Il progetto “QUAD” nell’Indo-Pacifico


La cooperazione quadrilaterale (QUAD) è una “possibile alleanza” che include Australia, India, Giappone e Stati Uniti nata in seguito allo Tsunami avvenuto nel 2004 dallo “Tsunami Core Group”. I funzionari dei quattro paesi avevano coordinato la risposta alla tragedia nell’Oceano Indiano. Il Quad è stato ripreso nel 2017, dopo un congelamento durato dieci anni, quando i diplomatici di Australia, India, Giappone e Stati Uniti si erano riuniti per consultazioni nel contesto del vertice dell’ East Asia Summit (EAS) a Manila. I quattro governi hanno tenuto consultazioni quadrilaterali a maggio e novembre 2018 a margine rispettivamente del Dialogo Shangri-La e dell’EAS.

RIMPAC 2020

Il Giappone e l’Australia hanno stabilito diversi accordi sulla cooperazione in materia di sicurezza, come articolato in una dichiarazione congiunta nel settembre 2012, come l’Accordo di acquisizione e di assistenza incrociata (ACSA) concordato nel 2010 e l’Accordo sulla sicurezza delle informazioni (ISA) firmato nel 2012. Gli accordi sono entrati in vigore sotto l’amministrazione dell’ex primo ministro giapponese Shinzo Abe, e la cooperazione bilaterale in materia di difesa è proseguita, come si è visto nell’accordo di condivisione delle informazioni sulla difesa firmato nell’ottobre 2016.

Oltre a questi quadri giuridici, l’ADF (Australian Defence Force) e il JSDF (Japan Self-Defense Forces) hanno sviluppato anche una cooperazione operativa bilaterale e trilaterale. Dalle prime esercitazioni trilaterali con le forze statunitensi nel 2011, nella Red Flag dell’Alaska, l’ADF e il JSDF hanno partecipato poi alla Cope North (dal 2012), alla Talisman Saber (2015, 2017), alla Southern Jackaroo (2017), alla Multilateral Kakadu (dal 2016) e alla RIMPAC (dal 1980), che coinvolgono non solo le loro forze navali ma anche le forze terrestri e aeree. L’ultima esercitazione trilaterale si è concentrata sulla guerra anti-mine condotta al largo della costa meridionale del Giappone.

L’India ha speso diversi miliardi di dollari in attrezzature per la difesa dagli Stati Uniti dal 2007, con piani per spenderne molti di più nel corso degli anni. Sono stati definiti anche quadri giuridici per la cooperazione in materia di difesa. Dopo il rinnovo del nuovo quadro indo-statunitense per la cooperazione del 2015, New Delhi e Washington hanno firmato un accordo di compatibilità e sicurezza delle comunicazioni (COMCASA), che “faciliterà l’accesso a sistemi di difesa avanzati e consentirà all’India di utilizzare in modo ottimale le sue piattaforme esistenti di origine statunitense”. COMCASA segue la firma del Memorandum of Agreement US-India Logistics Exchange (LEMOA) del 2016 e del General Security of Military Information Agreement (GSOMIA) del 2002.

Il 27 ottobre 2020, India e Stati Uniti hanno rinnovato i loro accordi di difesa e sicurezza durante una conferenza stampa congiunta tenuta a New Delhi, il Basic Exchange and Cooperation Agreement (BECA), che consente una maggiore condivisione delle informazioni e rafforza la cooperazione nel campo della difesa tra le due nazioni.

All’inizio di quest’anno l’India ha dichiarato che acquisterà equipaggiamenti militari per un valore di 3 miliardi di dollari, inclusi elicotteri d’attacco. I due paesi ampliano i legami commerciali e di difesa nel tentativo di bilanciare il peso della Cina nella regione.

