La dottrina militare cinese dalla Guerra di Corea ad oggi


Uno studio dedicato da Francesco Morandi all’evoluzione della dottrina militare cinese nel corso dei decenni dalla Guerra di Corea ad oggi.


Il punto di partenza è sicuramente una evidentissima opera di ammodernamento su larga scala dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLA), che, proprio negli ultimi anni, è andata costantemente fortificandosi, specialmente pensando alle riforme estensive iniziate nel biennio 2015-2016, attualmente ancora in corso.

Sicuramente gli aspetti che maggiormente risaltano, allorquando si parla di opera di modernizzazione, riguardano l’acquisizione dei sistemi e svecchiamento delle dotazioni, nonché il lancio di programmi complessi e onerosi, come per esempio quello relativo le portaerei, con un primo vascello consegnato alla Marina del PLA nel 2012, un secondo, appartenente della medesima classe, consegnato nel 2019 ed una terza portaerei attualmente in fase di costruzione. Si tratta di una serie di sviluppi senza dubbio molto netti e rimarchevoli che riguardano una pletora di settori.

L’articolo in questione, tuttavia, si concentra su degli aspetti che riguardano in special modo, non tanto la modernizzazione dello strumento militare della Repubblica Popolare Cinese, quanto piuttosto l’evoluzione dottrinale ed organizzativa propria del PLA. Un aspetto che è bene mettere in evidenza riguarda l’attività di modernizzazione, un processo di sicura lunga durata.

Un processo di riforma ultra-quarantennale

Gli sviluppi osservabili oggi sono in realtà il frutto di un processo quasi quarantennale, iniziato tra la seconda metà degli anni 80 e l’inizio degli anni 90, ed ha come obiettivi futuri quelli sostanzialmente delineati dal Presidente Xi Jinping in occasione del 19mo Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese del 2017.

In via generale, sono stati indicati diversi obiettivi, ovverosia: per il 2020 è prevista una sostanziale meccanizzazione delle Forze Armate, e sono posti quali obiettivi fondamentali il conseguimento di progressi nell’informatizzazione unitamente ad un significativo potenziamento delle capacità strategiche. Quindi, si pone l’attenzione su un primo aspetto che di fatto è iniziato tempo addietro, e sulla centralità delle moderne tecnologie di informazione e comunicazione.

Entro il 2035 è previsto il completamento del processo di modernizzazione con riferimento alla struttura, al personale ed agli armamenti ed infine, entro la metà del 21mo secolo e più specificamente entro il 2049, anno che rappresenterebbe il centenario dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese, è prevista la trasformazione del PLA in una Forza Armata di prima classe con capacità di intervento a livello mondiale in teatri operativi anche molto distanti dalla madrepatria.

La “Nuova Era” e la “Grande Strategia”

Nonostante l’attenzione in questi ultimi anni riservata alla “Nuova Era” di Xi Jinping, in verità l’attività di rinnovamento propria della dottrina militare cinese è definita come un “processo di lunga durata”. I risultati oggi apprezzabili sono in realtà il frutto di un processo con dimensione temporale molto più estesa. Innanzitutto, rifacendosi alla definizione data da Posen nel 1984 alla questione, per dottrina militare si intende la componente della Grande Strategia che riguarda l’utilizzo ad ampio spettro dello strumento militare.

La Grande Strategia, sempre rifacendosi alla definizione data dal Posen, è la rappresentazione all’interno della teoria di uno Stato, di una catena politico-militare esistente tra mezzi e fini concepita per garantire al predetto Stato la propria sicurezza, includendo una spiegazione sul perché tale strategia dovrebbe essere funzionale. Una Grande Strategia include potenziali e probabili minacce alla sicurezza dello Stato e propone, al fine di fronteggiarle, risposte di tipo politico, economico e militare. Pertanto, la Grande Strategia è soprattutto un collegamento tra mezzi e fini e si esplica nel modo in cui determinati strumenti, militari, economici, politici e culturali, possano essere impiegati efficacemente per il raggiungimento di tale fine.

