utile allo stesso tempo sia come silenziatore che come spegnifiamma. L’impugnatura è compatibile con quelle standard AR-15, l’upper receiver è di alluminio stampato. La maniglia di armamento si discosta dalla classica forma a “T” dell’M4, optando per una soluzione commutabile lateralmente, posizionata subito sopra la canna. Entrambe le soluzioni impiegano caricatori da 20 colpi proprietari.

La novità forse più interessante è però costituita dall’utilizzo di entrambe le soluzioni “closed bolt” e “open bolt” rispettivamente per il fuoco semi-automatico e automatico. Questo consente una migliore gestione del calore.

Sig Sauer

Sig Sauer ha optato per una soluzione il più possibile in linea con i design odierni, per la massima velocità di adattamento. La versione AR, denominata MG-6.8, pesa poco più di 5 kili. Questo viene raggiunto rimuovendo la maniglia di trasporto e perdendo la possibilità di caricare i colpi da destra. È dotata di un sistema di cambio della canna (non veloce) che permette, senza ulteriori modifiche, di cambiare il calibro dal 6.8mm al 7.62mm.

I materiali utilizzati nell’arma solo l’alluminio e l’acciaio forgiato, la percezione del rinculo viene dichiarata alla pari di quella di un M4, il calcio è pieghevole.

La versione “Rifle” è denominata “MCX SPEAR”. È dotato di un “full-length top rail”, anche se non monolitico. La maniglia di armamento è quella classica a “T” dell’M4. Anche l’MCX può cambiare la propria canna per passare al 7.62mm, come la controparte AR.

Il nuovo 6,8MM

Per ottenere le prestazioni richieste dall’US Army la pressione da sostenere è molto elevata, posizionandosi probabilmente intorno agli 90mila psi, contro i circa 55 mila del 5.56 NATO. La classica soluzione interamente in ottone delle munizioni non è in grado di resistere a questo tipo di pressione, rischiando perciò di subire spaccature. Questo, insieme ai problemi di peso maggiore, sono i motivi principali per si è optato per lo sviluppo di un nuovo 6.8mm. Inoltre viene richiesto un peso inferiore del 20% rispetto alle soluzioni al momento presenti sul mercato.

Le tre proposte del nuovo 6.8mm. Dall’alto rispettivamente Textron System, General Dynamics e Sig Sauer.

Textron System

Il 6.8mm proposto da questa azienda è forse il più audace dei tre: viene chiamato “telescoping case”. Il proiettile normalmente è collocato sopra la polvere da sparo in un guscio di ottone,in questo caso il proiettile è collocato all’interno della polvere da sparo, in una cartuccia di plastica.

Il vantaggio di questa soluzione è il notevole risparmio di peso, che raggiunge il 30-40%, sorpassando ampiamente il 20% dei requisiti.

Il team di Textron ha lavorato in collaborazione con Winchester per sviluppare la nuova munizione. I due si sono uniti per collaborare poiché, sebbene Textron abbia la capacità di progettare, non ha la capacità di produzione di Winchester, necessaria per soddisfare i requisiti di produzione in caso di vittoria.

Sig Sauer

Questa azienda ha optato per una soluzione meno rischiosa e più “user friendly”. Mantiene infatti il classico case di ottone introducendo però una base di acciaio, più resistente. I due pezzi sono tenuti insieme da un connettore. Questo design, essendo molto simile alla costruzione dei proiettili attuali, ridurrebbe i prezzi e i tempi di produzione. Per ridurre il peso del 20% e rientrare nelle richieste dell’esercito hanno reso più sottili le pareti di ottone.

SIG è l’unica delle tre aziende ad aver presentato la propria soluzione al pubblico, durante lo SHOT 2020. La versione per il mercato civile, sotto la designazione di “.227 SIG Fury”, è stata approvato dal SAAMI. Questo ci permette di analizzare le sue specifiche e farci una idea di come sarà la controparte militare. Nonostante sia meno “estremo” rispetto alla variante per l’US Army, sviluppa comunque una pressione di 80 mila psi, la più alta mai approvata dal SAAMI (65 mila psi). Il peso del proiettile è di 135 o 140gr. La forza di uscita del proiettile si attesta grossomodo tra gli 880 m/s (13 pollici) e i 910 m/s (16 pollici). Una così piccola differenza al variare della lunghezza della canna la si deve alla pressione maggiore del colpo.

General Dynamics

General Dynamics ha collaborato con True velocity per lo sviluppo del suo 6.8mm. La loro soluzione prevede un case interamente in polimero con una base in acciaio. Questo materiale permette la creazioni di forme altrimenti impossibili utilizzando l’ottone. Difatti se lo si osserva si nota la mancanza di una “spalla” e di un “collo” convenzionali, sostituiti con controparti decisamente meno pronunciate. Questo nuovo design dovrebbe permettere un maggiore resistenza. Un ulteriore vantaggio del case in polimero è il peso, che permette a questa soluzione di risparmiare il 30-40% del peso, quasi raddoppiando quanto richiesto nei requisiti. Inoltre General Dynamics dichiara che le sue munizioni sono riciclabili.

Fonti – Per approfondire


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