L’Oceano Indiano copre un quinto della zona oceanica mondiale, vi si affacciano quasi 50 Paesi, ha collegamenti con l’Atlantico e il Pacifico ed è di vitale importanza commerciale, politica e strategica per l’India. New Delhi, preoccupata dell’assertività della Cina sul piano economico e militare, si opporrebbe allo sviluppo della Belt and Road Initiative, la Nuova Via della Seta di Pechino, e allo stesso tempo non sarebbe entusiasta del rafforzamento dell’asse Cina-Pakistan.

L’India, come il Giappone, ha dispute territoriali di lunga data che la contrappongono alla Cina (il Doklam, remota regione di frontiera), e questo rappresenta uno dei motivi per cui i leader dei due Paesi hanno cercato di aumentare la loro cooperazione bilaterale come apparente contro-risposta. Le relazioni travagliate con il suo vicino a nord sono culminate, poche settimane fa, in scontri armati, lungo il loro confine conteso nell’Himalaya, che hanno causato la morte di decine di militari. Inoltre, l’India teme l’invasione della sua zona di interesse strategico e l’accerchiamento a seguito di progetti cinesi in Pakistan. Oltre al fatto che la Cina investe miliardi di dollari in Sri Lanka e Nepal, considerati alleati dall’India.

Il Giappone e l’India hanno definito un accordo sulla sicurezza delle informazioni e un accordo di trasferimento delle attrezzature di difesa. Tokyo e New Delhi hanno concordato l’avvio dei negoziati per l’ACSA in una dichiarazione di visione del 2018.

U.S., India and Japan Participating in Annual Malabar Exercise in Bay of  Bengal - USNI News

A livello operativo, l’India ha accettato la partecipazione del Giappone nell’esercitazione di India e Stati Uniti, la “Malabar”, occasionalmente dal 2007 (2007, 2009, 2011, 2014) e regolarmente dal 2016. L’Australia ha preso parte all’esercitazione del 2007, ma ha lasciato in seguito. In quell’anno, l’India aveva invitato Australia, Giappone e Singapore a partecipare all’esercitazione. Pechino aveva definito la mossa come una “coalizione anti-Cina” e inviato segnali a Stati Uniti, India, Giappone e Australia contro l’ampliamento dell’esercitazione Malabar”. Per mantenere un buon rapporto economico con la Cina, l’Australia si era ritirata dal “Quad”.

Nonostante l’India abbia rifiutato di consentire all’Australia di prendere parte all’esercitazione Malabar 2017 e 2018, ha condotto con Camberra le esercitazioni AUSINDEX nel 2015 e nel 2017 a Perth, nell’ambito delle quali le navi militari indiane Jyoti, Shivalik e Kamorta hanno fatto tappa nel porto di Fremantle, indicando una maggiore cooperazione marittima tra i due paesi. L’India ha preso parte anche all’esercitazione multinazionale “Pitch Black”, della durata di tre settimane (27 luglio – 17 agosto 2018), condotta dalla RAAF della Base Darwin e Tindal. L’esercitazione avrebbe ospitato circa 4000 persone e 140 velivoli provenienti da tutto il mondo, inclusi i partecipanti provenienti da Australia, Canada, Francia (Nuova Caledonia), Germania, Indonesia, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Singapore, Tailandia, India, Malesia e Stati Uniti.

Quest’anno India, USA, Giappone e anche Australia, parteciperanno alle esercitazioni navali congiunte “Malabar” che si terranno nell’Oceano Indiano nel mese di novembre.

Prima della rielezione di Shinzo Abe nel dicembre 2012, i quattro governi avevano sviluppato un’esperienza nella cooperazione per la sicurezza che ha costituito una base per il Quad. Dopo aver trascorso quattro anni ad approfondire le relazioni strategiche con i paesi del Quad e con gli stati del sud-est asiatico, Shinzo Abe ha introdotto il concetto Free and Open Indo-Pacific (FOIP) nel 2016. Il FOIP è legato al concetto geografico di “Indo-Pacifico”, un acronimo utilizzato da diplomatici, politici e studiosi in molte parti del mondo per indicare una zona spazialmente coerente che unisce l’oceano Pacifico e quello Indiano. Abe ha presentato il FOIP principalmente come un insieme di iniziative volte a promuovere la prosperità economica del Giappone attraverso il mantenimento di un ordine basato su regole e il miglioramento della connettività attraverso questa vasta distesa d’acqua, isole e paesi del bacino.