La dottrina militare è la componente della Grande Strategia che si concentra sullo strumento militare e, in particolare, stabilisce quali mezzi e in quale modo essi debbano essere impiegati per far fronte alle suddette minacce portate alla sicurezza dello Stato. In generale, si tratta di un impiego dello strumento militare ad ampio spettro che non necessariamente riguarda aspetti strettamente bellici.

La dottrina militare nel contesto cinese corrisponde alle cosiddette “linee-guida strategico-militari”, vale a dire le linee guida che sono formalmente approvate dalla Commissione Militare Centrale che definiscono come il PLA possa essere impiegato per promuovere gli obiettivi politici dello Stato. Le linee-guida strategico-militari cinesi sono caratterizzate da 4 componenti: in primis un avversario strategico, in secondo luogo una direzione strategica principale, quindi la provenienza geografica della minaccia, la forma del conflitto militare, cioè come è necessario prepararsi e combattere, ed infine le modalità necessarie ad EPL per prepararsi a combattere, Il cosiddetto “pensiero-guida”.

L’evoluzione delle linee-guida strategiche nel pensiero militare cinese

Dal 1949 sono state adottate 9 diverse dottrine militari anche se, in realtà, la prima linea-guida strategica fu promulgata ufficialmente solo nel 1956. Ciascuna di queste linee guida strategiche ha una propria denominazione.

La prima del 1956 era denominata “Difendere la Patria”, quella del 1960 “Resistere al nord, aprire al sud”, quella del 1964 “Attrarre il nemico in profondità”, quella del 1977 “Difesa attiva, attrarre il nemico in profondità”, quella del 1980 “Difesa Attiva”, quella del 1988 “Guerre e conflitti militari locali” quella del 1993 “Vincere le guerre locali in condizioni di alta tecnologia”, quella del 2004 “Vincere guerre locali in condizioni di informatizzazione” e per finire l’ultima del 2014, denominata “Vincere guerre locali informatizzate”.

Non tutte queste linee guida in realtà rappresentano cambiamenti fondamentali rispetto al passato. Alcune sono semplicemente un aggiornamento delle precedenti, mentre altre includono in esse dei “major changes“. Per stabilire quali di queste linee guida rappresentano dei “major changes“, si devono indivisuare tre indicatori fondamentali: la dottrina operativa, ossia la dottrina relativa l’impiego delle forze sul campo di battaglia con riferimento alla conduzione delle operazioni terrestri, i cambiamenti nella struttura nelle forze ed in ultimo ad un cambiamento di tipo addestrativo. Effettivamente, si nota che le linee guida sostanzialmente diverse da quelle precedenti sono sostanzialmente solo 3, quelle del 1956, del 1980 e del 1993. La dottrina militare attualmente in vigore si inserisce nel solco dell’innovazione presentata dalle linee guida dettate del 1993.

L’introduzione delle differenti dottrine trova giustificazione in base a due variabili essenziali, la prima è il cambiamento di modalità di conduzione della guerra, la seconda è l’unità del Partito. Affinché vi sia un cambiamento di modalità di conduzione deve esserci un’evoluzione delle forme della guerra, e, quindi, un cambiamento dettato dall’adozione di nuove e moderne tecnologie. La seconda variabile richiesta è l’unità del Partito. In Cina le Forze Armate sono un’emanazione del Partito ed operano sotto la sua direzione assoluta. Pertanto, l’introduzione di cambiamenti significativi nelle varie dottrine militari può concretizzarsi solo se alla base vi sia effettivamente tale unità. Se non vi è unità di Partito, i dirigenti militari semplicemente non possono proporre aggiornamenti o, nella peggiore delle ipotesi, modifiche radicali, in quanto qualunque proposta di modifica potrebbe potenzialmente essere strumentalizzata. Perché vi sia un cambiamento, considerando che esso è proposto ai militari, il Partito deve essere solido alla base.

Le lezioni apprese nella Guerra di Corea e gli Stati Uniti quale avversario strategico

La prima dottrina in assoluto a rappresentare una rottura con il passato fu quella proposta nel 1956, denominata “Difendere la patria”.
Questa revisione dottrinale è stata adottata a seguito del sostanziale cambiamento di conduzione della guerra determinato dal conflitto in Corea, alla quale la Cina aveva partecipato e che si è interrotto con l’armistizio del 1953.

