I nuovi satelliti da osservazione CSO


A fine dicembre 2020 è stato immesso in orbita il secondo satellite da osservazione CSO-2 (Composante Spatiale Optique), frutto della collaborazione tra Francia, Germania e Belgio. Il satellite è stato lanciato con un razzo russo Soyouz dal Centro spaziale della Guyana Francese.

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I nuovi satelliti CSO prenderanno il posto dei più risalenti Helios 2, le cui prime versioni entrarono in servizio nel corso degli anni novanta del passato secolo.

Il Belgio ha siglato un accordo di cooperazione con la Francia nel 2017 e partecipa a questo programma con un investimento di circa 100 milioni di euro (pari circa al 10% del programma). Anche la Germania e, in misura minore, la Svezia partecipano al progetto CSO-2.

Orbite diverse per i tre satelliti CSO

I tre satelliti saranno posti ad orbite diverse; il primo è stato immesso in servizio ad un’altezza di 800 km, mentre il secondo satellite è stato posto in orbita all’altezza di 480 km; anche il terzo esemplare opererà a 800 km di altezza.

Operativo da quasi due anni, il satellite CSO-1, collocato in un’orbita di 800 km per la missione di ricognizione, dimostra le sue prestazioni quotidiane offrendo la possibilità di trattare un maggior numero di obiettivi di interesse.

Caratteristiche del CSO-2

Dedicato alla missione di identificazione, il satellite CSO-2 è stato posizionato ad un’orbita inferiore, ad un’altitudine di 480 km, per offrire una migliore risoluzione. Grazie alle sue prestazioni, gli utenti delle forze armate saranno in grado, ad esempio, di identificare l’uso di un veicolo leggero in un ambiente urbano e persino determinare la presenza di armamenti a bordo. Ciò fornirà un maggiore livello di dettaglio, che è una risorsa significativa per le attività di intelligence.

Il CSO-2 può combinare più sensori (colore/infrarosso/pancromatico) contemporaneamente per scattare foto stereoscopiche (3D) uniche. Ha un peso di circa 3,5 tonnellate e la vita operativa prevista è di dieci anni.

L’arrivo del CSO-3, che sarà posizionato a 800 km dalla Terra per completare la missione di ricognizione, aumenterà la frequenza delle aree di tiro di interesse. In particolare, i tre satelliti potranno acquisire più di 800 immagini al giorno. Ciò fornirà ai militari un sistema completo all’avanguardia dell’imaging spaziale.

I satelliti CSO si collegano ogni 90 minuti con la stazione a terra presso la stazione polare svedese di Kiruna.

Il programma MUSIS

Il programma CSO, sviluppato nell’ambito di un quadro nazionale nell’ambito del Sistema multinazionale di imaging spaziale (MUSIS), è risolutamente aperto ai partenariati europei attraverso accordi bilaterali: Germania, Svezia, Belgio e Italia hanno già aderito alla comunità CSO attraverso accordi di cooperazione.

Il costo totale della realizzazione del programma MUSIS è di 1,8 miliardi di euro ripartiti tra i vari Paesi che vi collaborano.

Sull’argomento leggi anche https://www.aresdifesa.it/2020/12/30/in-orbita-il-satellite-militare-francese-cso-2/

Immagine: CNES


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