Che fine ha fatto l’ambasciatore della Corea del Nord in Italia scomparso da Roma nel 2018?


Jo Song Gil

L’ambasciatore della Corea del Nord in Italia Jo Song Gil è ormai scomparso da quasi due anni quando ha lasciato la sede diplomatica in Viale dell’Esperanto per far perdere le tracce insieme alla consorte, ma non alla figlia.

La notizia riveste un ruolo di primaria importanza nelle relazioni tra le due coree, già ai minimi storici.

Facendo dunque un piccolo passo indietro, Jo Song Gil era l’ambasciatore “reggente” nordcoreano in Italia.

La sede dell’ambasciata in Viale dell’Esperanto

Il diplomatico avrebbe lasciato l’ambasciata con la moglie i primi di novembre del 2018 senza lasciare alcuna informazione ai suoi collaboratori.

Secondo alcune fonti l’incarico di Jo Song Gil era ormai prossimo a terminare ma nessuna notizia ufficiale è mai giunta né dal corpo diplomatico né da Pyongyang.

Si sono fatte avanti invece, in modo sempre più pressante, la teoria che davano lui e la propria consorte in Sud Corea grazie ad una triangolazione con un terzo paese, forse la Svizzera.

Destinazione Corea del Sud

L’arrivo di Jo Song Gil in Corea del Sud sarebbe avvenuto a luglio 2019, circa otto mesi dopo la sua “scomparsa” da Roma.

Nell’agosto del 2016, Thae Yonh ho, diplomatico di alto rango nordcoreano presso l’ambasciata a Londra, si è rifugiato proprio in Corea del Sud dove è stato pubblicamente accolto dal Ministro della Riunificazione sudcoreano.

I cambiamenti nella gestione della politica interna ed esterna del Primo Ministro Moon avrebbero portato quest’ultimo a non pubblicizzare più di tanto l’arrivo di Jo Song Gil per non creare ulteriore materia di scontro con Kim Jong Un.

Una ulteriore conferma della fuga di Jo Song Gil arriva dal parlamentare repubblicano Ha Tae-keung del partito di opposizione PPP (People Power Party) che è membro del Comitato Intelligence dell’Assemblea Nazionale.

Il politico ha infatti pubblicato su Facebook un post dove afferma che l’ormai ex diplomatico nordcoreano vive a Seul.

Il National Intelligence Service si è limitato a “non confermare” quanto scritto da Ha Tae-keung. Thae Yonh Ho ha invece espresso il suo disappunto per questa “fuga” di notizie che rischia di mettere in serio pericolo i familiari dell’ambasciatore ancora residenti in Corea del Nord.

Dal punto di vista prettamente formale Jo Song Gil non era ambasciatore bensì incaricato d’affari (chargé d’affaires, un rango inferiore a quello di ambasciatore) poiché l’Italia ha ufficialmente espulso nel 2017 l’ambasciatore nordcoreano Mung Jong Nam a seguito dei test del programma nucleare di Kim Jong Un. A parte questa precisazione Jo era un nome molto importante per la nomenklatura nordcoreana tanto da avere il privilegio di poter portare con se la propria famiglia e vantava amicizie e contatti fino ai più alti vertici della gerarchia politico-militare.

L’Italia è stato il primo paese del G7 ad aprire canali diplomatici con la Corea del Nord nel 2000.

La figlia

Rimane invece ancora avvolta nel mistero la sorte della figlia dell’ambasciatore, minorenne (17 anni) al momento della scomparsa dei suoi genitori nel 2018.

Secondo quando è stato possibile ricostruire la figlia non vedeva di buon grado il modo di vivere “occidentale” dei genitori essendo stata educata seguendo la rigida dottrina “dei Kim”. Questo genere di lamentele arrivò non solo al personale dell’ambasciata ma furono condivise anche con suo nonno, residente in Corea del Nord. Questo potrebbe aver provocato il richiamo in patria di Jo Song Gil.

Secondo quanto scritto da Carlo Bonini su Repubblica la coppia si sarebbe dileguata all’estero mentre la figlia avrebbe richiesto di sua spontanea volontà di fare ritorno a Pyongyang.

Il post di Manlio di Stefano

Come molti lettori si ricorderanno la vicenda ha visto il coinvolgimento pubblico di Manlio Di Stefano (M5S), sottosegretario agli Esteri con delega ai paesi asiatici, che accusò la Farnesina, al cui vertice vi era Paolo Gentiloni, di non essersi opposta al “rapimento” della diciassettenne.

La Farnesina ha risposto affermando che il Ministero degli Esteri nordcoreano ha informato l’Italia che la figlia dell’ambasciatore è rientrata in patria il 14 novembre 2018 a seguito della sua richiesta di recarsi presso i nonni.

Non è chiaro come si siano svolti i fatti e cosa sia successo nei quattro giorni che separano la scomparsa dei coniugi Jo e il volo destinazione Corea del Nord della figlia.

Per l’agenzia sudcoreana Yonhap il rimpatrio sarebbe avvenuto addirittura prima della partenza dei suoi genitori per evitare che si potesse unire a loro mentre per Thae Yonh Ho sarebbe stata prelevata di forza e portata in Corea del Nord.


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