Per il PLA, precedentemente impegnato nel contesto della Guerra Civile Cinese in operazioni di combattimento sostanzialmente legate a vecchi schemi operativi-dottrinali, la Guerra di Corea rappresentò un elemento di novità, sia per il nemico affrontato dotato di armamenti moderni e che adottava dottrine di impiego avanzate (gli Stati Uniti a capo di una coalizione ONU) e, soprattutto, per la sostanziale meccanizzazione richiesta dall’accelerazione delle operazioni a loro volta strettamente connesse al necessario coordinamento tra servizi e unità distinte. Dopo il 1949 vi fu una fase di sostanziale unità all’interno del Partito, situazione che consentì di procedere ad una revisione dottrinale.

Dalla Guerra di Corea in poi per la Cina l’avversario strategico per antonomasia è identificato negli Stati Uniti d’America. La Repubblica Popolare Cinese ha appena combattuto duramente contro gli Stati Uniti nella penisola coreana, pertanto, il nemico strategico è ancora sostanzialmente quello, e sarà destinato a rimanere sempre il medesimo ancora per un lungo periodo. Le principali minacce nell’ottica dei decisori militari cinesi possono provenire dal Nord-Est della Cina, ed esse si esplicano in un assalto anfibio su larga scala alle coste cinesi. Il pensiero guida, ossia le modalità con cui ci si deve preparare a combattere, constano in un mix tra difesa di posizione ed operazioni caratterizzate da alta mobilità di carattere offensivo. Questa è, dunque, la prima dottrina adottata nel 1956, la quale rimane sostanzialmente in uso, anche se con alcuni minori aggiornamenti degli anni successivi, fino al 1980, anno in realtà piuttosto cruciale ed in cui si concretizza una nuova dottrina, figlia di una minaccia anch’essa nuova.

La minaccia dell’Unione Sovietica

La dottrina militare approvata si focalizza sul concetto di “difesa attiva”. Il principale avversario della Cina, infatti, non sono più gli Stati Uniti d’America, ma l’Unione Sovietica. Le forme della guerra, nel frattempo, si sono evolute significativamente. Gli analisti cinesi prendono come modello la guerra arabo israeliana del 1973 e la brevissima guerra con il Vietnam del 1979.

La revisione della dottrina militare in realtà avviene solo nel 1980, perché fino a quell’anno non vi è una unità sufficiente nel Partito atta a favorire da parte dei militari lo sviluppo di concezioni dottrinali nuove. Queste nuove linee guida militari prevedono che l’avversario strategico sia l’Unione Sovietica e la direzione strategica principale venga rappresentata dai cosiddetti 3 nord: Il nordovest, il nord e il nordest. La forma prevista del conflitto militare è un attacco via terra con truppe aviotrasportate e mezzi corazzati, da arginarsi implementando una guerra di posizione a difesa della postazione. La terza dottrina che si pone in discontinuità con quelle passate è quella proposta nel 1993 “Vincere guerre locali in condizioni di alta tecnologia“.

La fine dell’Unione Sovietica, la Guerra del Golfo e le operazioni “jointness” nello Stretto di Formosa

Il contesto internazionale alla fine degli anni ottanta muta significativamente con la fine dell’Unione Sovietica e con la fine del multipolarismo. Mutano anche le forme della guerra e, proprio in questo senso, un passaggio fondamentale è rappresentato dalla Guerra del Golfo del 1990-1991, con la rapida disfatta irachena che determina nei Cinesi il pensiero secondo cui le nuove tecnologie siano effettivamente centrali e strategiche per la conduzione delle guerre. Tutto ciò è posto alla base di una nuova rivoluzione dottrinale, prodotta successivamente alla famosa ispezione di Deng Xiaoping nelle regioni meridionali.

