Gli S-400 turchi non sono ancora stati attivati


Il Ministro degli Esteri di Anakara, Mavlut Cavusoglu, ha affermato che i sistemi di difesa aerea S-400 acquistati dalla Russia non sono ancora stati attivti.

Originariamente gli S-400 sarebbero dovuti entrare in servizio da aprile ma i lavori hanno subito un rallentamento probabilmente legato all’epidemia di Covid-19.

Gli S-400 non sono ancora attivi. I nostri soldati sanno cosa fare per attivare l’S-400. Abbiamo acquistato questo sistema perché ne abbiamo urgentemente bisogno

A novembre del 2019 i media turchi e russi avevano riportato la notizia che gli F-16 avevano effettuato alcune manovre aeree con il sistema russo. Una raccolta dati molto importante per l’ottimizzazione del sistema.

Il Senatore Repubblicano Jonh Thune ha proposto, a luglio, l’acquisto da parte degli Stati Uniti delle batterie S-400 vendute ai turchi per togliere l’empasse nel quale Erdogan è entrato. L’acquisto ha infatti incrinato i rapporti tra i due membri della NATO tanto che Anakara è stata cacciata fuori dal programma JSF, non senza conseguenze per entrambi. La Turchia che perde la possibilità di avere un caccia di Quinta Generazione e per il consorzio che sta facendo le corse contro il tempo per sostituire i fornitori turchi.

Politica?

Se possano esserci dietro a questo rallentamento manovre politiche non è dato sapere. Difficile però dato che ad agosto la Turchia ha annunciato la volontà di acquistare un secondo lotto di S-400 per 1,2 miliardi di dollari.

Secondo l’Agenzia di Stampa TASS, che cita come fonte il Ministro della Difesa turco, i radar dell’S-400 avrebbero tracciato velivoli stealth statunitensi (F-35 e F-22) sopra il Mediterraneo Orientale e il Mar Nero.

Le dichiarazioni del Ministro degli Esteri circa il fatto che le batterie non sono nemmeno ancora state attivate pongono qualche interrogativo a tali dichiarazioni che appaiono dunque abbastanza “ottimistiche”.

Per stessa “ammissione” del Ministro per l’Industria della Difesa Ismail Demir i russi non avrebbero “pieno accesso” alle batterie missilistiche e che a maggio diversi elementi era già entrati in servizio.


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