Biden chiede 715 miliardi di dollari per il Pentagono, Cina e Russia nel mirino


Il 46° Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha richiesto per l’Anno Fiscale 2022 uno stanziamento di 715 miliardi di dollari da destinare al Dipartimento della Difesa che sale a 753 miliardi includendo le spese per i programmi nazionali di difesa.

L’aumento del budget a disposizione del Pentagono, rispetto allo scorso anno, è quantificato in circa 11,3 miliardi di dollari pari all’1,6% in più.

Le risorsesi legge nel documento pubblicato dalla Casa Biancaserviranno per difendere l’America e dissuadere gli avversari […] conservare la superiorità tecnologica […] combattere le insidie del 21° Secolo come il cambiamento climatico “.

Sono diversi i punti a cui il nuovo budget dovrà rispondere al fine di raggiungere gli ambiziosi obiettivi previsti:

  • Dissuadere la Cina: il paese asiatico rappresenta la principale minaccia per il Dipartimento della Difesa insieme all’atteggiamento destabilizzante della Russia
  • Supportare lo sviluppo e la ricerca della Difesa
  • Ottimizzare la cantieristica statunitense: mantenere il potere navale
  • Ammodernare il deterrente nucleare
  • Investire in capacità a lungo raggio: la sicurezza della nazione richiede un mix di capacità di attacco a lungo raggio che siano forti, sostenibili e responsive
  • Assicurare la prontezza delle forze
  • Promuovere la resilienza climatica e l’efficientamento energetico: è importante che le installazioni militari siano resilienti ai cambiamenti climatici
  • Contrastare gli emergenti pericoli biologici: supportare il contrasto dei rischi biologici in cooperazione con i partner internazionali
  • Adempiere all’impegno dell’America nei confronti delle famiglia dei militari: priorizzare i programmi a supporto delle famiglie dei militari
  • Reindirizzare le risorse verso programmi ad alta priorità: la discrezionalità supporta il programma del DOD di spostare i fondi dai sistemi legacy (obsoleti) a programmi da bassa ad alta priorità

Il computo totale di 753 miliardi di dollari comprende i fondi da destinare ad altri Dipartimenti ed Agenzie tra cui il Dipartimento dell’Energia per il mantenimento e l’aggiornamento del deterrente nucleare e la Maritime Administration.

OCO o “Fondi di Guerra”

Una novità abbastanza importante arriva dal famoso e corposo fondo Overseas Contingency Operations (OCO) che secondo l’Amministrazione Biden dovrà essere abolito per passare ad una gestione diretta dei fondi da destinare alle operazioni militari.

L’ultimo OCO approvato, Anno Fiscale 2019, consisteva in 69 miliardi di dollari ripartiti in 46,3 miliardi per l’Operazione Freedom’s Sentinel, 15,3 miliardi di dollari per l’Operazione Inherent Resolve, 6,5 miliardi per l’European Deterrence Initiative (EDI) ed infine 900 milioni per la cooperazione.

Questi fondi sono gestiti dal Dipartimento della Difesa e da quello di Stato come supplemento a quelli già destinati.

L’OCO è nato in seguito degli attacchi dell’11 settembre per fornire alle Forze Armate statunitensi la possibilità di finanziare nel più breve tempo possibile operazioni militari contro il terrorismo (Global War on Terrorism) la cui durata e spesa non erano facilmente stabilibili.

Il fondo è stato parzialmente riformato dal Presidente Obama ma è ancora definito un “fondo nero” oppure, come affermato dal Segretario per la Difesa Ash Carter, una “strada verso il nulla”.

Il problema sostanziale è che con l’OCO sono finanziate operazioni che si protraggono ormai da decine di anni che non possono essere considerate più come “temporanee” o “emergenziali”.

Alcuni esperti statunitensi hanno però in passato criticato la possibile cancellazione del fondo affermando che sarebbe più opportuno riformarlo dato che la creazione di un altro “sistema” di finanziamento non è detto che centri l’obiettivo di rendere le spese più efficienti.

Immagine di copertina: President Joe Biden delivers remarks to Department of Defense personnel, with Vice President Kamala Harris and Secretary of Defense Lloyd J. Austin III, the Pentagon, Washington, D.C., Feb. 10, 2021. (DoD photo by Lisa Ferdinando)


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