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Gli aspetti fondamentali della dottrina in questione sono tutt’ora implementati e si notano subito delle sostanziali differenze con il passato. Innanzitutto, la presenza di molteplici avversari, una direzione strategica principale incentrato sul controllo dello stretto di Formosa, soprattutto a seguito delle tensioni significative con Taiwan del 1995 e 1996, una forma del conflitto militare che prevede operazioni da eseguire in ambiente altamente tecnologico, con un modus operandi incentrato sulle operazioni congiunte. Parallelamente all’evoluzione delle linee guida strategiche, si ha anche un’evoluzione della dottrina operativa e delle modalità di impiego. Per le operazioni congiunte si prevedeva che nel corso di una guerra i diversi servizi inseriti all’interno delle forze armate cinesi dovessero operare contestualmente in un medesimo teatro ma con catene di comando sostanzialmente separate.

Negli anni novanta del passato secolo l’accelerazione dei tempi rende necessario ripensare a queste modalità operative, con Forze Armate integrate che operano congiuntamente secondo il principio della “jointness” che richiede perciò la sostanziale comunanza della catena di comando. Quella adottata nel 1993 è pertanto la dottrina che ancora oggi definisce il quadro dottrinale militare cinese, anche contando i perfezionamenti del 2004 e del 2014. In entrambi i casi, particolare enfasi è posta nelle tecnologie di comunicazione e informazione.

Il Libro Bianco di Pechino

In quella del 2014, tuttavia l’informatizzazione del conflitto non è un elemento che fa da sfondo ad uno scenario più ampio, quanto piuttosto il perno vero e proprio attorno al quale è stata costruita la dottrina. Non si parla in realtà di guerre in condizioni di informatizzazione ma di guerre locali informatizzate. Nonostante quelle del 2014 sembrano essere le linee guida strategiche effettivamente implementate ad oggi, le nuove linee guida strategico militari sono state introdotte nel 2019 ed inserite all’interno del Libro Bianco sulla difesa nazionale del medesimo anno, nel quale è presentata ufficialmente la politica di difesa cinese.

Il Libro Bianco è un documento pubblico con il quale le Forze Armate Cinesi presentano la versione ufficiale della dottrina militare ed è di fatto un ottimo strumento per poter compiere operazioni di signaling, ossia indicare tutto ciò che è su di esso presentato e pensato per una platea internazionale. La circostanza che siano state presentate nuove linee guida strategiche determina che la dottrina militare sia in evoluzione, anche se la direzione di questi sviluppi risulta essere ancora di difficile comprensione. Sicuramente, ciò che maggiormente incuriosisce è che le nuove linee guida strategiche non menzionino più conflitti di natura locale. Queste considerazioni sulla natura dei conflitti sono proprie delle dottrine militari precedenti, ma apparentemente non sono riprese nelle nuove linee guida strategiche. Questo suggerisce, forse, dei cambiamenti maggiormente significativi. In realtà, sicuramente, gli sviluppi più recenti della dottrina militare cinese evidenziano nuovi ambiti operativi, come dichiarato espressamente dal Libro Bianco del 2015. Tale documento identifica con chiarezza i nuovi ambiti di sicurezza di importanza cruciale per la politica cinese.

Ambiti di sicurezza marittima, cibernetica ed extra atmosferica

L’ambito marittimo ha acquisito importanza crescente per le Forze Armate Cinesi a partire dagli anni ottanta del passato secolo. Gli spazi marittimi erano inizialmente considerati come secondari e ciò era ampiamente sottolineato dall’attitudine alle operazioni belliche prettamente continentale della Repubblica Popolare Cinese, mentre diventano estremamente importanti successivamente, pensando, soprattutto, ad uno scenario di conflitto che interessi lo stretto di Formosa. Quello che si è verificato negli ultimi anni è una transizione da operazioni di difesa nei mari vicini, ricompresi all’interno della cosiddetta prima catena di isole, ai cosiddetti mari lontani, ossia quegli spazi marittimi al di là dell’Asia orientale e sempre più globali. La Marina del PLA, pertanto, è pesantemente impegnata in questo grande processo di transizione, dalla protezione di mari vicini alla proiezione di potenza nei mari lontani. Sostanzialmente si assiste ad un gigantesco ampliamento del perimetro marittimo operativo.