Secondo quanto riportato dal CSIS , mentre il Quad nel 2007 era visto come un semplice contrasto alla Cina senza una visione chiara, nel 2017 poteva essere considerato uno sforzo collettivo di costruzione dell’ordine regionale, soprattutto in termini di sicurezza marittima e connettività regionale, con una migliore legittimità.

Il 6 ottobre scorso, i ministri degli esteri dei paesi del “Quad” – Giappone, Stati Uniti, Australia e India si sono incontrati a Tokyo, durante il meeting sono emerse riflessioni sulla fattibilità del progetto, promuovere una regione indo-pacifica libera e aperta e persino la pietra miliare di una nascente architettura di sicurezza regionale.

Tra i quattro governi turbati dal comportamento cinese, gli Stati Uniti sono stati i più critici. Il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha condannato le azioni della Cina definendole “bullismo”. I pianificatori della sicurezza giapponese concordano, anche se non utilizzano un linguaggio così schietto. La Cina rappresenta una minaccia territoriale per la disputa sulle Isole Senkaku ed è ampiamente vista come una potenza revisionista che cerca la preminenza regionale con un costo significativo per il Giappone.

L’Australia si oppone alla costruzione di isole cinesi nel Mar Cinese Meridionale, alle interferenze nella sua politica interna e alle sanzioni imposte alle esportazioni verso la Cina dopo che Canberra si è lamentata di tale interferenza e ha chiesto un’indagine internazionale sulle origini della pandemia di covid19.

Il Ministro degli Esteri australiano, Marise Payne, ha dichiarato che hanno deciso di rafforzare la cooperazione per promuovere un equilibrio strategico nell’Indo-Pacifico e lavorare per sostenere una regione di stati resilienti e sovrani che si impegnano a vicenda sulla base di regole, norme e diritto internazionale.

I ministri hanno sottolineato il loro forte sostegno alla centralità dell’ASEAN e all’importante ruolo dell’ASEAN e all’architettura guidata dall’ASEAN, in particolare il vertice dell’Asia orientale, nel sostenere la stabilità e la ripresa regionali. Hanno ribadito che gli Stati non possono attestarsi rivendicazioni marittime che sono incoerenti con il diritto internazionale, in particolare la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS)”.

La Cina è impegnata in controversie territoriali accese nel Mar Cinese Meridionale e Orientale. Pechino ha anche compiuto notevoli progressi nella militarizzazione delle sue isole artificiali negli ultimi anni.

Pechino rivendica la sovranità su tutto il Mar Cinese Meridionale. Ma Vietnam, Malesia, Filippine, Brunei e Taiwan hanno contro rivendicazioni. Nel Mar Cinese Orientale, la Cina ha controversie territoriali con il Giappone.

Si dice che il Mar Cinese Meridionale e il Mar Cinese Orientale siano ricchi di minerali, petrolio e altre risorse naturali. Sono anche vitali per il commercio globale.

In un editoriale del Japan Times viene sottolineato che l’attenzione non si è concentrata solo sulle esercitazioni militari che evidenziano l’obiettivo dei membri del Quad di dare più forza alla cooperazione, ma anche sulle discussioni molto più ampie come le infrastrutture, sistemi di telecomunicazioni (5G in particolare), sicurezza informatica, protezione della proprietà intellettuale e risposte a l’epidemia di COVID-19. Dopo gli incontri del 6 ottobre, il ministro degli Esteri giapponese Toshimitsu Motegi ha detto che i membri del Quad hanno deciso di incontrarsi regolarmente, discutere le opinioni e cooperare su queste e altre questioni. Secondo quanto riferito, ha anche proposto al Quad di ampliare la sua cooperazione con altri paesi.

