Biden sceglie il Generale Austin per la Difesa, le preoccupazioni degli esperti e del Congresso


Il Presidente-eletto Joe Biden ha scelto per il ruolo decisivo di Segretario della Difesa la figura del Generale Austin in pensione dal 2016 che diventerebbe quindi il primo afroamericano a ricoprire tale prestigioso ruolo.

Il problema è che per legge non potrebbe farlo e serve l’aiuto del Congresso, sempre più preoccupato del declino del controllo civile sul Dipartimento.

Se da un lato l’iniziativa ha ricevuto ampi consensi in virtù del progetto di Biden di formare un esecutivo in grado di “avvicinare” tutti i cittadini degli Stati Uniti alcuni esperti, molto vicini alla politica interna del Pentagono, hanno mostrato qualche preoccupazione.

Il problema nasce non per la figura di Austin, militare decorato con la Silver Star e ampiamente rispettato, ma per il fatto che al vertice del Dipartimento della Difesa verrebbe assegnato un altro Generale in pensione.

La legge

La legislazione statunitense, secondo il National Security Act del 1947 e il recente 2008 National Defense Authorization Act, richiede che chi riveste il ruolo di Segretario della Difesa (SecDef) deve aver lasciato il servizio attivo da almeno sette anni (originariamente erano dieci).

Questo per evitare che il ruolo del SecDef diventi troppo militarizzato e influenzabile dagli alti ufficiali delle Forze Armate svilendo o limitando il controllo civile sull’intero apparato.

Una prima eccezione venne fatta nel 1950 con il Generale Marshall grazie all’intervento del Congresso. Marshall era infatti uno dei pochissimi militari a ricevere il grado di General of the Army (cinque stelle) che secondo il “regolamento” dell’Esercito non ha “fine”, si rimane in servizio a vita.

Il Congresso si riservò di sottolineare che la nomina di un Generale doveva essere interpretata come assoluta eccezionalità e che successivamente non sarebbero stati approvati ulteriori casi simili.

La regola venne mantenuta dagli anni 50′ fino alla nomina del General Mattis “Mad Dog” da parte del Presidente Donald Trump nel 2017.

Il Generale dei Marines era infatti andato in pensione nel 2013 e avrebbe dovuto aspettare il 2019 per diventare SecDef. Anche in questo caso la questione è passata per il Congresso che ha approvato la nomina dopo circa 70 anni da Marshall.

Anche per il Generale Austin è necessario bypassare il limite dei sette anni chiedendo che il Congresso autorizzi a soli quattro anni dall’ultima volta la nomina di un militare appena “pensionato” al vertice del Dipartimento.

I due Generali si sono peraltro già incrociati nel passaggio di consegne al comando dell’U.S. Joint Forces Command quando Austin ha rilevato Mattis che è poi andato in pensione.

Il Congresso

Il Pentagono, gestisce annualmente 721 miliardi di dollari, 732.079 civili, 1.300.000 militari e 825.000 uomini della Guardia Nazionale, si regge su un delicato equilibrio tra l’amministrazione civile a la gerarchia militare ed eventuali attriti non farebbero altro che indebolire la capacità del Dipartimento di muovere questa impressionante “macchina da guerra”.

Le posizioni di alcuni membri del Congresso sono già chiare come quella del Senatore democratico Jack Reed che ha affermato che una nomina del genere può essere approvata “una sola volta a generazione” oppure la democratica Kirsten Gillibrand che aveva votato contrario anche alla nomina di Mattis. Dello stesso avviso anche il Senatore democratico Richard Blumenthal così come il “collega” Jon Tester.

Ancora più netto il senatore repubblicano Whip John Thune: “è un’eccezione non una regola”.

Il Presidente-eletto Biden ha risposto a queste “critiche” affermando che è vero che si tratta di una “violazione” ma le qualità di Austin possono superare il potenziale pericolo di mettere in difficoltà il bilanciamento tra civile e militare del Dipartimento.

Immagine di copertina: Vice President Joe Biden talks with United States Forces Iraq commander, Gen. Lloyd J. Austin III, and Command Sgt. Maj. Earl Rice of the 18th Airborne Corps, after unveiling the Medal of Commitment. Dec. 1, 2011, marks Iraq’s Day of Commitment. The ceremony hosted by the Iraqi government at Al Faw Palace, in Baghdad, Iraq would be the last of it’s kind as U.S. forces continue to draw out of Iraq. U.S. Vice President Joe Biden, took the opportunity to thank U.S. and Iraqi service members for all of their sacrifices that led to the end of an almost decade long war. U.S. Forces Iraq Photo by Staff Sgt. Caleb Barrieau – Related Photos: dvidshub.net/r/lkwyj2


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