Questo ampliamento operativo è dettato in realtà da finalità prettamente pratiche tra cui la salvaguardia delle rotte di approvvigionamento strategico assolutamente vitali per il sostentamento economico ed industriale della Repubblica Popolare Cinese. Il secondo aspetto è costituito dallo spazio cibernetico. Nel contesto di guerra informatizzata il controllo dello spazio cibernetico è fondamentale, ma la PRC percepisce una propria cronica inferiorità in questo ambito rispetto alle potenze maggiormente avanzate. Questo nuovo ambito è un settore in cui la PRC è svantaggiata a scapito dell’egemonia statunitense nello spazio cibernetico. Al tempo stesso però, pur in presenza dell’egemonia statunitense, gli analisti cinesi pensano che possa essere possibile, tuttavia, usare lo spazio cyber per operazioni asimmetriche. Il controllo monopolistico statunitense delle tecnologie in questione pone effettivamente in condizione di svantaggio la PRC, ma, pur in condizioni di globale svantaggio, potrebbe essere possibile raggiungere localmente una superiorità sull’avversario statunitense, sfruttando appunto l’asimmetria e ponendo il nemico egemonicamente in vantaggio, in condizione di locale svantaggio.

Lo spazio cibernetico può essere usato solo a patto di conquistare localmente una superiorità che induca l’avversario più forte in una posizione di debolezza. Altro elemento particolarmente interessante è la concezione cinese dello spazio cibernetico come entità multidimensionale e integrata nell’ampio spettro sia per i suoi utilizzi militari sia però anche per i suoi utilizzi politici. Qui si parla di “soft power”. Pertanto, la risposta cinese è sia militare ma anche comunicativa, e si manifesta tramite la conquista di spazi di dibattito pubblico in occidente. Un secondo aspetto importante è sicuramente, poi, la diversificazione delle missioni del PLA. La dottrina militare in realtà riguarda l’applicazione dello strumento militare a difesa degli interessi nazionali, anche non specificatamente riguardanti l’ambito bellico. Secondo gli analisti cinesi, l’integrazione internazionale e la vulnerabilità della PRC, a fronte di sviluppi che possono interessare aree particolarmente lontane rispetto alla madrepatria, ha portato complessivamente ad una revisione di questi aspetti.

La svolta cinese

Alle minacce tradizionali, si affiancano ora minacce non tradizionali ed asimmetriche. Queste ultime possono concretizzarsi in eventi terroristici, epidemie, terremoti, e tale pletora di minacce portate da attori non “statali” richiede una diversificazione complessiva delle modalità di impiego dello strumento militare. Per la prima volta è introdotto nella dottrina militare cinese il concetto di operazioni militari non belliche, che in realtà riprende direttamente il concetto americano di “military operations other than war”.

Sostenuto soprattutto dalla dirigenza civile, almeno inizialmente, dal 2011 anche i militari si convincono della validità della formula, specialmente a partire dagli sviluppi propri dello scenario libico del 2011. In Libia all’epoca si trovavano 36 mila lavoratori cinesi e con l’inizio della guerra civile, per la Cina si pose la scomoda necessità di evacuare i suoi civili dal teatro nord africano. Questa situazione evidenza il problema di una minaccia non tradizionale, rispetto alla quale il PLA era sostanzialmente impreparato.

Nel 2013 è stato pubblicato un ulteriore Libro Bianco sul impiego diversificato delle Forze Armate Cinesi. In tale documento è prevista una duplice diversificazione delle missioni, all’interno del Paese, svolgendo operazioni a sostegno del Partito “Stato”, ed all’esterno, ponendo molta enfasi ad operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite. Di fatto, in base a queste linee guida, il maggior contributore militare tra i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è divenuta proprio la PRC; esempio di questa svolta “cinese” è rappresentato dalle operazioni di sicurezza marittima nel golfo di Aden, atte al contrasto della pirateria internazionale.

Fonti: Dossi, On the Asymmetric Advantages of Cyberwarfare. Western Literature and the Chinese Journal Guofang Keji, 2020; Dossi, Upholding the Correct Political Direction’. The PLA Reform and Civil-Military Relations in Xi Jinping’s China, 2018; Fravel, Shifts in Warfare and Party Unity. Explaining China’s Changes in Military Strategy, 2018, Lezione del professor Stefano Dossi su Geopolitica.info


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