Espandere sia l’agenda che l’adesione è una buona idea, ma è ancora molto lontano dalla proposta di Pompeo, all’inizio della settimana, che il gruppo venga “istituzionalizzato” e poi “costruisca un vero quadro di sicurezza”, con altri paesi che si uniscono ” al momento opportuno.”

Il Giappone ha notevolmente rafforzato i legami di sicurezza con l’Australia e l’India, ma deve affrontare vincoli legali nell’assumere impegni di sicurezza con altri paesi. Tutti e tre i paesi – Giappone, Australia e India – hanno problemi con la Cina, ma vogliono anche calibrare le relazioni in modi che tengano conto delle loro realtà geografiche, economiche e politiche.

La Cina renderà le cose ancora più difficili. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, ha messo in guardia dal “formare cricche esclusive” e “prendere di mira terzi o minare gli interessi di terzi”, e ha chiesto una cooperazione “aperta, inclusiva e trasparente” che sia “favorevole alla comprensione e alla fiducia reciproche tra i paesi regionali.” Wang ha giudicato i piani di Pompeo per formare una coalizione delle “sciocchezze”, aggiungendo “Non vedrà quel giorno. E nemmeno i suoi successori vedranno quel giorno, perché quel giorno non arriverà mai e poi mai.”

Sempre secondo quanto riportato nell’editoriale del Japan Times, il comportamento della Cina resta preoccupante. Le nazioni “Quad”, insieme ad altri governi regionali, sanno che il miglior modo di moderare il comportamento di Pechino è agire insieme e parlare all’unisono. Ciò non significa che debbano adottare politiche identiche: c’è spazio per sfumature e variegature fintanto che i governi membri lavorano per gli stessi obiettivi e comprendono gli obiettivi e le tattiche degli altri. La cooperazione istituzionalizzata avrebbe un altro scopo: costringere gli Stati Uniti a impegnarsi anche nella regione. Il Quad fornisce una finestra sul processo decisionale degli Stati Uniti e offre ai governi partner l’opportunità di influenzare il pensiero di Washington su questioni che sono di vitale importanza per loro.

Nei progetti di Washington c’è poi anche un ampliamento del Quad coinvolgendo Corea del Sud, Vietnam e Nuova Zelanda. Da parte sudcoreana, un consigliere speciale del presidente sudcoreano, ha fatto sapere che la partecipazione della Corea del Sud a un’alleanza militare multilaterale simile alla NATO nell’Indo-Pacifico potrebbe destabilizzare, piuttosto che promuovere la sicurezza nella regione, poiché la Cina considererebbe Seoul un nemico.

Il consigliere, Moon Chung-in, in un seminario web, organizzato dal Consiglio Atlantico a Washington e dalla East Asia Foundation di Seoul ha insistito anche sul fatto che la spinta degli Stati Uniti verso una coalizione regionale contro la Cina potrebbe provocare una controreazione da parte di Pechino nel formare un’alleanza con Russia e Corea del Nord. “Gli Stati Uniti sono il nostro alleato principale mentre la Cina è il nostro partner strategico di cooperazione, pertanto, la nostra priorità va agli Stati Uniti, ma nel fare ciò abbiamo alcune preoccupazioni”.

Il Quad, è rimasto per anni nel limbo delle intenzioni, anche se gli ultimi sviluppi, come la crescente presenza della flotta militare cinese nell’Indo-Pacifico, farebbe intravvedere un’idea di fattibilità, si dovranno comunque attendere e osservare le prossime mosse per  fare una previsione affidabile a riguardo. Senz’altro, incideranno di molto gli interessi economici/scambi commerciali di alcuni paesi della regione Indo-Pacifico con la Cina sulla scelta di rendere operativa l’alleanza o sull’allargamento a nuovi membri.


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