Consegnato il terzo Scorpène alla Marina indiana


Il cantiere navale Mazagaon Dock Limited (MDL) ha ufficialmente consegnato alla Marina indiana il terzo battello dei sei della classe Kalvari basati sugli Scorpène francesi.

L’INS Karanj è stato varato a fine gennaio 2018 ed ha completato un periodo di circa due anni di prove in mare prima della consegna.

La costruzione dei sei sottomarini, conosciuta anche come Progetto 75, ha accumulato nel corso del tempo un ritardo di circa cinque anni.

A giugno 2019 la Marina indiana ha rifiutata la consegna della seconda unità, INS Khanderi, poiché secondo il Ministero della Difesa durante le prove in mare il rumore prodotto da motori ed eliche erano superiore al previsto assieme ad altri 35 difetti.

Nel frattempo la Cina ha in programma di costruire un cantiere navale dove concentrare la produzione dei sottomarini AIP (Air Independent Propulsion) di produzione nazionale mentre l’India ha necessità di ricorrere ancora all’aiuto esterno francese oppure russo.

Nuovi programmi

Recentemente l’India ha dato il via ad un nuovo programma (75I) per dotarsi di sei sommergibili diesel elettrici con propulsione AIP. Come descritto nel nostro precedente articolo cinque aziende si contenderanno il programma:

  • Daewoo (Sud Corea) – KSS III
  • Navantia (Spagna) – S80 Plus
  • Naval Group (Francia) – Scorpene 2000
  • Rubin Design Bureau (Russia) – Amur 1650
  • ThyssenKrupp Marine System TKMS (Germania) – U214

Questa volta però è il “Made in India” a fare da padrone. Verrà dunque dato molto peso alle aziende che assicureranno un maggior ritorno in termini di know how e trasferimento di tecnologie. E qui è il problema: l’S80 Plus è il prodotto di ritardi decennali, lo Scorpene rischia di portarsi appresso una brutta nomea per i mancati accordi, l’Amur è solo sulla carta, il KSS III deve ancora entrare in servizio mentre l’unico che sembra aver ottime carte da giocare è l’U214 della TKMS (15 esemplari già in servizio in quattro marine diverse).

Risulterà fondamentale per le aziende in gara intercettare i desideri della classe dirigente indiana. In più bisogna soddisfare le esigenze della industrie indiane del settore che all’alba del “Made in India” avevano prospettive molto positive salvo poi arrivare ai giorni nostri con una cronica mancanza di ordini.

Se non bastasse tutto questo l’India sta sviluppando ben due diverse classi di sottomarini balistici nucleari, siamo a un totale 3 classi per una stessa missione.

I programmi di lungo termine della Marina parlano di: 18 sottomarini d’attacco diesel elettrici, 6 d’attacco nucleare e 4 balistici. Difficile rimanere in linea con questi numeri se i contratti sono ancora in divenire e quelli in costruzione accumulano pesanti ritardi. Intanto la vicina Cina ma anche il Pakistan che non è da sottovalutare si sono rimboccati la maniche.


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